Intervista all’ex manager di Enel e Acea, oggi al vertice di Assoambiente. Più che colpire indiscriminatamente i margini extra, meglio agire sulle rendite accumulate da chi ha guadagnato producendo energia a costi minori e vendendola a prezzo di mercato, come nel caso delle rinnovabili. Il tetto al gas andava messo cinque mesi fa. Putin fa il gradasso? Ha poco da stare allegro

Bisogna fare attenzione quando si maneggia del materiale fragile. Il rischio è che uno scivolone possa mandare tutto in mille pezzi. E gli extra profitti delle imprese energetiche, che il governo vuole tassare al 50% pur di schivare il deficit, lo sono. I soldi servono, ma sul dove prenderli, lì occorre massima lucidità.

Ne è convinto Chicco Testa, ex manager di grandi aziende italiane dell’energia, come Enel e Acea e oggi presidente di Assoambiente, che a Formiche.net dà la sua lettura circa l’operazione con cui l’esecutivo di Mario Draghi punta a finanziare parte del decreto con cui raffreddare i prezzi in bolletta. “Tassare gli extra-profitti può essere un qualcosa di sensato, ma bisogna passare a un sistema, già in uso in Europa, che prevede la cattura, dal punto di vista fiscale, delle cosiddette rendite inframarginali (quelle rendite generate quando si hanno costi di produzione più bassi e si guadagna di più, ndr)”, premette Testa.

EXTRA-PROFITTI, NIENTE AMMUCCHIATE

“Questo vuol dire che il gas fa il prezzo, ma le altre fonti, quelle rinnovabili, hanno costi di produzione molto minori e per questo generano degli extra-profitti. E allora, piuttosto che tassare gli extra-profitti erga omnes, meglio fare una modifica di mercato che permetta di individuare i costi minori di alcune fonti energetiche, i quali, come detto, generano dei veri extra-profitti”. La posizione di Testa è chiara, evitare di sparare nel mucchio ma calibrare un intervento sui profitti generati dalla differenza tra i minori costi di produzione dell’energia e il prezzo di vendita al mercato.

LE BALLE DI PUTIN

Altra questione, non meno importante, il tetto al prezzo del gas, su cui il consiglio straordinario dei ministri europei dell’energia è chiamato a decidere, nella riunione in programma domani. “La questione è complessa, la partita è un braccio di ferro con la Russia, la quale ha chiaramente detto che se l’Europa fissa il tetto, Mosca stacca il tubo. Bisogna capire chi cede per primo, non dimentichiamoci che l’Italia e l’Europa sono i primi compratori di gas russo, questo per dire che è una balla il fatto che la Russia non tema il price cap. Lo teme eccome. Detto questo, la questione è politica ma il tetto se proprio vuole saperlo io l’avrei messo cinque mesi fa”.

UN INVERNO FREDDO (ANCHE SE…)

Testa si sbilancia anche sulle previsioni per l’inverno. “Se si azzera il gas russo la vedo dura, se non si azzera tra stoccaggi e misure di risparmio ce la possiamo fare. Anche perché la gente ha capito che bisogna tagliare, fare dei sacrifici. Diciamo questo. Se la Russia dovesse azzerare completamente il rifornimento di gas all’Europa temo che qualche problema l’avremo. Poi c’è il problema del costo dell’energia per questo inverno e le notizie non sono buone, i prezzi continuano a restare alti e il rischio di raddoppio bollette è probabile. Molti ancora non se ne accorgono perché i prezzi erano fissi ma quando scadranno e arriveranno le bollette con i prezzi degli ultimi mesi ce ne accorgeremo tutti”.

WHATEVER IT TAKES PER L’ENERGIA

L’ex manager, infine, lancia una proposta. La Bce, così come ha salvato l’euro dieci anni fa, salvi imprese e famiglie. “Bisogna mettere in campo risorse finanziare gigantesche, per difendere il mercato dalla speculazione, tanto per cominciare. E poi per aiutare chi i costi dell’energia non riesce più a sostenerli. Insomma, la Bce deve entrare in campo e immettere liquidità. Ricordate cosa fece Draghi nel 2012? Disse di essere disposto a tutto pur di salvare l’euro. Ecco, è arrivato il momento di essere disposti a tutto pur di salvare le imprese e le famiglie”.

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