Il sociologo sul campo largo Pd-M5S: guerra o no, l’intera rossogialla tiene, per ora. Ma Letta sappia che non è gratis: alle urne i dem potrebbero perdere una fetta di elettorato per strada

Sarebbe troppo semplice definirli ‘fratelli coltelli’. Anche perché voci autorevoli – non ultima proprio quella del sondaggista Giovanni Diamanti qui su Formiche.net, sostengono che l’amore, fra Conte e Letta, non sia mai sbocciato. Non è certo fiorito ieri, nel corso del summit romano. Incontro durante il quale né il pentastellato né il democrat hanno lesinato attacchi vicendevoli.

A prevalere, però, ancora una volta, è la ragione di Stato. Dunque: “Avanti assieme”. Nonostante le divergenze su termovalorizzatori romani, ma soprattutto sulla guerra in Ucraina. Nel frattempo, Vito Petrocelli decade dal suo ruolo in Commissione Esteri. Il figlio dell’ideologo Gianroberto, Davide Casaleggio sconfessa la linea del Movimento e conta i minuti prima del tramonto dell’alleanza col Pd. In questo marasma, a rimetterci sono i pentastellati o i dem? “I grillini sono in caduta libera, ma il Pd rischia grosso”. La sintesi è del sociologo, saggista e docente dell’università Mercatorum, Massimiliano Panarari. 

Casaleggio imputa al Movimento una sorta di sclerotizzazione della linea politica. Conte e Letta baruffano ma alla fine sti stringono la mano e proseguono. Che sta accadendo?

Nella valutazione del rapporto fra i partner del campo largo, va tenuta a mente una questione oggettiva che caratterizza il Movimento 5 Stelle: la linea. La loro politica è sempre stata parecchio altalenante e ambigua, specie sulla guerra. Il loro essere ondivaghi, specie all’inizio, ha garantito un consenso elettorale altissimo. Ora le divergenze portano non pochi problemi.

Problemi che si riverberano prima di tutto sull’elettorato pentastellato, sempre più esiguo. 

Certo, il Movimento sta perdendo quella porzione di votanti più radicalizzati e filo-putinisti. Ma i grillini, sempre nell’ambito del campo largo, scontano anche la debolezza di Conte e l’ambivalenza sulla linea da tenere. Tanto più rispetto a un Pd – guidato da Letta – incardinato saldamente a sostegno di Draghi e filo atlantista.

A questo punto al Pd converrebbe spostarsi sui centristi di Renzi e Calenda?

Dal punto di vista della stabilità, l’alleanza con Italia Viva e Azione garantirebbe maggiore stabilità. Ma in politica contano i numeri. Il dato che vede in calo i pentastellati è oggettivo, ma è anche vero che non si sa quanto valgano i partiti di Renzi e Calenda. D’altro canto il Pd non è da biasimare: a Letta servono partner per rendersi competitivo rispetto all’asse di centrodestra. Fermo restando che c’è anche una vecchia questione di rapporti non assestati tra il segretario del Pd e il fondatore di Iv.

A sinistra del Pd c’è però qualcuno che non ha gradito le posizioni di Letta su armi e guerra. Un elettorato che i dem perderanno?

Difficile a dirsi. Va riconosciuto a Letta il grande merito di essersi sempre mosso con circospezione ed equilibrio, cercando di tutelare anche le forze più a sinistra del Pd. Un partito, ereditato da Zingaretti, che era profondamente nostalgico del Conte II, dubbioso sulla guerra in Ucraina e sull’invio di armi per sostenere l’eroica resistenza ucraina. Diciamo che più si allunga il conflitto scatenato dall’invasione di Putin, più si rischia che nel Pd si rompano gli equilibri interni.

Il campo largo, dunque, può soccombere al cospetto del conflitto?

Sicuramente l’idea elaborata da Letta era funzionale a uno scenario pre-bellico. Detto questo, la linea è stata ribadita ieri da Conte e dal segretario del Pd stesso: avanti assieme. Il vero problema è che il Pd possa perdere una fetta di elettorato, rincorrendo l’idea del Campo Largo. Non tutti i dem sono pronti a sposare questa alleanza.

Per ogni Petrocelli, c’è sempre un Di Maio che può smorzare gli attriti. 

Non c’è dubbio che il processo di maturazione fatto dal ministro degli Esteri sia più che apprezzabile. Peraltro gli va riconosciuto di essere un sincero sostenitore del governo Draghi. Ma le fratture tra Di Maio e Conte rendono il Movimento 5 Stelle un partner ancora meno credibile. Dunque, potenzialmente un altro nodo da sciogliere.

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