Una prima fornitura di droni Shahed e Mohajer prodotti dall’Iran è arrivata in Russia ed già operativa per aiutare Mosca nel conflitto ucraino. Ma i velivoli hanno bug nel sistema. E i russi non sarebbero soddisfatti

Secondo informazioni ottenute dal Washington Post tramite agenzie di intelligence occidentali, i droni che l’Iran ha venduto alla Russia per aiutarla nell’invasione dell’Ucraina hanno dei problemi. I russi non sarebbero soddisfatti della fornitura perché i velivoli avrebbero diversi bug nel sistema.

Una spedizione — trance iniziale di un pacchetto più ampio — sarebbe arrivata in Russia tramite aerei militari a metà agosto e sarebbe già in rodaggio operativo. Questa commessa comprendeva due modelli di droni Shahed, lo Shahed-129 e lo Shahed-191, oltre al Mohajer-6. Tutti sono considerati tra i migliori droni militari in mano all’Iran, progettati per attacchi e sorveglianza.

L’amministrazione Biden ha avvertito a luglio che la Russia si stava preparando ad acquisire droni iraniani per condurre attacchi aria-superficie, guerra elettronica e targeting sul campo di battaglia ucraino. Altre informazioni più precise sono uscite i primi di agosto. La fornitura iraniana era stata accompagnata da scetticismo: non è chiaro quanto Teheran sia in grado di produrre in massa questi velivoli — si parla che la Russia ne abbia ordinati centinaia — e con quale qualità. Stando ai rumors sui problemi tecnici, alcuni dubbi rimangono.

Tuttavia Mosca ha bisogno di colmare una lacuna cruciale nella campagna militare ucraina. La Russia, che dispone di 1.500-2.000 UAV militari di sorveglianza, ha relativamente pochi droni per colpire con precisione obiettivi in profondità nel territorio nemico. Differentemente l’Ucraina si è dotata dei velivoli senza pilota di fabbricazione turca, come i Bayraktar TB-2, che hanno dimostrato buone funzionalità.

Uno dei maggiori problemi della Russia in questo momento è che le sue forze aeree non possono colpire dietro le linee ucraine. Quindi non possono impedire all’Ucraina di rinforzare le proprie posizioni e di rifornirsi di scorte e molti degli UAV (acronimo inglese dei velivoli senza pilota) russi vengono abbattuti o persi dai sistemi di guerra elettronica ucraini. In definitiva, le forze del Cremlino non hanno modo di limitare i danni che gli Himars e gli altri sistemi di artiglieria più tecnologica forniti dall’Occidente stanno infliggendo loro.

Un deficit tattico non secondario se si considera che questi tipi di armamenti sono protagonisti delle azioni di controffensiva in aree come quella di Kherson. Una problematica che si allarga al campo strategico se si pensa che il consolidamento delle posizioni attuali potrebbe essere uno degli obiettivi a breve termine per Mosca da cui far partire la costruzione di uno status quo accettabile per la Comunità internazionale.

L’accordo tra Iran e Russia è stato negoziato per diversi mesi da un team guidato dal generale Seyed Hojjatollah Qureishi, capo della divisione forniture e logistica del ministero della Difesa iraniano, e dall’addetto militare russo a Teheran. Nell’intesa non sono coinvolti (almeno formalmente) i Pasdaran, ma i militari regolari civili. Nonostante questo potenzialmente imbarazzante collegamento è difficile che verranno influenzati i colloqui in corso per ricomporre il Jcpoa, l’accordo per il congelamento del programma nucleare iraniano.

Ma l’ulteriore approfondimento dei legami militari tra l’Iran e la Russia è di per sé uno sviluppo preoccupante per gli Stati Uniti e i suoi alleati. Si tratta di un passaggio in più nella consolidazione di un allineamento che trova nell’anti-occidentalismo il suo principale punto di contatto. “Dal punto di vista dell’Iran, le relazioni con gli Stati Uniti non possono essere migliorate e gli europei non sono abbastanza potenti da proteggere gli interessi iraniani, ha spiegato Sina Azodi, esperto di Iran della Elliott School: “Ma Russia e Cina possono aiutare l’Iran a contrastare l’Occidente”.

E per Mosca (e Pechino) è un’occasione. Domani, mercoledì 31 agosto, il ministro degli Esteri iraniano sarà a Mosca per incontri con la leadership russa, la quale negli ultimi due mesi ha visitato Teheran. Mentre unità russe e iraniane si sono esercitate recentemente in Venezuela e forze cinesi hanno raggiunto la Russia per manovra congiunte insieme ad altri Paesi — anche se Pechino specifica che queste attività “non sono correlate all’attuale situazione internazionale e regionale”, ossia a un’assistenza  nella guerra in Ucraina.

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