Abu Dhabi si espande verso oriente, l’India aggancia un partner importantissimo sotto il profilo commerciale (anche energetico). L’accordo Cepa tra i due Paesi segna un momento di svolta nelle relazioni emiratine e nelle aperture indiane, e tocca anche la guerra russa in Ucraina

In un importante cambiamento nella sua posizione di politica commerciale, l’India questa settimana ha aperto il suo mercato pubblico agli Emirati Arabi Uniti. Una decisione che fornirà alle aziende di Abu Dhabi uno status speciale, verranno infatti trattate alla pari delle aziende indiane se parteciperanno alle gare d’appalto del governo centrale. Nessun altro Paese al mondo gode di questa concessione indiana.

“Le parti riconoscono l’importanza degli appalti pubblici nelle relazioni commerciali e fissano come obiettivo l’apertura effettiva, reciproca e graduale dei loro mercati degli appalti pubblici, al fine di massimizzare, tra l’altro, le opportunità competitive per i fornitori”, dice il testo di un accordo di partenariato economico globale India-UAE (Cepa), che è stato rilasciato domenica 27 marzo e sarà operativo dal primo di maggio.

Abu Dhabi cerca da tempo la possibilità di implementare il rapporto con l’India, tant’è che lo scorso anno di questi tempi aveva sfruttato gli spazi diplomatici possibili per porsi come mediatore nell’annosa diatriba pakistana. L’India per gli Emirati rappresenta un modo per allargare i propri interessi geo-economici oltre il Mar Arabico, ossia proiettarsi verso quell’Indo-Pacifico che tornerà a essere il quadrante determinante quando la guerra in Ucraina sarà fermata. Allo stesso tempo Nuova Delhi coglie l’occasione per approfondire le relazioni con una regione da cui passano parte dei propri interessi geostrategici.

La decisone indiana è per altro sui generis per rapidità: solitamente lenta e molto cauta, in questo caso Delhi ha siglato il Cepa con gli Emirati in soli 88 giorni. Per fare due esempi: l’India si è ritirata nel 2019 dal Recep, il grande accordo di libero scambio dell’Asia Pacifica guidato dalla Cina, dopo sei anni di negoziati. Con l’Ue la costruzione di un’intesa simile è in ballo da 15 anni. L’ultimo Cepa concluso da un’amministrazione indiana è stato quello con il Giappone del 2011.

Il ritiro dal Recep e la sua rivalità con la Cina, inasprita negli ultimi anni, ha comprensibilmente portato il Paese a cercare nuovi mercati e partner a ovest — ossia in un’area geostrategica più lontana dall’influenza cinese. L’accordo India-Uae è un primo passo importante per Nuova Delhi, che cerca attivamente l’accesso al mercato “invece di essere semplicemente sulla difensiva”, come fa notare il think tank indiano Orf, sottolineando che il problema dell’India quando commercia con i suoi partner dell’Asia orientale e sudorientale è di solito la natura competitiva dei prodotti scambiati.

Tra Emirati e India settori come i combustibili minerali, i metalli preziosi, le navi, il ferro e l’acciaio, gli apparecchi nucleari sono tutti settori in cui i paesi condividono complementarità. Questo tema è particolarmente attuale. Attorno all’India, che sulla crisi ucraina ha scelto una traiettoria del tutto personale e collegate alla propria agenda di interessi, si snodano dinamiche riguardanti l’energia.

Secondo indiscrezioni riportate da Bloomberg, Mosca sta proponendo a Nuova Delhi il suo petrolio con uno sconto fino a 35 dollari al barile rispetto ai prezzi precedenti l’inizio dell’invasione. Lo scopo chiaramente è incentivare gli acquisti indiani anche per poter sopperire alle mancanze che via via arriveranno dall’Europa, dove diversi Paesi stanno costruendo piani di differenziazione dalle forniture russe.

È del tutto probabile che questa offerta verrà consegnata e chiarita da Sergei Lavrov all’amministrazione Modi: il ministro degli Esteri russo arriverà in India nei prossimi giorni, dopo essere passato dalla Cina. Il vice consigliere per la Sicurezza nazionale degli Stati Uniti, Daleep Singh, noto per essere un architetto chiave delle sanzioni economiche punitive di Washington contro la guerra di Vladimir Putin, sarà anche lui a Nuova Delhi questa settimana.

La sovrapposizione è chiara: per Joe Biden l’India è parte delle sistema di alleanze e cerca di tenerla nel fronte delle democrazie che si oppone ai modelli autocratici di Mosca e Pechino con vari mezzi – uno di questi è per esempio sottolineare la comunione di intenti riguardo alla rivalità con la Cina. Il tema del petrolio e delle materie prime energetiche è interessante, e qui gli Emirati possono essere coinvolti.

Abu Dhabi non ha ancora accettato la richiesta americana di immettere più greggio sul mercato, con l’obiettivo di alzare le produzioni per abbassare i prezzi sconquassati dall’invasione ucraina. Lo ha fatto perché parte dell’accordo che l’Opec ha firmato con Mosca sul controllo degli output. E però potrebbe essere più ricettivo nel gestire la partita delle forniture a clienti come l’India, dove gli Emirati trovano nella Russia un competitor di mercato.

Il patto di libero scambio non parla di questioni energetiche, ma visto il momento sono un elemento non scritto di primo piano. Nel Cepa indo-emiratino c’è invece l’eliminazione delle tariffe su alcuni prodotti come i farmaceutici finiti. “Le parti, pur riconoscendo che ci sono differenze tra i loro sistemi sanitari, condividono l’impegno di facilitare l’accesso dei prodotti farmaceutici finiti come mezzo per continuare a migliorare la salute delle loro popolazioni”.

È un piano di collegamento importante. L’India è un esportatore di prodotti farmaceutici e questa facilitazione la aiuterà anche dal punto di vista commerciale. Le aziende farmaceutiche indiane hanno fatto del Consiglio di cooperazione del Golfo un’area importante di business e questo stimolerà ulteriormente la crescita, spinta anche dalle esigenze di sicurezza sanitaria dimostrate dalla pandemia.

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