La vice presidente di Azione: “Meloni è riuscita a costruirsi un’immagine credibile, a certi occhi, sullo scacchiere internazionale. Ma i suoi compagni di viaggio pensano l’opposto e sulle sanzioni si spaccheranno”. Per il Terzo Polo il metodo Draghi è affrontare con pragmatismo le emergenze vere del Paese

La politica come servizio, una nuova ‘postura’ per chi si appresta a governare il Paese e il ‘modello Draghi’ che coniuga pragmatismo e competenze. La parte culturale e di approccio del Terzo Polo è ben sintetizzata nelle parole di Emma Fattorini, vice presidente di Azione e docente all’università La Sapienza di Roma. Ora che Fattorini ha ripreso la politica attiva, entrando nel cuore della campagna elettorale, è arrivata a trarre una conclusione: “Senza presunzione, ritengo che il nostro sia l’unico spazio politico nel quale si ha la piena consapevolezza della gravità della situazione che stiamo vivendo”.

Si riferisce al conflitto in Ucraina e al rincaro energetico?

La guerra e i rincari sono due degli aspetti principali che destano preoccupazione in questa fase. Il mio riferimento però è alla situazione politica in generale e alla disaffezione che le persone hanno rispetto a questo appuntamento elettorale che, invece, per il Paese sarà cruciale. Ed è per questo che il Terzo Polo è l’unico che ha una proposta politica diversa dalle vecchie formule.

Un velato attacco al Pd?

Il Pd ha il grosso limite di dover tenere assieme tanti soggetti molto diversi fra loro, per cui questa tensione all’unità rischia di portarli sulla strada dell’irrilevanza. Il Pd non sceglie, in un momento in cui sarebbe invece necessario prendere decisioni serie e determinate. Le formule della vecchia politica sono tante, a partire dal populismo di Salvini, oppure da quello di Conte che ormai è in una condizione di disperazione.

Meloni invece pare avere il vento in poppa. 

Il successo di Meloni è legato al fatto che, anche rispetto ai suoi partner di coalizione, è molto più abile ed è riuscita a costruirsi un’immagine credibile, per lo meno a certi occhi, sullo scacchiere internazionale. Così come è più abile, furbescamente, ad esempio sul fronte dei diritti.

Sull’ancoraggio all’Ue e alla linea atlantica, Meloni è stata molto chiara. 

Sì, ma non si può dire altrettanto di Salvini che comunque è suo alleato.

Le divergenze sulle sanzioni a Putin pesano. 

Pesano in questa fase, in cui comunque sono ammorbidite dalla campagna elettorale, ma mineranno l’equilibrio del prossimo Governo perché, appunto, sarà il momento di decidere da che parte stare. Ovviamente, togliere le sanzioni a Putin in questa fase sarebbe una follia, un arretramento.

Sul posizionamento internazionale Azione e Italia Viva hanno le idee abbastanza chiare. 

Ma certo, anche perché ci sono partite importanti come quella del Pnrr che il nostro Paese deve giocare al meglio. E dovrebbe giocarle con il ‘metodo Draghi’, che invochiamo insistentemente. Noi ci troviamo in un contesto nel quale la guerra incide pesantemente anche nella vita politica dei paesi e non ci possiamo permettere tentennamenti. Per cui l’unico posizionamento possibile in questo senso è quello di essere a favore di un’Europa forte.

A proposito di decisioni chiare. Calenda è entrato nel cuore della campagna elettorale a Piombino, dove avvampa la polemica sulla realizzazione del rigassificatore. Si farà?

Si deve fare per il bene dell’Italia. Ma anche sul versante energetico: noi siamo stati i primi ad accorgerci dell’entità del problema, mentre gli altri erano affaccendati in altro. Ed è per questo che la risposta riformista, ossia quella che proponiamo noi, è l’unica all’altezza di questa situazione.

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