Il tradizionale Forum Ambrosetti sul lago di Como si è aperto all’insegna di due grandi problemi, il costo dell’energia e un possibile attacco ai conti dell’Italia. E da Di Maio arriva una proposta per scaricare sullo Stato il grosso della spesa in bolletta

Bollette, inflazione e possibile attacco al debito sovrano. Non poteva essere altro il canovaccio del tradizionale Forum Ambrosetti, in scena a Cernobbio. Ancora una volta condizionato dai postumi della pandemia, per metà in presenza e per metà virtuale. D’altronde, la buona finanza che da sempre affolla i lavori della tre giorni sul lago di Como, sa bene quanto l’Italia e le sue imprese siano a un passo dal black out (qui l’intervista all’ex segretario della Cisl, Annamaria Furlan). E allora, se da una parte imprenditori e manager tuonano, la politica prossima a cimentarsi nelle urne, non può certo continuare a fare orecchie da mercante.

LO STATO PAGHI LE BOLLETTE

Partendo proprio dal palazzo e dall’emergenza delle emergenze, l’energia, una proposta è arrivata dall’ospite di giornata, Luigi Di Maio. Ovvero accollare allo Stato il grosso della spesa in bollette. “L’unico razionamento che voglio fare in questo momento è sulle bollette delle imprese italiane. Pagare alle imprese le bollette italiane per l’80%, altrimenti le imprese, razionamento o no, non riusciranno ad affrontare l’autunno, neanche l’inverno”, ha spiegato il fondatore di Impegno civico.

Forse non c’è scelta e Di Maio lo sa. “Questo è un momento di grandissima sofferenza per le nostre aziende italiane, dal più piccolo esercizio commerciale alla più grande azienda manifatturiera, tutti stanno soffrendo per prezzo energia che deriva da ricatto di Putin all’Europa, dal gioco che fa nel ridurre le quantità di gas che poi consentono forte speculazioni al Ttf di Amsterdam. Ci sono imprenditori che stanno decidendo se chiudere o se indebitarsi per chiudere a fine anno e questo non è possibile. Le bollette sono 10 volte quelle dello scorso anno, quindi la proposta che facciamo come Impegno civico è un decreto taglia bollette in via emergenziale da qui a fine anno in attesa del tetto del prezzo del gas, un decreto che permetta alle imprese che sia riconosciuto l’80% di bolletta pagato dallo Stato. Significa portare il gas al prezzo pre-crisi”.

OCCHIO AGLI HEDGE FUND

Altro spauracchio, oltre all’inflazione, un possibile attacco al debito sovrano. Gian Maria Gros-Pietro, presidente di Intesa San Paolo non crede sia un grande idea svegliare il can che dorme. “Le scommesse dei fondi contro l’Italia fanno parte della speculazione, che si muove quando i fondamentali le danno qualche speranza di guadagno. L’importante è non creare queste situazioni. Quando si creano delle variazioni di fondo, la speculazione le incrementa, le moltiplica. Non bisogna dare dei pretesti alla speculazione”, ha spiegato.

Parlando poi della recente risalita dello spread, secondo Gros-Pietro “sale per effetto della speculazione che ha sempre bisogno di elementi concreti su cui appoggiarsi”. E l’inflazione? Non credo peggiorerà perché le banche centrali stanno facendo interventi drastici per fermarla, ma questi interventi possono mettere in difficoltà alcuni comparti produttivi. Ricordiamo che l’inflazione è partita per cause strutturali. Prima la pandemia che ha fermato la produzione di interi settori provocando la disruption di catene di fornitura, con un blocco del canale di Suez, tutto questo ha portato aumenti di prezzi e di lì è partita un’inflazione che rischia di autoalimentarsi che può innescare la spirale salari-prezzi e prezzi-salari. Se parte una spirale che sia auto alimenta c’è il rischio di un disastro”.

LE SPERANZE DELLE IMPRESE

Quanto alle aziende, ci sono previsioni di business positive per gli imprenditori e manager, che prevedono un incremento di fatturato e occupazione nel 2022, anche se resta l’allerta per inflazione e crisi energetica. Alla domanda su come la propria azienda stia performando rispetto ai concorrenti, gli oltre 200 manager e imprenditori intervenuti al forum Ambrosetti hanno risposto in maniera positiva.

Va “molto meglio” al 31,4% (nel 2020 era il 16,7%) e “meglio” al 34,3% (nel 2020 era il 37,5%). Chi dice che il proprio business è sostanzialmente in linea con quello dei competitor sono il 41,7%). Anche le previsioni del fatturato 2022 sono positive: il 56,1% afferma che chiuderà l’anno con un +10% e il 26,3% con un giro d’affari fino al 10%. Numeri positivi anche per l’occupazione: il 23,3% la incrementerà di oltre il 10%, mentre il 38,3% stima un aumento dell’organico fino al 10%.

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