Il presidente della Commissione per la Borsa al suo quarto incontro con il mercato, dopo due anni di eventi da remoto. L’inflazione non fa prigionieri, minaccia benessere e democrazia, è ora di portafogli per i risparmiatori a prova di prezzi. All’Italia servono riforme e non solo bonus. E sulle criptovalute è tempo di una legge

C’è solo un nemico da combattere, senza se e senza ma. Un nemico che ha nome e cognome: inflazione. Paolo Savona è giunto alla sua quarta relazione annuale al mercato finanziario da presidente della Consob, la prima in presenza dopo due anni di pandemia. E il canovaccio, quest’anno, non poteva che essere la grande fiammata dei prezzi, innescata dalla guerra scatenata dalla Russia contro l’Ucraina (qui l’intervista all’economista Carlo Alberto Carnevale Maffè) e corroborata dal fallimento della strategia zero-Covid in Cina.

GUERRA ALL’INFLAZIONE

L’ex ministro ha preso subito la questione di petto. “L’insorgere dell’inflazione e, ancor più, l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia hanno gettato pesanti ombre sulle prospettive favorevoli che si erano delineate e hanno riportato indietro le condizioni di stabilità monetaria, oltre a quelle di una civile convivenza internazionale basata sulla reciproca comprensione e su un dialogo costante tra popoli, statuite dalla Dichiarazione universale dei diritti umani dell’Onu e ben ribaditi dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea”.

Ma se la vita costa di più, non è detto che per tutti sia un problema. E qui Savona ha toccato il delicato tema delle disuguaglianze. “Auspichiamo che si ristabiliscano pacifiche relazioni internazionali che consentano nuovamente alle merci di muoversi liberamente, fermando le armi”. Di qui, una lancia a favore della globalizzazione che “nonostante i molti difetti, ha consentito il miglioramento dello standard di vita di larghe fasce della popolazione mondiale, riducendo in misura significativa la povertà. Si preferisce invece sottolineare che essa ha favorito l’espandersi della ricchezza di pochi, un risultato socialmente insoddisfacente ma non nuovo nella storia dello sviluppo reale dei paesi del mondo”.

PORTAFOGLI A PROVA DI BOMBA

Il solco dell’inflazione è lungo e Savona lo sa. Per questo dalla Consob è arrivata una proposta destinata a bussare direttamente alla porta del governo. Ovvero, in alternativa a una stretta di politica monetaria e fiscale “occorre creare un portafoglio che protegga i risparmiatori dall’inflazione, che auto-proteggano i risparmiatori, nel cui ambito gli investimenti in titoli di proprietà svolgono una funzione primaria. La proposta prevede una composizione equilibrata tra attività mobiliari e immobiliari, affidando la redditività agli andamenti dell’economia reale, così alleggerendo la politica monetaria del peso di manovre inusuali sui tassi dell’interesse”.

Nelle more, un primo passo “da compiere divenuto urgente, è incanalare il risparmio verso le iniziative produttive delle imprese di ogni dimensione. È pur vero che la stretta relazione che si era stabilita tra politica monetaria e andamenti dei mercati regolamentati va causando fluttuazioni di valore delle imprese che scoraggiano siffatti investimenti ma va emergendo una più stretta e sana relazione tra quotazioni e profitti, sui quali l`inflazione opera in via favorevole”.

BONUS, ANCHE BASTA

Altro capitolo, porre se possibile fine alla lunga stagione dei bonus, inevitabilmente imposti da pandemia e corsa dei prezzi. Per il presidente della Consob occorre “spiegare l’importanza delle riforme istituzionali rispetto agli interventi assistenziali, che alleviano singole situazioni senza risolvere alla radice le crisi”. Savona ha sottolineato come “nel più recente periodo, il superamento delle difficoltà finanziarie e degli shock dell’offerta è stato assecondato da politiche monetarie permissive, rese possibili da un andamento dei prezzi tendenzialmente deflazionistico a livello globale”.

Il numero uno della Consob nel sottolineare come in questa fase le incertezze suggeriscono di “astenersi dal formulare ipotesi su come andrà l’economia” invita a “dedicare invece maggiori cure al miglioramento delle istituzioni, per renderle capaci di assorbire gli shock sul piano economico e sociale al fine di dare basi solide alla fiducia nel futuro. È ciò che si va tentando ma l’intreccio tra i bisogni nascenti dagli andamenti della congiuntura e le necessità di ammodernamento delle infrastrutture tangibili e intangibili ereditate dal passato distrae l’attenzione e l’impegno dei cittadini verso i primi e rallenta, perfino ostacola, il processo di adattamento delle seconde”.

UNA LEGGE SULLE CRIPTOVALUTE

Non poteva mancare un passaggio sulle criptovalute, da sempre percepite dal professore oggi al vertice della Commissione per la Borsa, come una minaccia per il risparmio, in assenza di regole certe. “Una legislazione pubblica in materia ristabilirebbe il monopolio monetario e potere normativo degli Stati e dei loro accordi internazionali, oggi lasciati in misura significativa alla volontà degli operatori in cryptocurrency, che si sono dati proprie regole, accettate spontaneamente dalla clientela, e si sono spinti fino a fissare i criteri di diretta gestione degli eventuali conflitti da parte delle stesse piattaforme, espropriando la magistratura statale”.

D’altronde, “gli investitori mostrano di apprezzare i servizi di questi intermediari, nonostante le gestioni siano poco trasparenti, ma esse possono celare comportamenti illeciti e le tecnologie usate vulnerabilità, come attestano recenti episodi di truffe e hackeraggio. Si spera che i detentori di strumenti virtuali siano coscienti di assumersi interamente siffatte responsabilità, anche se essi possono invocare il coinvolgimento delle autorità sulla base della constatazione che interventi pubblici parziali hanno legittimato la presenza sul mercato delle cryptocurrency e la loro ibridazione degli strumenti tradizionali”.

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