Il ministro dell’Economia Daniele Franco, il cui dicastero è azionista unico della compagnia erede di Alitalia, detta i tempi della cessione. Entro due mesi il nome della cordata che subentrerà allo Stato, per l’aumento di capitale da 400 milioni c’è tempo visto che la cassa tiene. Ma i conti del vettore non sono esaltanti

Un po’ di turbolenza era da mettere in conto. Vendere una compagnia che porta in dote un’eredità pesante come quella lasciata da Alitalia, non è un gioco da ragazzi. Eppure su Ita il governo vuole stringere il cerchio e centrare il target indicato sul finire dello scorso anno: individuare entro il mese di giugno il partner industriale al quale cedere il controllo del vettore, per consentire il disimpegno dell’azionista Tesoro (100%) e scrivere la parola fine al processo di privatizzazione.

In pista ci sono tre concorrenti, due usciti allo scoperto e già con il naso in data room, il terzo ancora defilato. E dunque Msc e Lufthansa, che mettono sul piatto un accordo da 1,2-1,4 miliardi di euro e il fondo statunitense Certares (con la collaborazione commerciale di Air France-Klm e Delta Air Lines) che per ora propone di rilevare Ita con non più di 650-700 milioni di euro. Non ha invece ancora scoperto le carte Indigo Partners, il fondo Usa che investe nelle compagnie low cost (tra le quali Wizz Air).

Ma il ministro dell’Economia, Daniele Franco, ascoltato alla Camera proprio sul futuro di Ita, tira dritto e prova a puntellare l’operazione. “Per la privatizzazione di Ita l’obiettivo è concludere i processi nel mese di giugno. E per questo il Mef sta attuando in modo spedito l’obiettivo del Dpcm (relativo alla vendita di Ita, ndr)”, ha spiegato il responsabile di Via XX Settembre, rimarcando una certezza: il vincitore della partita sarà quello che avrà presentato l’offerta migliore. “Verrà selezionata la controparte che avrà presentato l’offerta complessivamente migliore, quindi valutando tutti gli aspetti. La procedura sarà condotta nel rispetto dei tempi che ci siamo dati ed in modo competitivo, trasparente e non discriminatorio”.

Insomma, per il momento un nome non c’è, ma i tempi sono comunque segnati. “Non abbiamo deciso quale debba essere il partner. Vedremo le tre offerte, sperando che siano tre, in modo trasparente. Non ci saranno segreti. Non c’è alcuna decisione che sia stata presa. Si vedranno le offerte” con l’obiettivo di “avere un’azienda che stia in piedi e che sia parte di un grande gruppo internazionale”, ha chiarito Franco. Ricordando anche un aspetto di non poco conto, quello relativo all’aumento di capitale da 400 milioni, sempre a carico del Tesoro.

Ricapitalizzazione per il momento messa in stand by, in attesa appunto di valutare le offerte, prevista per il 2022 e autorizzata dalla Commissione europea nell’ambito dell’intervento statale su Ita, per un massimo di 1,35 miliardi: 720 milioni già versati nel 2021 e altri 250 milioni previsti per il 2023. “L’aumento di capitale sarà comunque erogato quest’anno. Non è stato fatto adesso perché non c’è un problema di cassa, vi sono state perdite ma resta consistenza ampia. Quando vi sarà bisogno procederemo rapidamente ad erogare la cassa”, ha spiegato Franco, ricordando che a fine 2021 la posizione finanziaria era positiva per circa 450 milioni.

Una cosa è certa. Chiunque la spunti e prenda la cloche di Ita, dovrà partire da un bilancio non proprio roseo. Solo pochi giorni fa l’assemblea dei soci  ha approvato in una riunione durata circa quaranta minuti i conti del 2021: 1,26 milioni di passeggeri dal 15 ottobre al 31 dicembre, 86 milioni di euro di ricavi, e un passivo sotto forma di -170 milioni di Ebit unitamente alla politica di remunerazione dei vertici della compagnia aerea, base di 400 mila euro a testa per il presidente ex manager di Fca, Alfredo Altavilla e l’amministratore delegato Fabio Lazzerini.

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