Fissare un price cap è certamente una saggia idea, ma senza un vero ricambio tra i fornitori e una spinta decisiva alle rinnovabili sarà difficile abbassare i prezzi in bolletta. Al governo che verrà consiglio di riflettere senza usare la pancia sul nucleare di ultima generazione. L’inverno? Se si torna a del sano risparmio non muore nessuno, abbiamo sprecato tanto negli anni. Intervista al docente Luiss

Bastasse il tetto al prezzo del gas, di cui l’Europa discuterà non prima di ottobre, a permettere alle imprese italiane di sopravvivere, non ci sarebbe granché da discutere ancora. Ma le cose stanno diversamente e se l’Italia, con le sue aziende e le sue famiglie, vogliono provare a uscire dal tunnel della crisi energetica, allora bisogna fare di più.

Certo, magari aspettando che il decreto Aiuti promesso dal governo, 10-13 miliardi di gittata per provare a spegnere l’incendio delle bollette, veda finalmente la luce. Tra i partiti manca l’accordo e finora il governo ha messo da parte poco più della metà delle risorse necessarie. Meglio, nel frattempo, darsi una mossa. Matteo Caroli, docente di economia e gestione delle imprese internazionali alla Luiss, ha la sua ricetta. Che poggia essenzialmente su tre pilastri.

Il tetto al prezzo del gas è da molti osservatori indicato come la madre di tutte le soluzioni al problema energetico. Forse si pecca di eccesso di ottimismo?

Non direi, parlerei piuttosto di misura utile in questo contesto e che per questa deve essere attuata. Si tratta di un passaggio importante con cui frenare la speculazione sui prezzi, mandando un segnale importante a Mosca. Detto questo, non può bastare a risolvere il problema se è questo il senso della domanda.

Era questo, prego…

Bisogna accelerare la diversificazione delle fonti e dunque dei fornitori, spingere sulle energie rinnovabili, abbattendo il muro della burocrazia e affrontare in maniera laica il discorso del nucleare di ultima generazione. Sul secondo punto, vorrei precisare che nessuno vuole mettere pale eoliche in posti di pregio, però bisogna scegliere, tra transizione o salvaguardia a tutti i costi del paesaggio.

Caroli, lei ha citato il nucleare. Per qualcuno l’energia pulita per eccellenza, per altri un mostro da combattere. La Germania l’atomo lo ha appena abbandonato…

Sulla questione del nucleare vorrei solo dire che il governo che verrà dovrebbe, al netto delle valutazioni di pancia, facesse una verifica tecnica, seria, sulla possibilità di utilizzare il nucleare di ultima generazione.

L’Italia sembra scontare, in modo drammatico, anni di ritardi nell’indipendenza energetica. So che suona un po’ a cantilena, però…

Col senno del poi è sempre facile. Ci sono state delle fasi di grande vicinanza alla Russia, forse in quel momento bisognava diversificare o cominciare a farlo, la miopia c’è stata. Però faccio notare che non siamo gli unici, basta guardare la Germania per rendersene conto. E poi ricordiamoci che il gas russo è sempre costato meno degli altri e dunque è sempre stato conveniente.

Che cosa può insegnarci, se così si può dire, tutta questa situazione?

Ci può insegnare del sano risparmio. Parliamoci chiaramente, veniamo da anni di sprechi e ora forse è giusto ricominciare un po’ a risparmiare. Certamente per le imprese è più difficile, perché debbono produrre in qualche modo.

Dobbiamo aspettarci un inverno lungo e buio?

Io non credo, come ho detto torneremo a del sano risparmio. A 19 gradi si vive bene, chi è più fragile alzerà la temperatura. E poi, mi scusi, un po’ di risparmio fa bene anche al pianeta. O no?

 

 

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