Dopo l’altolà del governo al rifinanziamento della misura che non piace a Draghi, l’organismo bicamerale presieduta dall’ormai ex grillina Carla Ruocco apre un’indagine per capire cosa non ha funzionato

Banche senza più fondi e mal disposte ad anticipare alle ditte di ristrutturazione la liquidità per i lavori del superbonus, trasformando poi il finanziamento in credito verso lo Stato. E le perplessità del premier Mario Draghi nel rifinanziare la misura, che finora ha prodotto una spesa di 33 miliardi. Alla fine il dossier è finito direttamente sul tavolo della commissione Banche, presieduta da Carla Ruocco (qui l’intervista a Formiche.net), fresca di fuoriuscita proprio da quel Movimento Cinque Stelle che ha la paternità del superbonus.

Le strozzature nella cessione dei crediti fiscali generati dalla misura e dagli altri bonus edilizi hanno spinto la commissione ad avviare un’indagine conoscitiva, inviando alle maggiori banche italiane un questionario per verificare l’operatività. L’indagine, ha spiegato la stessa commissione bicamerale, riguarda Intesa SanPaolo, Unicredit, Banco Bpm, Iccrea, Mediobanca, Cassa Centrale Banca, Bper, Monte dei Paschi, Credem, Banca popolare di Sondrio, Banca Carige, più la Cassa depositi e prestiti e le Poste. Entro l’11 luglio dovranno riportare dati e informazioni su base trimestrale dei crediti acquisiti, ad esempio, il numero di richieste ricevute, annullate ed erogate nonché i tassi di sconto applicati e le tempistiche registrate.

“Attraverso le segnalazioni abbiamo riscontrato un significativo peggioramento dei tassi di sconto applicati alla cessione dei crediti e una forte riluttanza da parte degli istituti bancari ad accogliere le pratiche presentate. Abbiamo ritenuto, pertanto, imprescindibile un approfondimento del fenomeno”, ha sottolineato Ruocco. L’obiettivo è insomma capire cosa e perché non ha funzionato, spingendo nei fatti la misura in un vicolo cieco.

Alla Camera intanto si lavora per allargare la platea dei soggetti cui le banche potranno cedere i crediti fiscali generati dai bonus edilizi, sbloccando così quanto in sospeso. Un nuovo intervento dopo le strette per arginare le truffe, salite a 5,6 miliardi. L’ipotesi da inserire nel decreto Aiuti in discussione nelle commissioni Finanze e Bilancio è permettere la cessione non soltanto a clienti qualificati, ma anche a partite Iva e Pmi, escludendo soltanto le persone fisiche. Di sicuro, sarà difficile che il superbonus prosegua la sua vita, visto il secco no dell’esecutivo a qualsiasi ipotesi di proroga ulteriore, villette in primis, sia alle richieste di rimozione dei tanti vincoli introdotti via via per contrastare le frodi ed evitare costi aggiuntivi alla finanza pubblica.

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