Il capo di Stato maggiore della Difesa tedesca annuncia che Berlino è intenzionato ad aumentare la propria presenza nell’Indo Pacifico con dispiegamenti militari e cooperazione con i governi locali. La Germania è interessata per varie ragioni, dirette e indirette: le potenzialità della regione, il contenimento della Cina, l’allineamento con gli Usa

Il capo della Difesa tedesca ha detto a Reuters che la Germania amplierà la propria presenza militare nell’Indo-Pacifico inviando più navi da guerra e unendosi a esercitazioni con Paesi alleati mentre tiene d’occhio l'”enorme” accumulo delle forze armate cinesi. Il generale Eberhard Zorn ha spiegato che la Bundeswehr prevede di inviare truppe per partecipare a esercitazioni in Australia l’anno prossimo, mentre la marina militare invierà una flotta di diverse altre navi nella regione nel 2024. “È così che vogliamo consolidare la nostra presenza nella regione”, ha detto il generale.

La Germania è stata storicamente più timida nella sua politica di sicurezza rispetto ad altri grandi alleati europei come la Francia e il Regno Unito. A monte, la causa di questa postura sta nel ruolo tedesco nelle due guerre mondiali. Dal secondo dopoguerra Berlino si è sempre concentra maggiormente sul commercio come motore delle sue relazioni internazionali. La rapida espansione economica della Cina è stato un fattore che ha trainato la crescita tedesca: Pechino è diventato il primo partner commerciale tedesco nel 2016, restando tale nel 2017, 2018, 2019.

Negli ultimi anni, però, gli alleati politici hanno chiesto alla Germania di mostrare una maggiore leadership, in linea con la sua potenza come maggiore economia e paese più popoloso d’Europa. Berlino, anche davanti alla realtà della guerra russa in Ucraina, inizia a voler rispondere a certe richieste. “Non vogliamo provocare nessuno con la nostra presenza, ma piuttosto inviare un forte segnale di solidarietà con i nostri alleati”, ha dichiarato il capo delle forze armate di Berlino. “Siamo a favore della libertà di navigazione e della salvaguardia delle norme internazionali”.

Secondo Zorn, un tempo la forza militare della Cina risiedeva nel numero di soldati; ora le sue forze armate stanno diventando anche tecnologicamente ben equipaggiate: “Stiamo osservando un’enorme crescita delle forze cinesi”.

A metà agosto, sei Eurofighter della Luftwaffe hanno lasciato la base aerea di Neuburg diretti a Singapore, accompagnati da quattro aerei multiruolo A400M e da tre aerei da trasporto A330. La flotta aerea ha avuto il compito di dimostrare interoperabilità e capacità di dispiegamento rapido (peculiarità degli attuali movimenti americani). Elementi fondamentali visto che i tedeschi non dispongono di basi proprie nella regione indo-pacifica. Successivamente quegli stessi aerei si sono mosso verso Darwin, per prendere parte all’esercitazione militare biennale Pitch Black che si svolge dal 19 agosto al 9 settembre (presenti gli Usa e altre 13 nazioni).

Nel 2020 Berlino ha pubblicato una serie di linee guida di matrice politica riguardo all’Indo Pacifico, pianificando anche turnazioni su un dispiegamento militare. Per il governo tedesco, una delle ragioni della presenza nell’area è legata alla sicurezza delle rotte commerciali globali, considerata un’area di interesse-chiave per la nazione. Ma è chiaro che ci sia anche una ragione più geostrategica, connessa alle enormi potenzialità della regione.

L’aumento delle attività nell’Indo Pacifico si porta dietro interessi diretti per Berlino, ma anche ragioni indirette: la Germania sta valutando se impegnarsi maggiormente per il contenimento della Cina, che può diventare vantaggioso, anche in ottica di stringere le relazioni con Washington. Tramite questo genere di impegni (graditi agli Usa) potrebbe anche pensare di supplire deficit come il probabile non raggiungimento dell’obiettivo del 2 per cento della spesa militare – fissato dalla Nato da tempo, su cui i tedeschi hanno espresso buoni propositi (proiettati al 2027) che però potrebbero slittare.

“Le capacità militari della Germania sono molto limitate in termini di aviazione, marina e dispiegamento in mare aperto. Anche se si tratta della regione indo-pacifica, ci vorrà un lungo ciclo per migliorare le sue capacità”, ha dichiarato giovedì Song Zhongping, esperto militare e commentatore televisivo cinese, in uno di quegli articoli con cui il Global Times detta la linea del Partito/Stato con analisi pungenti pro-Cina e narrazioni strategiche. Nel pezzo – che ha seguito di poche ore le dichiarazioni del generale Zorn – l’approccio guidato dall’amministrazione di Olaf Scholz viene criticato perché troppo schiacciato sull’accontentare Washington. Una posizione che per il media cinese è anche dovuta alla debolezza politica del cancelliere.

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