“Rimetteremo al centro l’Italia. Le parole dopo il vertice Letta-Scholz? C’è chi rema contro l’interesse nazionale. La sinistra sa solo odiare. Il Mes? Un cappio al collo, non è quella la strada giusta. Il sud? Diventi hub europeo dell’energia con le rinnovabili”. Intervista alla senatrice di Fratelli d’Italia, Daniela Santanchè

A pensar male si fa peccato, dice a Formiche.net la senatrice di FdI, Daniela Santanchè, a proposito dei contestatori ai comizi di Giorgia Meloni, riprendendo una massima andreottiana. Certifica un “deficit di sicurezza”, incorniciandolo in un clima di odio e di disprezzo che gli avversari di Fratelli d’Italia hanno messo in campo. Il sud? Diventi “l’hub europeo dell’energia con le rinnovabili”.

Troppi contestatori tra i comizi di Meloni: c’è il rischio di infiltrazioni e quindi di possibili incidenti dopo le minacce delle Br?

Secondo me c’è un deficit di sicurezza, a pensarla bene. A pensarla male si fa peccato, ma mi chiedo se ci sia anche la volontà di un incidente, perché non è possibile che accade ogni volta: a Caserta, Matera, Bologna. Insomma, c’è qualcosa che non funziona.

Colpa di una campagna elettorale demagogica e poco di merito?

È una campagna di odio, dove l’unico programma elettorale è quello di dipingere Giorgia Meloni e Fratelli d’Italia come mostri, come impresentabili, fascisti, xenofobi e pericolosi. Ciò accade perché i nostri avversari non hanno un programma, non hanno temi, non sanno rispondere ai problemi degli italiani sulla visione di una nazione, sulla visione della famiglia, dell’impresa e del lavoro. Per cui, non avendo contenuti, l’unico programma che gli rimane è quello di demonizzare l’avversario.

Come giudica le parole dopo il vertice tra Letta e Scholz? Il cancelliere tedesco ha detto che è “importante che vinca Letta e non la post-fascista Meloni”.

Dico che noi dovremmo tifare tutti Italia, ognuno in qualsiasi ruolo. Non dimentichiamo che abbiamo avuto Di Maio che con le sue dichiarazioni era pronto a sfasciare l’Italia pur di mantenere magari un ruolo o pensare di lucrare su un consenso. Noi siamo diversi da loro: non vogliamo governare un Paese sulle macerie o partecipare alla distruzione della nostra nazione con certe dichiarazioni. Ecco, io trovo che c’è veramente una grande superficialità quando non si mette al centro l’Italia perché poi certe dichiarazioni fanno male. Siamo già in una posizione scomoda per via del grande debito pubblico su cui tutti i fari internazionali sono accesi. E certe parole aumentano le speculazioni delle agenzie di rating. Trovo che sia stata una cosa da sciagurati.

Perché è contraria alle quote rosa?

Sono contraria alle quote rosa, perché io trovo che io non debbo arrivare in un posto perché sono una quota, in quel caso non ci sarebbe il merito. A me non interessa che sia una donna, ma che sia una persona capace. Dobbiamo dare a tutti la possibilità di partire sullo stesso nastro. Noi, anche in campagna elettorale, stiamo dicendo che la differenza con i nostri avversari e che loro hanno sempre inculcato la tesi che ci vuole la tessera del partito per andare avanti. Noi invece vogliamo inculcare nella testa degli italiani che ci vuole il merito: culturalmente siamo un altro mondo.

Come saprà Fdi dialogare con il Mezzogiorno abituato, negli ultimi anni, al Rdc?

La ricetta della destra per il Sud parte dai sostegni alle imprese perché possano fare gli investimenti. Porto un esempio attuale. Adesso si parla di energia, un grande tema per gli aumenti dei costi e perché le bollette stanno mettendo in ginocchio famiglie e imprese. Così facendo si mettono in ginocchio posti di lavoro e ciò vuol dire ammortizzatori sociali. Ma noi abbiamo una grande possibilità per il Sud, vista la conformazione geografica e il clima: diventare l’hub europeo dell’energia con le rinnovabili. Quindi bisogna far sì che la politica ponga tutte le migliori condizioni per aiutare le imprese ad andare a investire. Non c’è bisogno di cambiare il paradigma se le imprese hanno un governo amico e non ostile.

Da queste colonne Giampaolo Rossi, ex C.d.A. Rai, ha lanciato il modello culturale reaganiano per Fdi. Questo link con i repubblicani americani può essere utile per un futuro governo Meloni?

Sì, credo che Reagan sia stato un grandissimo presidente degli Stati Uniti ed è stato un modello per moltissimi aspetti, come la cultura, il fisco, il lavoro. È stato un presidente americano innovativo per quell’epoca e quindi reputo che sia il corretto modello per noi conservatori italiani.

Una delle prime decisioni che il nuovo governo dovrà prendere riguarderà il Mes. Roma lo ratificherà?

Lo abbiamo detto in tutte le salse: non l’abbiamo votato perché il Mes è un cappio al collo che ci mettono. È vero che ci danno i soldi, ma solo in cambio di determinate riforme. Non credo sia quella la strada giusta per l’Italia. Abbiamo altri modi per finanziarci e che ci rendono anche più sovrani.

@FDepalo

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