Intervista alla presidente della commissione parlamentare di vigilanza sul sistema bancario: i rumors sulla posizione dell’ad di Rocca Salimbeni non sono segnali positivi, sia per il rilancio della banca sia per gli stessi azionisti. Serve più fiducia verso i manager, ora occhi aperti sul piano industriale. L’audizione di Franco? Non si parlerà solo di Siena…

La testa che potrebbe cadere è di quelle che pesano. Guido Bastianini, dal maggio 2020 alla guida del Monte dei Paschi, potrebbe presto lasciare il timone della banca più antica del mondo. Ma anche la più discussa, tra scandali, morti sospette e nozze sfumate e nazionalizzazioni lampo. Al Tesoro, azionista di controllo di Rocca Salimbeni con una quota del 64%, ma forse anche a Palazzo Chigi ormai la decisione sembra presa.

A Siena il gong è suonato, è tempo di discontinuità, in altre parole di un nuovo manager. L’ex ad di Bper, Alessandro Vandelli, sarebbe il candidato favorito dal Tesoro a sostituire Bastianini, ma in lizza ci sono anche l’ex ad di Ubi, Victor Massiah, l’ex numero uno di Creval, Luigi Lovaglio e Marina Natale, ceo di Amco, la società del Mef su cui dovrebbero essere scaricate le sofferenze di Mps, per girare la parte sana e ripulita anche dai costi legali alla banca (o alle banche) che decideranno di entrare nel capitale una volta che il Tesoro avrà messo nero su bianco il suo disimpegno, pattuito con l’Europa.

La Borsa sembra comunque condividere la decisione del Mef, oggi il titolo ha allungato fin dalle prime battute oltre il 2%. I mercati sembrano intravedere nel cambio della guardia una possibile accelerazione verso quelle nozze tanto cercate e non ancora portate a casa. Unicredit, arrivata a pochi metri dalla meta, dopo il flop delle trattative a novembre è sparita dai radar. Ma questo non vuol dire che la partita sia chiusa.

Di sicuro chi non sono d’accordo sono i partiti, Lega e M5S su tutti, ma anche Pd e Leu. D’altronde, c’erano Giuseppe Conte premier e Roberto Gualtieri ministro dell’Economia, quando Bastianini fu messo a capo del Monte dei Paschi. Bastianini, è il succo, non si tocca. E che Mps sia, ancora, una patata bollente, lo prova il fatto che il prossimo 15 febbraio lo stesso titolare di via XX Settembre, Daniele Franco, verrà audito dalla commissione di vigilanza sulle banche, presieduta da Carla Ruocco, con la quale Formiche.net ha parlato.

“Ritengo che una buona corporate governance sia il fattore decisivo per il rilancio della banca che, purtroppo, nel passato si è contraddistinta per errori di gestione macroscopici che hanno necessitato l’intervento a più riprese dello Stato, financo a diventarne l’azionista di controllo”, premette Ruocco.

Detto questo, “i recenti rumors sulla posizione dell’amministratore delegato non sono segnali positivi e per il rilancio della banca e per gli stessi azionisti. La riunione del consiglio, programmata per il 7 febbraio 2022, per l’approvazione dei risultati di bilancio al 2021 è sicuramente una tappa fondamentale nella valutazione da parte degli azionisti del management. Come Commissione monitoreremo gli eventi societari e senza dubbio ritengo necessario un clima di fiducia fra azionisti e organi di vertice della banca per agevolare la trattativa in corso con la Commissione Europea e il necessario fund raising sul mercato”.

Quanto all’imminente convocazione del ministro Franco, per riferire sui movimenti intorno e dentro Mps, “avrà ad oggetto le strategie pianificate dal ministero per l’adeguata valorizzazione delle varie partecipate di Stato nel settore bancario, tra cui rientrano Mps, Cassa Depositi e Prestiti, Banca Popolare di Bari, Mediocredito Centrale, Invitalia, Sace e Amco”, anticipa Ruocco. “In tale ambito, la questione Mps è di fondamentale importanza. Di certo, vedo significative sinergie nonché la possibilità di generare valore per lo Stato, anche nella gestione di nuove posizioni Npe (Non performing exposures, ndr), nel rafforzamento dell’attività di indirizzo da parte dell’azionista di controllo”.

L’esponente pentastellata allarga poi lo spettro al risiko bancario, che in Italia, dopo il caso Carige, ha ripreso vigore. “Sono mesi che sottolineo la necessità di avere una strategia e una visione di sistema delle varie partecipate di Stato nel settore bancario. Credo che banca Mps possa interessare ad altri player nazionali, anche di media dimensione, con l’obiettivo di creare una banca di respiro nazionale in grado di competere con Intesa SanPaolo ed Unicredit”.

Tuttavia, ha chiarito Ruocco, “per la nascita del terzo polo occorre però il necessario supporto dell’azionista pubblico che, coinvolgendo investitori privati nazionali, veda nel tempo la presenza dello Stato ridursi ad un ruolo di investitore istituzionale di minoranza. Niente svendite, adeguata valorizzazione e generazione di valore per lo Stato”.

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