Pechino teme che un allargamento del conflitto e un appoggio a Mosca possa portare alle medesime sanzioni utilizzate contro l’ex Urss. Per questo ha convocato una riunione di emergenza con le banche, anche per capire come proteggere le riserve estere, affinché non facciano la stessa fine di quelle russe

Piano B. Bisogna sempre averlo, per tenersi pronti a tutto, qualora la situazione possa sfuggire di mano. La Cina, alleata senza troppa convinzione della Russia, ha visto gli effetti delle sanzioni che hanno colpito Mosca, demolendone l’economia (il Pil russo a fine 2022 crollerà dell’8,5%, secondo le stime del Fmi).

Il quale, alla luce dei diversi problemi strutturali che attanagliano l’economia del Dragone, non può certo permettersi che le sue banche siano dall’oggi al domani estromesse dai circuiti occidentali, come avvenuto per l’ex Urss. Sanzione, questa, che potrebbe benissimo materializzarsi qualora il conflitto in Ucraina si allargasse e la Cina decidesse di appoggiare platealmente la Russia. E poi, c’è l’effetto domino. La crisi degli istituti russi, da sempre legati a doppio filo con quelli cinesi e ora costretti a un consolidamento di capitale su larga scala per evitare fallimenti a catena, potrebbe benissimo propagarsi presto o tardi a quelli cinesi.

Dunque, meglio prendere precauzioni. Si può spiegare così una riunione tenutasi alla presenza delle autorità finanziarie cinesi con le principali banche del Paese, con l’aggiunta della britannica Hsbc, da sempre radicata nell’ex Celeste Impero. Un vertice di emergenza, per discutere su come proteggere sia le banche nazionali da eventuali sanzioni, sia gli asset detenuti presso gli istituti stranieri.

Riferimento, ha scritto il Financial Times, nemmeno troppo casuale a quanto visto con la Russia, le cui riserve estere, circa 600 miliardi di dollari, sono state messe sotto chiave dai Paesi occidentali, rendendo sempre più difficile per Mosca reperire la liquidità con cui pagare i creditori che sostengono il debito sovrano dell’ex Urss. I funzionari cinesi, insomma, sono preoccupati che le stesse misure prese nei confronti della Russia possano essere riproposte contro Pechino nel caso di un conflitto militare allargato o magari di un’invasione di Taiwan.

Al vertice, tenutosi negli ultimi giorni di aprile, hanno preso parte funzionari della Banca centrale cinese (Pboc) e del ministero delle Finanze, così come i dirigenti di decine di istituti di credito locali e internazionali. Gli scenari ipotizzati sono essenzialmente due. Da un appoggio aperto alla Russia, in caso di guerra all’Occidente, a un’invasione militare di Taiwan. Ambedue le ipotesi sarebbero sufficienti nella testa del Partito comunista cinese a scatenare quelle sanzioni tanto temute. E allora meglio tenersi pronti.

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