Dopo mesi di riflessioni e rilanci, alla fine il Tesoro spariglia le carte e apre i negoziati con la cordata franco-americana, tagliando fuori i tedeschi di Lufthansa e il gruppo delle crociere. Ora lo Stato rimarrà in forze nella compagnia. Ma attenzione alle elezioni, Lega e FdI mandano già segnali

Non che al Tesoro ci fosse aria di bluff, ma quello che è certo è che le carte sono state sparigliate, sul filo di lana. E così, quella che fino a poche ore prima appariva una certezza si è trasformata in pochi minuti in una sorta di abbaglio. Poche righe stringate in un comunicato diffuso dal ministero dell’Economia a metà mattinata sono bastate a dare tutt’altra direzione e assetti nella cessione di Ita da parte dello Stato.

LA SCELTA DEL GOVERNO

Non sarà il tandem Msc-Lufthansa a mettere le zampe sulla compagnia nata dalle ceneri di Alitalia, bensì il trio Delta-Air France insieme al fondo americano Certares. Il Tesoro, oggi socio al 100% di Ita, ha comunicato infatti che “ad esito della procedura disciplinata dal Dpcm 11 febbraio 2022 e finalizzata alla cessione del controllo di Ita, sarà avviato un negoziato in esclusiva con il consorzio formato da Certares Management, Delta Airlines e Air France-Klm, la cui offerta è stata ritenuta maggiormente rispondente agli obiettivi fissati dal Dpcm. Alla conclusione del negoziato in esclusiva si procederà alla sottoscrizione di accordi vincolanti solo in presenza di contenuti pienamente soddisfacenti per l’azionista pubblico”.

LO STATO NON SPARISCE. ANZI…

Tradotto, l’offerta franco-americana era più confacente ai desiderata del governo di Mario Draghi e del titolare del Mef, Daniele Franco, quelli cioè di rimanere dentro Ita in forze. Certares d’altronde offrivano 650 milioni per una quota poco sotto il 60%, lasciando poco più del 40% nelle mani del Mef, che prenderebbe a questo punto due posti su cinque in un futuro board di Ita. L’offerta, poi, dà un ruolo centrale a Roma Fiumicino come terzo hub dell’Europa continentale, insieme ad Amsterdam e Parigi. Solo successivamente Delta ed Air France entrerebbero nel capitale, col colosso francese intenzionato a rilevare una quota del 9,9%. Msc e Lufthansa avrebbero invece messo sul piatto 850 milioni di euro per l’80% di Ita, col 60% a Msc, il 20% ai tedeschi e il 20% lasciato in quota marginale Mef, con Fiumicino in veste di hub di Lufthansa del Mediterraneo.

CHI BRINDA (E CHI NO)

Chi può gioire è certamente la cordata franco-americana, che ha espresso soddisfazione per mezzo di Air France. La quale “desidera ringraziare il governo italiano per la considerazione dimostrata nel corso della procedura di gara, durante la quale Certares, Air France-Klm e Delta hanno sottolineato le forti opportunità commerciali che l’operazione offrirà ad Ita, a condizione che vengano ottenute tutte le autorizzazioni del caso”.

Non si può dire lo stesso per Lufthansa, uscita sconfitta nella corsa per Ita. “Dal nostro punto di vista, la nostra offerta congiunta con Msc era e continua ad essere la soluzione migliore per Ita. Prendiamo atto della decisione del governo italiano di intraprendere una strada che consenta una maggiore influenza dello Stato e non preveda una completa privatizzazione di Ita”.

IL REBUS ELEZIONI

Attenzione, c’è però il voto di fine settembre in agguato. E le carte, quelle sì, potrebbero ancora cambiare sul tavolo. La Lega ha già messo le mani avanti, affidando al deputato Edoardo Rixi la posizione del Carroccio. “L’avvio di una negoziazione in esclusiva con il fondo Certares ci coglie di sorpresa. Siamo stupiti di avere appreso una notizia così importante soltanto nelle ultime ore. Ci auguriamo che tale ipotesi consenta di rafforzare lo sviluppo dei flussi turistici, gli investimenti su tutti gli aeroporti italiani, compresi gli scali minori, e soprattutto la salvaguardia della continuità territoriale aerea per mantenere il diritto alla mobilità di tutti. Il nuovo governo, nell’ambito delle prerogative riconosciute dalla procedura, valuterà con grande attenzione tutti questi elementi”.

Sulla stessa scia Fratelli d’Italia, per il quale “solo un governo con una visione e una strategia comune può decidere il futuro della compagnia di bandiera. Le decisioni su un settore strategico per la Nazione spettano al prossimo esecutivo che uscirà dalle urne, espressione della volontà dei cittadini italiani che voteranno il 25 settembre. La tutela del lavoro dei dipendenti Ita e del comparto aereo deve essere tra le priorità. La storia dell’aviazione civile italiana dev’essere tutelata, non può essere cancellata o ceduta a ridosso di una scadenza elettorale”.

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