Intervista all’ex presidente della Camera: “L’approccio con la Russia? Dovremmo argomentare perché c’è un primato della democrazia rispetto alla non democrazia. I leader europei? Senza Draghi e Merkel ne restano solo di nazionali…”

Il gas in Europa costa dieci volte più degli Usa e Mario Draghi ha chiuso ad uno scostamento di bilancio: sarebbe meglio, su temi così delicati, che ci fosse il “consenso di tutte le parti”. Lo dice a Formiche.net il presidente emerito della Camera, Luciano Violante che, partendo dall’emergenza energetica, analizza il trend della campagna elettorale e i riverberi internazionali dello status quo italiano.

Patto di responsabilità tra i partiti sul caro bollette: lo hanno proposto Crosetto, Calenda, Giorgetti. È questo spirito repubblicano che occorre alla politica per affrontare le emergenze? E con quali premesse attuarlo?

La prima vittima delle campagne elettorali è l’interesse generale. Si lotta per il primato e conta soprattutto vincere; è normale. Il presidente Draghi ha detto chiaramente che non intende proporre ulteriori sfondamenti di bilancio. In secondo luogo, credo che ci sia la questione del recupero dell’imposta sugli extraprofitti che molte imprese non hanno ancora pagato. Terzo punto: senza il rigassificatore di Piombino ogni sforzo sarebbe vano. Per cui abbiamo sul tappeto elementi molto concreti al di là della propaganda. Sarebbe bene, su temi così delicati, che ci fosse il consenso di tutte le parti.

Crede che questo appello troverà terreno fertile? Oppure c’è il rischio che prevalgano gli egoismi politici, partitici e economici?

Francamente non so rispondere. Come tanti, spero che il conflitto a tutto campo finisca il 25 settembre e che dal 26 si cominci a guardare la realtà.

Che idea si è fatto delle osservazioni pubblicate dal Financial Times sulla speculazione in atto sui titoli italiani?

Non è la prima volta che accade, dobbiamo essere attenti nel presentare progetti. Perché gli speculatori giocano contro l’Italia.

In questo senso le rassicurazioni atlantiste, per esempio, di Giorgia Meloni possono essere sufficienti a sterilizzare non solo le ansie dei mercati, ma anche dei partner internazionali?

Sono dichiarazioni importanti. Ma vanno valutate nel concreto sulla base dei comportamenti che verranno tenuti e delle decisioni che verranno adottate.

Al di là delle decisioni dell’Agcom sull’evitare il confronto a due tra Meloni e Letta, denota da un punto di vista generale una sorta di polarizzazione verso due poli?

La polarizzazione c’è. Guardi, capisco bene le esigenze dell’Agcom; ma è utile che i leader dei due schieramenti si confrontino direttamente. Anche per chiarire le posizioni di ciascuno.

Aziende che soffrono per il caro bollette e disagi diffusi: alla chiusura delle urne esiste un rischio anche di disordini sociali?

Dipenderà dalle decisioni del futuro governo. Se risponderanno ai bisogni sociali più impellenti, non ci saranno rischi di questo genere. È tutto nelle mani del futuro governo.

Il nostro futuro dipenderà in larga misura da come la Germania uscita della crisi del gas, ha osservato Lucio Caracciolo: condivide?

È giustissimo, anche se la Germania mi pare che oggi sia il Paese più in difficoltà in Europa sia sul tema energia che nei rapporti con la Russia. Purtroppo sembra che il nuovo cancelliere non abbia ancora saldamente in mano i le redini del suo Paese. Dobbiamo auspicare che ci riesca.

In generale, perché l’Europa sta faticando non poco ad uscire dal primo anno post Merkel?

Abbiamo in uscita tre leader importanti in Europa. Merkel ha lasciato, Draghi è stato sfiduciato e a Macron manca la maggioranza. C’è certamente un vuoto che andrebbe colmato perché contro la Russia bisogna mettere in campo con autorevolezza i nostri valori. Alla prepotenza russa non si può rispondere soltanto con le sanzioni economiche e con la provvista di armi a Kiev; c’è anche un conflitto tra i valori dell’impero putiniano e i valori della democrazia. Noi non stiamo mettendo in campo i valori della nostra democrazia contro quelli della loro autocrazia. Dovremmo argomentare perché c’è un primato della democrazia rispetto alla non democrazia. Questo è uno dei temi della guerra.

C’è anche una carenza di leadership in questo momento su Bruxelles?

Ursula von der Leyen mi pare che eserciti una certa capacità egemonica. Quella ce l’ha. Quanto ai leader dei singoli Paesi, come ho detto prima, mi pare che manchi oggi un leader europeo. Esistono leader nazionali, non europei.

Lo stesso problema lo vede anche riguardo alle elezioni di midterm negli Stati Uniti o pensa che sia solo un problema europeo?

Negli Stati Uniti alcuni governatori repubblicani stanno ridisegnando i collegi per penalizzare i democratici. Il che, francamente, non è coerente con una grande nazione democratica. Poi vedo che Biden è in risalita nei sondaggi: staremo a vedere. Ma resta il problema del peso di questa parte del pianeta. Ricordo che la nazione guida del mondo ha avuto un presidente sconfitto che non ha accettato la sconfitta e ha incitato i suoi ad assaltare la Camera dei Deputati. E i governatori repubblicani che fanno? Ridisegnano i collegi per vincere con la frode. Questo non è un buon momento per la democrazia. Deve essere l’Europa a prendere saldamente in mano questa bandiera.

@FDepalo

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