Intervista al presidente di Assocarta, rappresentante della filiera maggiormente esposta alla crisi innescata dall’impennata dei prezzi dell’energia. Molte aziende hanno posticipato la ripresa delle attività, difficile dire chi ce la farà e chi invece getterà la spugna. Impossibile investire e pianificare il futuro con questa volatilità, il price cap è la soluzione

Conto alla rovescia, prima che il punto di non ritorno venga superato. Le imprese italiane sono alla loro prova più difficile, stritolate da un costo dell’energia che sta letteralmente sfuggendo di mano. Il gas e il suo prezzo (solo pochi giorni fa il picco di 320 euro per megawattora), stanno spingendo non pochi imprenditori a domandarsi se valga la pena continuare a tenere accesi i macchinari, oppure spegnerli per sempre.

Tra le imprese più esposte c’è quelle della carta, la cui attività è dipendente in tutto e per tutto dal gas. Formiche.net, ne ha discusso con Lorenzo Poli, presidente di Assocarta e rappresentante di una filiera che ogni giorno rischia di non riaprire più i battenti. “In questo momento sulle imprese della carta c’è una pressione altissima, anche emotiva. Molte aziende hanno deciso di non riaprire questa settimana ma di rimandare la ripresa delle attività alla settimana prossima. E lì credo che capiremo chi degli associati è disposto a sostenere questo livello di costi”, spiega il numero uno di Assocarta.

“Ora il problema è però anche un altro. Ci sono da trovare nuovi fornitori di energia, ci sono imprese ancora in alto mare, o che stanno facendo melina per capire come affrontare questo mercato stravolto”. Alla domanda se le imprese della carta, emblema dell’industria energivora, stiano ancora riuscendo a scaricare il costo dell’energia sui consumatori finali (la maggior spesa per la bolletta la si recupera in parte alzando il prezzo del prodotto lavorato), Poli risponde con un no. “Non che mi risulti in questo momento, non sta accadendo. Penso lo capiremo molto meglio la settimana prossima, se cioè l’offerta incontrerà una qualche forma di domanda. Oggi, come ho detto, la scelta è quella di rimandare la ripresa delle attività”.

Altro tema, il tetto al prezzo del gas, proposto in sede europea in tempi non sospetti dal premier Mario Draghi. La sponda delle imprese c’è tutta. “Non posso che essere favorevole, è una soluzione al problema. Vede, noi abbiamo tre tipi di problemi. Il primo è quello dei fornitori, un secondo punto è quello delle fermate tecniche, per stoccare un po’ di gas. Mi spiego, una cartiera ogni tanto si ferma per accumulare e risparmiare un po’ di energia. Bene, ma sulla base di quali regole, previsioni, stocca gas? Noi oggi questo non lo sappiamo ed è un problema. E poi c’è il prezzo. Se l’Europa sale troppo in termini di costo, gli altri continenti aumenteranno il prezzo, dunque se si mette un tetto è certamente positivo”.

Ma non è finita. Ci sono gli investimenti da pianificare a giustificare il price cap. “Come tutte le imprese, anche le cartiere hanno degli impegni commerciali da rispettare, impegni che hanno un arco temporale di mesi. Ora, con questa volatilità del prezzo, come si fa a pianificare gli investimenti e a onorare la fornitura del prodotto? Se oggi pago il gas 200, domani 300, poi 400 e magari tra due mesi 150, come posso io imprenditore portare avanti una strategia commerciale e industriale. Ho bisogno di un minimo di certezze e allora, anche in questa logica, un tetto fisso può certamente aiutare”.

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