In una bozza di dpcm le nuove regole sul golden power. Semplificata la procedura della notifica, con la prenotifica le aziende potranno evitare attese inutili e dannose. Lo scudo dei poteri speciali è sempre più ampio ma da ora in poi l’iter sarà più semplice. I dettagli

Il governo Draghi mette un freno al golden power. Con un dpcm Palazzo Chigi semplifica la normativa dei poteri speciali. Tra le novità nel decreto – di cui Formiche.net ha visionato una bozza – la disciplina della prenotifica: un escamotage per ridurre l’impatto dell’intervento dello Stato sull’economia e le imprese italiane e, si legge nella relazione illustrativa, “ridurre le numerose cosiddette notifiche prudenziali”.

Introdotto con il decreto-legge n. 21 del 2012, ai tempi del governo Monti, il golden power è la facoltà in capo al governo di porre un veto sull’adozione di delibere, atti o operazioni delle imprese che gestiscono attività strategiche, dettando condizioni e prescrizioni oppure opponendo un veto all’acquisto di partecipazioni. Negli anni i settori strategici protetti dallo “scudo” contro i predatori stranieri sono andati aumentando. Dalla Difesa e la sicurezza nazionale, l’energia, i trasporti e le comunicazioni fino, più recentemente, ad altri asset come la rete 5G o il farmaceutico.

Il crescendo è stato accelerato dalla pandemia e dal picco di operazioni predatorie contro asset strategici italiani culminato, fra l’altro, con la recente introduzione di un obbligo di notificare la stessa costituzione di imprese strategiche. Un ombrello che è cresciuto molto, troppo secondo alcuni osservatori. Solo nel 2021, si legge nell’annuale rapporto sul golden power, a Palazzo Chigi sono arrivate ben 496 notifiche, una media di 1,3 al giorno, a fronte delle 341 e delle 83 rispettivamente registrate nel 2020 e nel 2019.

Con il nuovo dpcm, in attuazione del Dl Taglia-prezzi Ucraina dello scorso marzo, il governo alleggerisce la procedura di notifica da parte delle aziende e interviene interviene sulle attività propedeutiche all’esercizio dei poteri speciali. Nello specifico, la disciplina della prenotifica permette di evitare, se ci sono le condizioni, il farraginoso iter burocratico della notifica. Un passaggio che spesso, anche per la quantità di segnalazioni che ormai sommergono il gruppo di coordinamento di Palazzo Chigi ogni anno, rischia di tenere col fiato sospeso per mesi interi le aziende.

In sostanza, l’impresa interessata dovrà trasmettere al dipartimento per il Coordinamento amministrativo della presidenza del Consiglio un’informativa con i dettagli sul progetto di costituzione, acquisizione, delibera, atto o operazione. Una volta inviata la documentazione, entro trenta giorni il gruppo di coordinamento dovrà decidere se ci sono i presupposti per una notifica formale o se, pur essendoci sulla carta, siano “manifestamente insussistenti”.

L’articolo 2 del decreto, che porta la firma del sottosegretario di Stato Roberto Garofoli, elenca le amministrazioni coinvolte nella decisione sull’utilizzo dei poteri speciali. Assieme a Palazzo Chigi, sono elencati i singoli uffici all’interno dei ministeri degli Esteri, Difesa, Economia e finanze, giustizia, infrastrutture e mobilità sostenibili, interno, politiche agricole, alimentari e forestali, salute, sviluppo economico, transizione ecologica. Inclusi nella lista anche i dipartimenti per l’Editoria e per l’innovazione della presidenza del Consiglio.

Nel decreto sono poi illustrate altre misure di semplificazione delle procedure, dalla previsione delle notifiche da inviare esclusivamente per via telematica ad iter abbreviati “nel caso di operazioni infragruppo” e comunque “in assenza di minaccia per un grave pregiudizio” per gli interessi tutelati dalla normativa. Da tempo il governo era allo studio di una riforma che alleggerisse le procedure per l’esercizio dei poteri speciali.

Esclusa la possibilità di un indennizzo economico a favore delle aziende a cui sono rivolti i veti o le prescrizioni, in una recente intervista al Sole 24 Ore il segretario generale di Palazzo Chigi Roberto Chieppa aveva aperto a una revisione delle regole con l’obiettivo di “aumentare la prevedibilitèà delle decisioni” e consentire dunque alle imprese di “meglio orientare i propri investimenti e assumere scelte compatibili con l’interesse nazionale”. Una svolta peraltro richiesta da più parti.

Critico ad esempio l’Istituto Bruno Leoni, think tank di ispirazione liberale, che in un recente articolo ha definito il golden power “l’apoteosi dello statalismo” scagliandosi contro il record di notifiche. D’altra parte, i poteri speciali inaugurati dal governo Monti si sono rivelati in questi anni uno strumento efficace per tutelare la sicurezza nazionale dall’impatto geopolitico non secondario. Non a caso i veti apposti da Mario Draghi nel suo anno e mezzo di permanenza a Piazza Colonna hanno tutti riguardato tentativi di acquisizione o altre operazioni di aziende cinesi, dalle mire di Huawei sulla rete 5G al caso del gioiello della robotica italiana Robox finito nel mirino della cinese Efort Intelligent Equipment.

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