Bin Zayed, Sisi, Abbas, Raisi, Lapid: una serie di incontri all’Eliseo portano il presidente francese a intestarsi la guida delle relazioni con la regione, seguendo le strette relazioni che la Francia mantiene da anni col mondo arabo, spiega Gadel (Fondation Jean Juarès)

Dopo la Grecia, la Francia: il principe ereditario saudita, Mohammed bin Salman, arriva per la prima volta in Europa dopo il fattaccio Khashoggi. Riad sta cercando da tempo di recuperare rapporti personali (di bin Salman) con i leader Ue, e la visita di Joe Biden a Jeddah, con il faccia a faccia tra il presidente democratico e il principe saudita, ha fatto da fluidificante.

Firmati gli accordi greci, innanzitutto la posa in opera del cavo sottomarino “East to Med data Corridor” — che sarà sviluppato da MENA HUB, di proprietà della saudita STC e della società greca di telecomunicazioni e applicazioni satellitari TTSA — ora bin Salman pensa a Parigi, dove cenerà domani (giovedì 28 luglio).

Come il primo ministro greco, Kiryakos Mitsotakis, il presidente francese, Emmanuel Macron, non hanno mai allentato le relazioni con il principe. Entrambi lo avevano incontrato già lo scorso anno — in Arabia Saudita.

Se la visita greca segna un interessamento di Riad all’interno del Mediterraneo allargato (in particolare nelle dinamiche del quadrante orientale, collegate anche al mercato energetico per la presenza dei pozzi egiziani, israeliani e ciprioti), quella a Parigi sembra mettere Macron un passo avanti nei rapporti degli Europei con la regione del Golfo.

Nel giro di tre settimane, l’Eliseo ha visto arrivare prima il leader emiratino, Mohammed bin Zayed, poi l’egiziano Abdel Fattah al Sisi, il palestinese Mohamud Abbas, poi ha avuto una conversazione telefonica con Ebrahim Raisi, mentre a inizio luglio a Parigi era andato anche il primo ministro israeliano, Yair Lapid. Infine bin Salman. La Francia prova a far diventare il quartier generale del suo presidente il centro dell’europeizzazione delle relazioni con la regione Medio Oriente e Nord Africa (MENA), e forse — al di là dei temi stringenti come quelli energetici — Macron cerca di portarsi in vantaggio su dossier fondamentali per il futuro, come la costruzione della partnership strategica Ue-Golfo.

Secondo Anne Gadel, dell’Osservatorio MENA della Fondation Jean Jaurès, Macron sa che qualsiasi politica araba o mediorientale efficiente passa attraverso il centro di gravità geopolitico del Golfo Persico.

“La Francia — spiega Gadel a Formiche.net — ha mantenuto per decenni strette relazioni con i leader del Golfo arabo. Ad esempio, si tende a pensare che l’ottimo rapporto con gli Emirati Arabi Uniti sia dovuto all’amicizia tra Macron e bin Zayed, ma ciò significherebbe dimenticare gli stretti legami tra Jaques Chirac e Sheikh Zayed”.

L’attenzione della Francia per il Golfo non è quindi una novità. “Da parte sua — continua — Macron sa anche che nella regione si concentrano le principali poste in gioco in termini di sicurezza e geopolitica: l’approvvigionamento energetico, la sicurezza regionale e la strategia di penetrazione della Cina”.

È particolare la tempistica: come detto, la visita francese dei due principali attori del Golfo arriva a pochi giorni di distanza dal viaggio mediorientale di Biden. Macron cerca anche di capitalizzare il parziale disimpegno americano dall’area MENA? “Il fatto che i Paesi arabi del Golfo stanno cambiando prospettiva sul loro tradizionale alleato, di cui mettono in dubbio l’affidabilità”, crea ulteriore spazio e interesse su certi contatti.

“In effetti, la politica estera di Macron, in particolare in Medio Oriente, può essere analizzata anche in base a una logica di mosse politiche e di opportunità”, spiega l’esperta. Vedere il caso del Libano, quando il presidente francese sembrava essersi intestato le sorti del Paese la cui crisi fu esposta al mondo dopo l’esplosione al porto di Beirut del 4 agosto 2020. Operazioni che in parte stanno riuscendo, se si considera che il francese fu l’unico leader occidentale a essere invitato alla Conferenza internazionale di dialogo che Baghdad ha organizzato a settembre 2021.

I francesi, per altro, stanno cercando di mettere in piedi una seconda conferenza di Baghdad entro la fine dell’anno, sul modello della precedente. Quell’incontro aveva permesso tra le varie cose di far sedere allo stesso tavolo rappresentanti iraniani e sauditi per la prima volta, e da lì si era aperta a una serie di dialoghi mediati dal governo iracheno. Uno degli obiettivi dell’Eliseo è evitare una nuova escalation nella regione, in particolare in caso di fallimento dei negoziati sul nucleare iraniano. Non è un caso se dal governo francese si stiano muovendo idee per permettere all’Iran di esportare petrolio escludendo le sanzioni (sfruttando la necessità straordinaria dettata dallo scombussolamento del mercato energetico prodotto dalla guerra russa in Ucraina).

“Macron si sta posizionando come leader sulle questioni regionali, il che lo fa apparire alla guida di alcuni dossier legati all’UE. Ciò è stato rafforzato durante la presidenza francese dell’Unione, sebbene la guerra in Ucraina abbia dominato l’agenda. Ma la Francia ha anche mostrato nel corso del tempo un gioco personale, in particolare in Medio Oriente, grazie ai forti legami bilaterali con molti Paesi della regione, ma anche al fatto che l’UE raramente parla con una sola voce sugli affari esteri”, aggiunge Gadel.

Bin Zayed, Sisi, Abbas, Raisi, e sta per ricevere bin Salman a Parigi: un’agenda fitta quella degli ultimi giorni, che non sembra certo frutto del caso. Non è così? “Si può pensare che la questione della sicurezza regionale (il JCPOA per il nucleare iraniano, gli accordi di Abraham) saranno in cima ai temi sul tavolo, così come le questioni energetiche, ma senza molte speranze su quel fronte. I Paesi del Golfo sono vincolati alle loro capacità produttive e alle decisioni del formato OPEC+”, conclude l’esperta del centro studi francese.

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