Proseguono le provocazioni cinesi intorno all’isola di Taiwan. Una nuova esercitazione militare mira a valutare la prontezza delle Forze armate di Pechino nel reagire ad attacchi con sottomarini, aerei e missili. Un’ennesima rappresaglia contro le due visite delle delegazioni Usa a Taipei, a cui si è aggiunta quella del governatore dello Stato dell’Indiana, Eric Holcomb

La tensione intorno a Taiwan e nell’Indo-Pacifico rimane alta. Le Forze armate cinesi sono infatti impegnate in nuove esercitazioni a fuoco vivo nel Mar cinese orientale, a cui si aggiungono ulteriori manovre a largo di Taiwan. A riferirlo è l’agenzia governativa Maritime safety administration (Msa) che ha rilasciato anche alcuni dettagli sulle operazioni iniziate nel corso della notte, che dovrebbero concludersi alle 16 (ora locale). Non solo, secondo la nota “durante le esercitazioni verrà proibito il passaggio delle imbarcazioni nelle aree interessate”. Proprio la scorsa settimana, il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Wang Webin, aveva parlato dell’intensificarsi delle esercitazioni militari a largo dell’isola, definendole “necessarie e legittime”, anche in risposta alle ultime “provocazioni” degli Stati Uniti che hanno inviato questo mese due delegazioni a Taipei, la prima della speaker della Camera, Nancy Pelosi, e la seconda guidata dal senatore Ed Markey. A queste si aggiunge quella del governatore dello Stato dell’Indiana, Eric Holcomb, appena sbarcato sull’isola per una serie di incontri dedicati soprattutto a questioni economiche. Tuttavia, secondo il quotidiano Nikkei, se scoppiasse una guerra i costi sarebbero immensi, arrivando fino ai 2600 miliardi di dollari.

Nuove esercitazioni

Il Comando del fronte orientale dell’Esercito popolare di liberazione cinese ha riferito che le manovre intorno a Taiwan “si concentreranno sulla guerra antisommergibile e i combattimenti aeronavali”, senza però rivelare dettagli precisi su dove si svolgeranno. Le manovre coinvolgono infatti i due pattugliatori Jiaxing e Shiyan e mirano a valutare la prontezza delle Forze armate di Pechino nel reagire ad attacchi con sottomarini, aerei e missili. La notizia di tali esercitazioni arriva inoltre il giorno dopo l’individuazione di 12 aerei militari e cinque navi cinesi che sono stati visti operare proprio vicino alla linea mediana che segna un confine di fatto tra l’isola e il continente. Non è una novità che il Dragone abbia intensificato le esercitazioni militari, in aumento nelle ultime settimane.

Un’altra delegazione Usa visita Taiwan

Eric Holcomb è stato ricevuto dalla presidentessa taiwanese Tsai Ing-wen secondo cui Indiana e Taiwan possono vantare “una lunga storia” di relazioni e puntare a farle avanzare ancora di più in futuro. L’Indiana, come ha ricordato il governatore, è stato infatti il primo Stato degli Usa a gemellarsi con Taiwan. “I cittadini dell’Indiana e Taiwan hanno molti valori condivisi, interessi e obiettivi comuni, e ci saranno più opportunità per rafforzare e coltivare le reciproche relazioni perché quando le due economie cresceranno insieme, saranno in grado di formare una partnership strategica”, ha spiegato Holcomb. Nel corso dell’incontro il capo di Stato ha invitato inoltre “gli alleati (democratici)” a “unire e rafforzare la loro cooperazione in tutti i campi” di fronte “all’espansione dell’autoritarismo” nel mondo. Prima di dirigersi verso la Corea del Sud, Holcomb è ora pronto a far visita ai rappresentanti dell’industria di semiconduttori dell’isola per firmare diversi accordi, tra cui un memorandum che istituirà una partnership economica con l’isola, destinata a rafforzare la cooperazione in settori-chiave quali semiconduttori, biochimica, tecnologia e produzione innovativa.

Aumentano le cooperazioni di Taipei

Taiwan è ora pronta a rafforzare le proprie sinergie con i partner democratici, anche nel settore dei microchip. A favore della “sicurezza economica” che rappresenta “un pilastro della sicurezza nazionale e regionale”, come ha spiegato la presidente Tsai alla delegazione Usa guidata da Holcomb. La partnership, che arriva dopo la dichiarazione di Washingotn di voler intensificare il rapporto economico con Taipei, poggia le proprie basi sul “Chips and Science Act”, la legge federale Usa firmata dal presidente Joe Biden il 9 agosto di quest’anno che prevede l’investimento di miliardi di dollari per incentivare sia la ricerca sia la produzione nazionale di semiconduttori. Taipei rafforzerà infatti la cooperazione con i partner democratici per creare una filiera affidabile, in risposta “alla continua espansione dell’autoritarismo a livello globale”, come sottolineato da Tsai. La presidente ha poi lanciato un appello proprio in riferimento alle esercitazioni militari lanciate da Pechino, “gli alleati democratici devono rimanere insieme ed espandere la cooperazione in tutte le aree”.

Il possibile costo della guerra

Il quotidiano Nikkei ha provato a fare una previsione di quelli che sarebbero i costi dello scoppio di un conflitto nello Stretto di Taiwan. Una tale escalation potrebbe innescare una serie di sanzioni economiche a carico della Cina da parte degli Stati Uniti, dei Paesi dell’Ue e del Giappone, che rischierebbero però di rivelarsi un’arma a doppio taglio, causando danni all’economia globale per oltre 2600 miliardi di dollari, una cifra immensa pari a circa il 3% del Pil mondiale. Secondo il giornale un così preoccupante scenario economico emerge da un report presentato al Consiglio di Stato della Cina lo scorso aprile e dai dati raccolti dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) per stimare gli effetti di un blocco degli scambi tra la Cina e le altre più grandi economie globali, in caso si verificasse un conflitto a Taiwan. Il rapporto analizza cosa accadrebbe se Usa, Europa e Giappone imponessero alla Cina sanzioni analoghe a quelle adottate nei confronti della Russia dopo l’invasione dell’Ucraina: “Se gli Usa e i loro alleati si attivassero per varare sanzioni, la Cina tornerebbe a un’economia pianificata chiusa al mondo”. Nikkei, nel fare un confronto, ha ricordato come il Pil cinese sia dieci volte superiore a quello russo, e come l’economia del Dragone sia più interconnessa di quella russa a livello internazionale.

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