Armi letali dall’Europa, aerei da combattimento compresi. Borrell e von der Leyen annunciano una decisone storica per difendere Kiev dall’aggressione di Putin. Ecco come si stanno schierando i paesi che aderiscono a Unione europea e Nato

L’Unione Europea potrebbe finanziare l’acquisto e la consegna di armi all’Ucraina per un valore di 500 milioni di dollari. È la prima volta, nella storia delle istituzioni comunitarie, che vengono inviate armi a un paese sotto attacco. Tra queste dovrebbero esserci anche assetti pesanti come jet da combattimento, ha detto il capo della politica estera Ue, Josep Borrell, che ha parlato in conferenza stampa rispondendo alle richieste di aiuto dell’ucraino Dmitry Kuleba.

La decisone — che anticipa un primo negoziato per la tregua organizzato in Bielorussia —  spazza via tabù politici che durano da anni ed è mossa dall’immotivata campagna militare lanciata da Vladimir Putin contro l’Ucraina. Un’invasione che procede a rilento sia per il valore dimostrato dai militari di Kiev sia perché i comandanti russi sembrano aver preso per ora decisioni tattiche non giuste. Le nuove armi inviate dall’Europa potrebbero complicare ancora l’operazione di Mosca — e questo, dato che Putin puntava a una vittoria rapida, si porterà dietro una reazione.

Il nuovo programma, che sarà finanziato attraverso il Fondo europeo per la pace, è stato annunciato domenica 27 febbraio insieme a nuove sanzioni sugli aerei russi, sui media di stato e sull’economia bielorussa.

Per il momento non sono stati forniti ulteriori dettagli sull’invio di aerei all’Ucraina, ma secondo le richieste di Kuleba dovrebbero essere mezzi che i piloti ucraini sanno guidare, cioè prodotti di fabbricazione russa come Mig o Sukhoi (voci non confermate parlano di Mig29 dalla Polonia, Slovacchia e Bulgaria). “Proporrò oggi di utilizzare il Fondo europeo per la pace per due misure di assistenza di emergenza: per finanziare la fornitura di materiale letale all’esercito ucraino, così come il carburante urgentemente necessario, l’equipaggiamento protettivo e le forniture mediche”, ha annunciato Borrell.

“La leadership del presidente [Volodymyr] Zelensky e il suo coraggio, e la resilienza del popolo ucraino, sono eccezionali e impressionanti. Sono un’ispirazione per tutti noi”, aveva detto poche ore prima la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, definendo la nuova politica sui finanziamenti di armi come un “momento di svolta”. Si tratta di una decisone in linea con la volontà di spostare l’azione di Bruxelles su un piano più strategico annunciata sin dall’inizio del lavoro dell’attuale Commissione.

La notizia è stata accolta con celebrazioni sui canali ufficiali ucraini di Telegram, che l’hanno propagandata come un altro segno che il mondo occidentale è unito contro l’aggressione di Putin.

I singoli stati membri stanno inoltre prendendo misure dirette per fornire all’Ucraina aiuti militari e assistenza umanitaria. Su tutti la Germania, che era stata bersagliata con intense critiche per aver rifiutato di esportare armi all’Ucraina — e di averlo vietato a Pesi terzi di cui è fornitrice — durante le fasi dell’ammassamento di truppe russe sui confini ucraini, ha invertito la sua posizione e ha annunciato che avrebbe inviato a Kiev 1.000 missili anticarro e 500 missili Stinger (missili anti-aereo portatili).

La Svezia, un membro dell’Ue che non è nella Nato e che davanti all’aggressione putiniana sta rivedendo la sua posizione storica – caposaldo dell’architettura di sicurezza europea per come la conosciamo – invierà 5.000 armi anticarro, 5.000 elmetti, 5.000 scudi e 135.000 razioni da campo e 50 milioni di dollari di finanziamenti direttamente all’esercito ucraino.

Il Belgio sta inviando altre 3.000 mitragliatrici e 200 lanciagranate anticarro, secondo quanto twittato da Zelensky. L’Ungheria ha detto che non fornirà armi all’Ucraina, ma si è impegnata a inviare 100.000 litri di carburante e 28 tonnellate di cibo, secondo le autorità ucraine.

La Nato ha annunciato che Belgio, Canada, Repubblica Ceca, Estonia, Francia, Germania, Grecia, Lettonia, Lituania, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Romania, Slovacchia, Slovenia, Regno Unito e Stati Uniti “hanno già inviato o stanno approvando consegne significative di attrezzature militari all’Ucraina”. Per l’Italia, si deciderà tutto nel consiglio dei ministri di domani.

La scelta europea di inviare armi letali a un paese extra-Ue è sotto attacco segnala che Bruxelles si muove verso una maggiore integrazione su questioni come le politiche sulla Difesa, dimostrando una volontà di acquisire una sovranità strategica che finora si è vista in modo così compatto solo sulla risposta economico-finanziaria alla pandemia. Se il Covid ha portato al Next Generation Eu, il primo piano di condivisione del debito, l’invasione ucraina sta spazzando via decenni di tentennamenti nel campo della difesa comune.

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