Con il programma Alcor, l’Agenzia spaziale italiana mira a sostenere la ricerca tecnologica e lo sviluppo di nuove missioni per i nano-satelliti. Questi mezzi all’avanguardia, grazie alle sfide dettate dalle dimensioni ridotte, stimolano l’innovazione, permettendo di proiettare verso il futuro il comparto spaziale italiano, e non solo

L’Italia punta sui nano-satelliti, e lo fa attraverso l’iniziativa lanciata dall’Agenzia spaziale italiana Alcor, un programma per il sostegno allo sviluppo delle tecnologie e delle missioni per i satelliti miniaturizzati. “I nano-satelliti sono sinonimo di innovazione perché per svilupparli si viene forzati a superare alcuni limiti tecnologici, a pensare al futuro”, ha spiegato il presidente dell’Agenzia spaziale italiana, Giorgio Saccoccia. Le missioni basate sui nano-satelliti, dunque, forniranno un’importante spinta all’evoluzione tecnica per il settore spaziale e per l’innovazione del nostro Paese in generale. “Le missioni basate su nano-satelliti hanno una versatilità enorme – ha continuato Saccoccia – e hanno un costo ridotto, cosa che ha permesso a molti nuovi operatori di affacciarsi allo spazio”.

Il programma Alcor

Il programma prende il nome dalla stella Alcor, un astro dell’Orsa maggiore, compagna più piccola della “vicina” Mizar. “Ci piace identificare il programma come un qualcosa che viaggia di pari passo con i satelliti più grandi, le macchine più performanti”, ha detto ancora Saccoccia, che ha anche raccontato come nel passato “Alcor e Mizar venissero utilizzate per misurare la capacità di visione degli esseri umani, chi riusciva a distinguere le due stelle aveva ancora una buona vista, riusciva a guardare lontano”. Questa è dunque l’idea che vorrebbe trasmettere l’Agenzia, l’importanza di concentrarsi su questi “piccoli compagni” dei grandi satelliti complessi e altamente performanti, e questo “vuol dire veramente riuscire a guardare lontano, nel futuro della crescita dell’Italia spaziale”.

Il sostegno ai nano-satelliti

L’impegno dell’Asi verso il settore dei microsatelliti ha visto l’istituzione di una unità organizzativa dedicata. Adesso, con il programma Alcor, lo è quello di supportare e rendere continuativo lo sviluppo dei micro e nano-satelliti attraverso l’apertura di bandi volti a raccogliere progetti e idee da parte del mondo dell’industria, delle piccole e medie imprese e startup, e dell’accademia italiana. L’idea alla base del programma Alcor è quella di rappresentare un incubatore per agevolare il business delle aziende, finanziando prototipi di piattaforme per servizi innovativi che possano poi essere commercializzati dagli sviluppatori. La prima iniziativa di questo programma è stata il bando “Future missioni CubeSat”, che ha visto la partecipazione di 22 realtà tra centri di ricerca e università e 78 aziende, un totale di 49 proposte per missioni ad elevato contenuto di innovazione. Di queste ne sono state selezionate venti che saranno tutte finanziate entro la fine dell’anno e dispiegate in orbita entro il 2026.

Al servizio della Difesa

Le soluzioni offerte da questo tipo di mezzi spaziali, tra l’altro, sono di primario interesse per il comparto della Difesa, con il settore militare “fortemente interessato agli sviluppi dei nano-satellliti”, come confermato dal sottocapo di Stato maggiore della Difesa, generale Carmine Masiello, presente al lancio dell’iniziativa e responsabile dello sviluppo delle capacità spaziali per le Forze armate. Da questo punto di vista, inoltre, il generale ha sottolineato come “la crisi ucraina stia dimostrando come questo dominio sia irrinunciabile per un’efficace condotta delle operazioni”. Proprio quanto presentato dal programma, tra l’altro, potrà avere notevoli applicazioni nel settore della Difesa, e risulteranno utili, per Masiello, “per integrare le capacità militari esistenti e abilitare la difesa ad operare nel multidominio”. Dai sistemi di navigazione e guida per le armi di precisione, alla comunicazione per il comando e controllo “è evidente come lo spazio rappresenti un abilitante strategico irrinunciabile, che beneficia dei servizi assicurati dai sistemi satellitari”, ha detto il generale.

Un network per l’innovazione

Un effetto collegato alla natura stessa dei nano-satelliti è stato l’ingresso nel settore di nuovi attori, tra Pmi e start up ad alto valore innovativo, prima escluse da questi programmi per via degli alti costi d’ingresso delle missioni dei satelliti tradizionali. Il peso ridotto e le dimensioni contenute, invece, hanno permesso di abbassare notevolmente i costi di accesso alle orbite, dal momento che un singolo vettore può trasportare a bordo un numero più elevato di questi strumenti. “Abbiamo visto un’accelerazione della democratizzazione dello spazio, con un numero di soggetti industriali e accademici capaci di concepire e sviluppare missioni molto accresciuto”, ha spiegato Massimo C. Comparini, amministratore delegato di Thales Alenia Space Italia. “Le accresciute capacità della piccola e media impresa italiana di portare innovazione e di stimolare nuove architetture è particolarmente importante – ha detto ancora il manager – e l’invito che rivolgo a tutto il comparto è stimolare in Italia un network che metta insieme le parti complementari”.

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