L’agenzia di rating traccia uno scenario qualora la Russia sospendesse quasi del tutto le forniture all’Europa. Berlino finirebbe dritta in recessione a causa della sua dipendenza pressoché totale dal metano russo. Mentre l’Italia potrebbe cavarsela meglio

 

E se Mosca dovesse per davvero chiudere i rubinetti del gas? Senza aspettare mosse e contromosse dell’Europa, a cominciare dal tanto ambito price cap? Standard&Poor’s si è fatta un’idea. In uno scenario al ribasso in cui la Russia tagliasse le esportazioni di gas verso l’Europa e scattasse un razionamento obbligatorio nell’Ue, la Germania cadrebbe in recessione, la crescita dell’eurozona si indebolirebbe e l’inflazione rimarrebbe alta più a lungo. E poi, spiega l’agenzia di rating, un’inflazione molto più elevata costringerebbe la Banca centrale europea ad aumentare il tasso di rifinanziamento al 3% entro l’inizio del 2024, nonostante una crescita molto più debole.

Il titolo del report è abbastanza eloquente, L’Europa si prepara a un inverno tetro e illustra uno scenario al ribasso rispetto alle previsioni economiche di base pubblicate a fine giugno. Da allora, i prezzi del gas sono ulteriormente aumentati e le prospettive di inflazione sono peggiorate. Secondo gli economisti di Standard&Poor’s tre fattori determinano l’impatto economico Paese per Paese. Primo, quanto l’economia e soprattutto l’industria dipendono dal gas naturale, direttamente o indirettamente, secondo, la dimensione della quota di gas russo nel consumo totale di gas e, terzo, quanto i governi sono disposti a proteggere le famiglie e le imprese da costi energetici all’ingrosso più elevati.

In Germania, il colpo alla spesa dei consumatori è previsto molto più pronunciato a causa dell’inflazione relativamente più elevata, spinta al rialzo dalla tassa speciale introdotta in ottobre in aggiunta ai prezzi al dettaglio del gas già molto più elevati. L’impatto sull’economia francese sarebbe invece più debole perché l’industria utilizza molta più energia dal nucleare. Inoltre, il governo francese ha limitato l’aumento delle tariffe domestiche regolamentate almeno fino al 2022.

Uno dei motivi principali per cui l’Italia dovrebbe soffrire meno della Germania, sottolinea S&P, è che lo Stivale ha fatto più progressi della Germania nel diversificare le proprie risorse energetiche con oltre tre quinti del suo gas che ora proviene da fonti non russe, principalmente dall’Algeria. Questo, ha precisato l’agenzia di rating, naturalmente non mette al riparo l’economia italiana dal costo più elevato del gas proveniente da produttori non russi.

Non è finita. Un’inflazione significativamente più alta in tutta l’eurozona renderà più probabile che l’inflazione più alta si incorpori nelle economie nazionali. Nel tentativo di frenare questo effetto, se non prevenirlo del tutto, la Bce aumenterebbe il tasso di rifinanziamento al di sopra della nostra linea di base di una media di 70 punti base nel 2023 e di altri 40 punti base nel 2024, portandolo al di sopra del 3% all’inizio del 2024 , secondo le simulazioni del rapporto.

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