Zonergy, società fondata nel 2007 su iniziativa del colosso tecnologico Zte, ha aperto un ufficio a Milano per entrare nel settore europeo delle energie rinnovabili. I dettagli dell’accordo e l’impegno della diplomazia cinese

Il 27 luglio scorso Zonergy, principale fornitore cinese di soluzioni per le energie rinnovabili specializzato in microgrid intelligenti, ha inaugurato una nuova sede a Milano ampliando la propria presenza in Europa e in Italia. L’obiettivo, recita un comunicato stampa, è entrare nel settore europeo delle energie rinnovabili offrendo alcune delle soluzioni più avanzate in termini di pannelli solari, moduli fotovoltaici e soluzioni di accumulo di energia a tutti i professionisti del settore dell’energia solare che operano nel settore residenziale, commerciale e su larga scala.

L’ACCORDO CON DESASOLAR

Zonergy è una società fondata nel 2007 su iniziativa del colosso tecnologico Zte che ne ha venduto tutte le azioni nell’ultimo trimestre 2021. Per la distribuzione delle proprie soluzioni in Italia, lavorerà in sinergia con Desolar, la nuova business unit di Desa Srl (società specializzata nella distribuzione di prodotti elettronici con un fatturato di 130 milioni di euro) sotto il coordinamento del Gruppo Obor (Obor è l’acronimo di “One Belt One Road”, cioè la Via della Seta) che si occupa di import-export con la Cina. “Dopo anni di ricerca e sviluppo, siamo più che pronti per entrare nel mercato europeo”, Kevin Changbin Qiu, vicepresidente esecutivo di Zonergy, ha commentato. “In effetti, questo settore acquisirà più trazione nel tempo con un fabbisogno energetico sempre crescente, motivo per cui intendiamo ospitare un ambizioso piano di crescita per l’Europa che sarà lanciato nei prossimi mesi”.

LA DIPLOMAZIA CINESE AL LAVORO

Presenti tra gli altri all’evento, avvenuto presso l’Hotel Four-Season di Milano, Marco Bettin, direttore generale della neonata Italy China Council Foundation (integrazione tra la Camera di Commercio Italo Cinese e la Fondazione Italia Cina), e un rappresentante del Consolato generale della Repubblica popolare cinese a Milano. Un mese fa il console Liu Kan era intervenuto sulle pagine della cronaca di Milano del Corriere della Sera per commentare i recenti casi di esercizio dei poteri speciali da parte del governo Draghi per fermare investimenti cinesi che ponevano rischi per la sicurezza nazionale (“vaghe motivazioni” secondo il console). Il diplomatico sottolineava “grandi potenziali e luminose prospettive per una cooperazione di reciproco vantaggio” tra Cina e Italia in diversi settori, tra cui nuove energie, comunicazioni e digitale; “ma per realizzare tutto ciò è richiesta la fiducia reciproca, l’impegno congiunto e la volontà di ‘fare di più’”, concludeva sottintendendo insoddisfazione per le scelte del governo Draghi, soprattutto sui temi centrali del Pnrr, cioè le transizioni digitale ed energetica.

LE MIRE CINESI SUL PNRR

A settembre dell’anno scorso, lo stesso diplomatico aveva dichiarato che le aziende cinesi sono “disposte a prendere parte attivamente al Piano nazionale di rilancio dell’Italia, esplorando opportunità di cooperazione nei settori della sostenibilità, del digitale e della sanità, con la volontà di promuovere vantaggi reciproci e risultati win-win”. Settori critici, notavamo su Formiche.net, sia per la loro rilevanza nel Pnrr, sia per la loro importanza nella transizione ecologica e digitale, sia per la mole di dati sensibili che contengono e che potrebbero riaccendere le preoccupazioni già emerse sul ruolo delle aziende cinesi – Huawei e Zte – nel 5G.

IL DOMINIO DI PECHINO NEL VOTOVOLTAICO

Un recente rapporto dell’Agenzia internazionale dell’energia ha confermato come l’industria del fotovoltaico sia in mano alla Cina. Come avvenuto per moltissimi settori industriali, nell’ultimo decennio i Paesi europei, gli Stati Uniti e il Giappone hanno appaltato alla Cina la produzione materiale. Tanto che oggi, ha spiegato il documento, il controllo cinese in tutte le fasi di produzione di un pannello solare supera l’80% (di contro, il mercato cinese assorbe meno del 40% dei pannelli prodotti al mondo). Inoltre, i primi dieci fornitori di equipaggiamento per costruire i pannelli sono tutti cinesi. Nel 2021 la Cina ha esportato fotovoltaico per oltre 30 miliardi di dollari e investito nell’industria di Malesia e Vietnam, che a loro volta esportano materiale per altri 10 miliardi.

LA QUESTIONE DIRITTI UMANI

Gran parte del materiale alla base delle celle fotovoltaiche, il polisilicio, è prodotto nella regione dello Xinjiang, dove il governo cinese violerebbe i diritti umani secondo diversi Paesi tra cui gli Stati Uniti. Gli Stati Uniti hanno recentemente approvato lo Uyghur Forced Labour Prevention Act, che vieta l’importazione nel Paese con polisilicio proveniente dallo Xinjiang alla luce delle preoccupazioni sul lavoro forzato. Anche Zonergy è presente nella zona.

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