Niinistö è a Washington per vedere l’omologo Biden ma anche Burns, numero uno dell’intelligence ed ex ambasciatore Usa a Mosca. Non sembra un caso, visto che l’invasione russa dell’Ucraina ha riacceso nel Paese nordeuropeo l’idea dell’adesione all’Alleanza atlantica

Il presidente finlandese Sauli Niinistö è a Washington per alcuni incontri in cui la guerra in Ucraina è in cima all’agenda. Oltre all’omologo Joe Biden, ha incontrato a colazione William Burns, direttore della Cia che, come ha ricordato – non a caso – lo stesso presidente finlandese su Twitter, ha una notevole esperienza nella diplomazia e nei negoziati con la Russia.

In effetti, l’attuale numero uno dell’agenzia di intelligence statunitense ha alle spalle oltre tre decenni nel servizio diplomatico americano e ha ricoperto incarichi cruciali come quelli di sottosegretario agli Affari politici e di vice segretario al dipartimento di Stato, oltreché di ambasciatore a Mosca. Lasciata la carriera diplomatica nel 2014 e prima di entrare nell’amministrazione Biden nel 2021, è stato presidente del think tank Carnegie Endowment for International Peace, che sedi in diverse capitali nel mondo, tra cui Mosca.

Il suo ruolo e la sua esperienza sul dossier Russia sono fondamentali, soprattutto in questa fase segnata dall’invasione dell’Ucraina ordinata da Vladimir Putin.

Basti pensare a due elementi che uniscono diplomazia e intelligence. La prima: nel giugno del 2013 Andrew Kuchins, già direttore del centro di Mosca del Carnegie, parlava così all’agenzia Reuters del lavoro di Burns da ambasciatore in Russia: “Era un periodo in cui il rapporto [tra i due Paesi] si andava deteriorando in modo molto significativo, ma era personalmente rispettato dalle autorità russe come un navigato diplomatico di professione”. La seconda: è stato proprio Burns a recarsi a Mosca per un incontro urgente con i massimi funzionari della sicurezza russa il 2 novembre scorso. Sembra che dal quel viaggio lui, e tutta l’amministrazione Biden, si siano convinti della volontà di Putin di procedere all’invasione dell’Ucraina e della sua indisponibilità a qualsiasi soluzione diplomatica.

Pochi giorni fa durante un intervento al Palazzo di Vetro prima del voto sulla risoluzione contro la Russia per l’invasione dell’Ucraina, Linda Thomas-Greenfield, ambasciatrice statunitense alle Nazioni Unite, aveva avvertito: “Putin continua l’escalation con l’allerta delle armi nucleari e le minacce a Finlandia e Svezia. Inoltre, la Russia sta muovendo armamenti eccezionalmente letali in Ucraina, comprese bombe a grappolo e termobariche. Sta colpendo deliberatamente obiettivi civili”.

La Finlandia non è un membro della Nato ma ha un accordo di difesa reciproca con gli Stati Uniti. L’invasione russa dell’Ucraina sembra aver spinto la Finlandia, quanto la Svezia, a riconsiderare l’opportunità di entrare nell’Alleanza atlantica vista la retorica espansionistica e la spinta imperialista di Putin. Per la prima volta nella storia del Paese, la maggioranza dei finlandesi è a favore dell’ingresso nella Nato. Cinque anni fa soltanto uno su cinque sosteneva l’idea.

Secondo Henri Vanhanen, un analista finlandese di politica estera e consigliere del partito di opposizione Coalizione nazionale, l’ingresso potrebbe avvenire “nel giro di un paio di mesi, al massimo di un anno”. È quanto ha dichiarato alla Deutsche Welle. Coalizione nazionale è il partito del presidente Niinistö. Il che potrebbe far supporre che i colloqui sull’Ucraina e le mire russe tra lui e Burns abbiano riguardato anche le prospettive dell’adesione della Finlandia alla Nato. 

D’altronde, intelligence e diplomazia statunitense, e occidentale in generale, stanno andando a braccetto durante questo conflitto, come raccontato su Formiche.net. Anzi, la condivisione di informazioni tramite la diplomazia sembra stia contribuendo “a stimolare una reazione nei confronti della Russia”, ha osservato Dan Lomas dell’Università Brunel di Londra.

(Nella foto Sauli Niinistö a sinistra, con William Burns – Twitter @Niinisto)

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