Il politologo: “Il Pd, essendo il partito di sistema per eccellenza, attira verso di sé i ‘fulmini’. In questo modo, le ‘saette’ degli altri partiti non si notano”. Sulla destra? “Assuefazione dell’opinione pubblica al malcostume”. E il Movimento 5 Stelle “prenderà più voti del previsto, grazie alla svolta laburista di Conte”

La composizione delle liste, per Enrico Letta, è stato un bagno di sangue. Come ha rilevato il sondaggista Giovanni Diamanti proprio su Formiche.net, “la composizione delle liste è uno dei mestieri più infami che ci possano essere”. Polemiche e screzi, come spesso accade, non si limitano a coinvolgere i diretti interessati, siano essi paracadutati o esclusi, bensì coinvolge anche i coniugi. E’ il caso, ad esempio, di Elisabetta Piccolotti, moglie di Nicola Fratoianni (leader di Sinistra Italiana), accusata di aver avuto un ‘seggio sicuro’. Ancor più significativo è il caso di Michela Di Biase, consigliera regionale dem, conosciuta (suo malgrado) come ‘Lady Franceschini’. Eppure, sono oltre sedici anni che milita e ha ruoli – anche di primo piano – all’interno delle amministrazioni Pd. Ora che il suo nome è stato indicato nelle candidature alle politiche, apriti cielo. “Fa tutto parte di un gioco al massacro che vedrà il Pd uscire da questa competizione elettorale con le ossa rotte”. Questa è la previsione di Piero Ignazi, politologo e docente dell’ateneo bolognese.

Rimane il fatto che il Pd, dopo la composizione delle liste, sta ricevendo attacchi estesi anche alle mogli dei candidati. 

Questo è forse uno degli aspetti più vergognosi di questa campagna elettorale. Ma è vergognoso che le persone, le donne che fanno politica, siano considerate come ‘mogli di’ e non per quello che in questi anni hanno fatto loro in autonomia. A prescindere dai mariti e anche più dei mariti talvolta. Questa, purtroppo, al di là del maschilismo stucchevole,  è solo la punta dell’iceberg di un atteggiamento piuttosto diffuso nell’opinione pubblica, che identifica nel Pd una sorta di parafulmine.

Un parafulmine?

Sì, ogni occasione è buona per attaccare il Pd. E in questi giorni lo abbiamo visto bene: dal fuoco amico degli scontenti a certa stampa che amplifica il malumore che, comunque, nella composizione delle liste e con una prospettiva di minoranza nel prossimo esecutivo, era inevitabile. Il Pd, essendo il partito di sistema per eccellenza, attira verso di sé i ‘fulmini’. In questo modo, le ‘saette’ degli altri partiti non si notano.

Sul versante del centrodestra, posto che la questione delle liste dovrebbe definirsi in queste ore, si aspetta screzi?

Nel centrodestra ci saranno non solo più posti in parlamento, ma molte più risorse da gestire visto che la prospettiva è quella di un esecutivo a traino della coalizione. Ma su di loro c’è un altro tipo di approccio anche da parte dell’opinione pubblica. Una sorta di assuefazione alle peggio pratiche della destra.

La candidatura nel collegio europeo del virologo Crisanti ha destato non poche critiche. Tra questi, anche Matteo Renzi non ha lesinato qualche attacco. Eppure anche Italia Viva è insospettabile di simpatie ‘no vax’. 

Ma non è questione di si o non vax. Il vero punto è che Renzi sta utilizzando tutte le frecce che ha nella sua faretra per indebolire il Pd. E l’erosione dei voti, anche in forza dell’operazione fatta con Calenda, sarà sostanziosa. Il Pd è stretto in una tenaglia: da una parte il terzo polo, dall’altra il Movimento 5 Stelle.

Lei pensa che i pentastellati otterranno un buon risultato il 25 settembre?

Certo, molto superiore a quello stimato dai sondaggi. Per una serie di ragioni, a partire dalla svolta laburista impressa dal leader Giuseppe Conte. L’aver messo i temi del lavoro in cima alle priorità e l’aver abbandonato l’agenda ‘Draghi’, sono azioni premianti in termini elettorali.

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