Il ministro degli Esteri russo Lavrov ha ringraziato l’Algeria per le posizioni equilibrate prese nel conflitto ucraino è ricordato le partnership strategiche tra i due Paesi. Salta la tappa in Tunisia (che era a Ramstein a coordinarsi con la Nato sull’Ucraina)

Il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, ha fatto una tappa in Algeria. Una visita che arriva mentre la Russia è impegnata in una guerra d’invasione contro l’Ucraina e mentre il Paese nordafricano vive una situazione particolare. Algeri — dove l’elezione del presidente Abdelmadjid Tebboune è vista dalle opposizioni come un maquillage del sistema autoritario al potere — sta approfondendo le partnership con i Paesi europei intenzionati a rompere la dipendenza dal gas russo anche attraverso l’aumento delle forniture algerine.

Era dal gennaio 2019 che Lavrov non si recava in Algeria. Formalmente è stata colta l’occasione delle celebrazioni del 60° anniversario delle relazioni diplomatiche, ma è chiaro che ci sia qualcosa in più vista la situazione globale innescata dall’aggressione russa a Kiev. Già il mese scorso, il presidente Vladimir Putin aveva avuto un colloquio telefonico con Tebboune sul “coordinamento all’interno dell’OPEC+ e sulla situazione in Ucraina”, come spiegava il Cremlino.

L’Algeria non ha le infrastrutture e la capacità per aumentare le esportazioni di gas per sostituire le forniture russe all’Europa a breve termine, cosa che il governo ha ripetutamente sottolineato anche per evitare di offendere Mosca, alleato di lunga data. Oltretutto aziende russe hanno piazzato investimenti in partnership con quelle algerine anche sul campo energetico. Per esempio, a febbraio la nazionale energetica algerina Sonatrach e Gazprom, gigante russo che fa capo al Cremlino, hanno stretto un accordo per attivare a partire dal 2025 lo sfruttamento di due giacimenti nel territorio di El Assel — di tratta di 24 pozzi e la costruzione di un’unità di trattamento per la produzione di gas naturale, condensato e Gpl che sarà trasportato attraverso la rete di trasmissione esistente della società nazionale. I due Paesi sono membri del Forum esportatori del gas.

Non solo, la Russia — che nel 2006 ha annunciato la cancellazione dei 4,7 miliardi di dollari del debito algerino durante una visita di Putin  — fornisce attualmente il 70 per cento degli armamenti ad Algeri. Un link via via cresciuto che aiuta l’Algeria a essere il primo Paese africano per spesa militare e che ha molta importanza in questa fase in cui le tensioni col Marocco stanno crescendo.

Il ministro russo doveva recarsi anche in Tunisia, ma la tappa è stata cancellata. A Tunisi la linea presidenziale di Kais Saied si fa sempre più autoritaria dopo i vari passaggi per escludere il governo e il Parlamento dalla catena del potere, tuttavia ha deciso di partecipare alla riunione organizzata dal Pentagono a Ramstein per mettere insieme tutte le democrazie (il motore erano i rapporti transatlantici e la Nato) contro l’autoritarismo.

Tema che in questa fase è rappresentato in modo drammatico dalle volontà di conquista putiniane, ma — nella visione del mondo dell’amministrazione Biden — non è detto che in futuro non possa essere interpretato anche dal sistema del Partito Comunista cinese. È l’ottica di uno scontro tra modelli che permea tutte le dinamiche degli affari internazionali e che vede in Paesi terzi, come Algeria o Tunisia appunto, dei territori di confronto.

A quella riunione in cui il segretario alla Difesa statunitense, Lloyd Austin, ha fatto più che un quadro tecnico sulla guerra un punto politico con gli alleati, era presenta anche il Marocco. Rabat ha stretto la partnership con Washington dalla firma degli Accordi di Abramo, che si è portata dietro il riconoscimento americano della sovranità marocchina sul Sahara Occidentale. Una questione che ha inasprito le tensioni con Algeri, al punto di rottura delle relazioni diplomatiche.

L’Algeria ha una posizione equilibrata sulla crisi ucraina e la Russia ne apprezza l’approccio, ha spiegato Lavrov dando un quadro del come tutto si tenga in politica estera. Per capirci, Algeri si è astenuta nella votazione Onu dello scorso marzo sulla condanna dell’invasione russa dell’Ucraina mentre il 7 aprile scorso ha votato contro l’esclusione di Mosca dal Consiglio dei diritti umani: decisioni molto apprezzate dal Cremlino. “Abbiamo informato in dettaglio i nostri amici algerini sui progressi dell’operazione militare speciale della Russia a fianco delle milizie del Donbass in Ucraina” e “apprezziamo molto la posizione misurata, obiettiva ed equilibrata che l’Algeria assume sulle questioni ucraine nelle organizzazioni internazionali e, in generale, nella sua politica estera”.

Tra Russia e Algeria l’approfondimento delle relazioni generali è da un po’ di tempo guidato dalla cooperazione militare. Per Mosca è un interesse (geopolitico ed economico) per Algeri un modo per acquisire potenza a livello regionale (che significa anche sul Mediterraneo, come dimostra lo scontro retorico con la Spagna). A inizio aprile è stato annunciato che i due Paesi svolgeranno esercitazioni congiunte antiterrorismo al confine con il Marocco. Manovre che si inquadrano in quel contesto delicatissimo. Le esercitazioni seguono quelle che si sono tenute lo scorso ottobre nella regione dell’Ossezia del Nord con l’obiettivo di aumentare l’efficacia dei due eserciti e di ottimizzare la preparazione dei reciproci organi di comando per continuare la cooperazione congiunta nella lotta al terrorismo.

Sia il confine marocchino (le esercitazioni si svolgeranno nella base di Hammaguir, nella provincia di Béchar) che l’Ossezia settentrionale — ambito da anni di tensioni tra Russia e Georgia — sono territori in cui gli wargame hanno valore di dimostrazioni politiche. Le manovre possono essere posizionamenti e test operativi, inoltre da esse nascere incidenti. Con gli algerini e i russi, al confine marocchino ci saranno anche reparti egiziani, kazaki e pakistani.

A metà aprile, sempre seguendo il filo di questi collegamenti russo-algerini, Mosca ha ospitato Noureddine Makri, da circa un anno nominato direttore dell’intelligence estera, per un meeting con il segretario del Consiglio di Sicurezza russo, Nikolai Patrushev, una delle figure più influenti del Cremlino. Patrushev ha anche partecipato — con Lavrov — a un incontro con il presidente dell’Assemblea nazionale del popolo algerino, Brahim Broughali. Temi: il rafforzamento del partenariato “strategico” e “profondo” e le questioni legate alla crisi energetica che l’Europa.

(Foto:  Twitter, MFA_Russia)

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