Il decalogo dell’Aie (l’Agenzia internazionale dell’energia) è un buon punto di partenza per capire dove l’Europa può trovare altro gas. D’altronde oggi è necessario allontanarsi dall’interdipendenza energetica e dalle importazioni russe, sostiene Blasi, consigliere del direttore esecutivo dell’Agenzia

Anche l’Agenzia internazionale dell’energia osserva che l’Ue ha necessità di diversificare il proprio approvvigionamento energetico, per questa ragione in un paper ad hoc offre alcune linee guida oggi, più di ieri, preziose alla luce dell’intensificarsi del conflitto in Ucraina. Il tema è stato anche attenzionato dal Copasir, che nella sua ultima relazione ha messo l’accento sull’esigenza del Vecchio continente di guardare altrove. Per cui il decalogo dell’Aie è un buon punto di partenza, ma quanti rimpianti per i mancati gasdotti (Eastmed e Tap fatto prima).

Clava geopolitica

Punto di partenza la geografia e i dati pubblici da anni: la Russia è ormai una superpotenza mondiale di petrolio e gas essendo il più grande esportatore mondiale di petrolio e il secondo esportatore mondiale di gas. Sono oggettività note a tutte le cancellerie europee e anche alle imprese direttamente coinvolte, come dire che non dovrebbe esserci sorpresa almeno tra gli addetti ai lavori. La domanda che si dovrebbe porre Bruxelles (non da oggi, ma almeno dall’invasione della Crimea) è come trovare strade alternative che non comportino, come accaduto fino ad oggi, una clava anche di natura geopolitica.

Interdipendenza

È di tutta evidenza che decenni di interdipendenza hanno cementato il fabbisogno energetico dell’Europa da un lato e l’abitudine della Russia a buoni riscontri economici dall’altro: “È un obbligo morale rompere quel legame e iniziare un percorso rapido e serio per allontanarsi dalle importazioni russe” scrive Alessandro Blasi, consigliere del direttore esecutivo dell’Aie. Poiché il gas è ampiamente utilizzato in Europa per scopi di riscaldamento (tra gli altri settori), con l’avvicinarsi della primavera, le esigenze sono destinate a diminuire, aggiunge. Ma la palla è semplicemente lanciata poco più in là quando, il prossimo inverno, la problematica tornerà ad impattare sull’Europa.

Decalogo Aie

Il paper dell’Agenzia internazionale dell’energia (Aie) propone una serie di misure che possono ridurre le importazioni di gas dalla Russia da parte dell’Ue di oltre un terzo entro un anno, in modo coerente con il Green Deal europeo, attraverso un decalogo.

Nessun nuovo contratto di fornitura di gas con la Russia; sostituzione delle forniture russe con gas da fonti alternative; introduzione di obblighi minimi di stoccaggio del gas per migliorare la resilienza del mercato; accelerazione nella realizzazione di nuovi progetti eolici e solari; massimizzazione della generazione da fonti di dispacciamento a basse emissioni esistenti come bioenergia e nucleare; introduzione di misure a breve termine per proteggere i consumatori vulnerabili di elettricità dai prezzi elevati; velocizzazione della sostituzione delle caldaie a gas con pompe di calore; accelerazione dei miglioramenti dell’efficienza energetica negli edifici e nell’industria; incoraggiamento per una regolazione temporanea del termostato da parte dei consumatori; intensificazione degli sforzi per diversificare e decarbonizzare le fonti di flessibilità del sistema energetico.

Rimpianti

Anche alla luce di tali analisi, aumentano i rimpianti alla voce gasdotti. Il Tap ha subito una serie di ritardi relativi all’approdo a Melendugno, anche per via delle proteste messa in atto del M5S. Già nel 2018 Maros Sefcovic, vicepresidente e commissario europeo per l’Unione energetica, osservava quanto il gasdotto fosse strategico (“ormai non si può bloccare, è un’opportunità e sarà in prima linea nel processo di decarbonizzazione”). E sottolineava che il Corridoio Meridionale del gas e la sua gamba europea, il Tap appunto, erano cruciali per la sicurezza energetica europea: “Aiutano a diversificare le fonti e le rotte di approvvigionamento in regioni più vulnerabili come il SudEst e il Meridione in Italia. Ma contribuiscono anche ad aumentare la competizione nel mercato del gas, con evidenti vantaggi per i prezzi e quindi per i consumatori. L’Europa non intende rinunciarvi”.

Eastmed perché archiviato?

Alla voce rimpianti va iscritto anche l’Eastmed, il gasdotto lungo 1300 km che avrebbe potuto collegare Israele al Salento, ma su cui c’è stato lo stop americano (almeno per ora). Il primo passo era stato compiuto nel 2003 con la firma da parte di Cipro di un accordo con l’Egitto sulla delimitazione di una zona economica esclusiva (ZEE) nel Mediterraneo orientale.

Poi nel 2016, anche grazie alle scoperte targate Eni di Zohr e Nohr, si è giunti al via libera da parte di tutti i Paesi interessati: l’Ue ha impegnato 36,5 milioni di euro per la ricerca e la pianificazione tecnica e in seguito il progetto ha ottenuto lo status ufficiale con un accordo intergovernativo firmato tra Grecia, Israele e Cipro il 2 gennaio 2020. Qualcuno ipotizza che, a questo punto della guerra in Ucraina, quel progetto sia ancora più valido.

@FDepalo

(Foto: TAP official site)

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