L’economista della Bocconi non ci sta a fare il disfattista. Ben venga lo stato di allarme, un buon modo per aprire gli occhi e capire che dobbiamo cambiare i nostri fornitori e razionare, almeno per un po’. L’emergenza vera e propria è però ancora lontana, il governo sta agendo bene e l’operazione di Eni in Qatar ne è la prova

Non è tempo di farsi prendere dal panico, non ancora almeno. L’Italia potrebbe presto alzare il livello di allarme se Mosca dovesse continuare a ridurre le forniture di gas all’Europa, Stivale incluso. Allora è saggio alzare il livello di guardia e, perché no, anche quello del dibattito, dice a Formiche.net l’economista della Bocconi Carlo Alberto Carnevale Maffè. Anche perché lo si sarebbe dovuto fare da tempo e non certo al primo rubinetto chiuso.

NIENTE PANICO, MA…

“L’Italia ha un problema di dipendenza dalla Russia, se si chiudono i rubinetti del gas è ovvio che c’è una situazione di pre-allarme che può passare anche a un grado superiore. Questo forse ci avrebbe dovuto far riflettere sul fatto che avremmo dovuto muoverci un po’ prima, prepararci al peggio”, spiega Maffé. “Chiariamo un punto, non siamo ancora in emergenza e secondo me non ci arriveremo. Però è chiaro che dobbiamo far capire alla popolazione che c’è poco da scherzare, che la Russia impatta su di noi e che la guerra ci riguarda. Mosca sta usando un’arma di ricatto, che è il gas”.

L’economista promuove l’azione del governo fin qui intrapreso. “Finalmente abbiamo capito che occorre diversificare i fornitori, avremmo dovuto farlo prima. E altrettanto finalmente si è deciso di informare il popolo circa la situazione, come a dire, bisogna prepararsi”. Maffè però non ci sta a fare il disfattista. “L’energia non viene dal cielo, va cercata, per questo è giusto ora aprire gli occhi su un problema che abbiamo. Però non dobbiamo nemmeno cadere nel pessimismo più cosmico. Mi sembra improbabile che di punto in bianco la Russia chiuda i rubinetti e noi contemporaneamente finiamo le scorte. Se non altro mi pare uno scenario remoto, ripeto, siamo in allarme ma non in emergenza. Razioniamo, centelliniamo, ma non parliamo di emergenza, ora”.

IL COLPACCIO DELL’ENI

L’economista e saggista della Bocconi analizza anche l’ingresso di Eni nel più grande progetto del Gnl del mondo, in Qatar. Il Cane a sei zampe è stato infatti selezionato da Qatar Energy come nuovo partner internazionale per l’espansione del progetto North field east (Nfe). “Mi sembra un’operazione perfettamente in linea con gli obiettivi di diversificazione dei fornitori del governo. Il Qatar è certamente molto più affidabile della Russia, nel lungo termine può non risolvere ma certamente riequilibrare la situazione, non è poco. E comunque la quantità di Gnl di cui stiamo parlando è molta, non certo trascurabile”, spiega Maffé.

“Non dimentichiamoci che uno degli obiettivi del Cremlino è ridurre i flussi per alzare il prezzo del gas, dunque lasciando al freddo l’Europa ma guadagnando uguale. Questo è il senso dell’operazione in Qatar, spezzare questo barbaro e meschino meccanismo messo in campo dalla Russia”.

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