A sette mesi dall’ultima emissione di obbligazioni sovrane e con un debito tecnicamente in default, Mosca torna a saggiare l’umore e la fiducia degli investitori russi, annunciando il lancio di bond per alcune decine di miliardi. E se la risposta sarà deludente, bisognerà mettere mano al bilancio. Putin lo ha messo nel conto

Sette mesi. Tanto è passato da quando la Russia non ha più chiesto denaro ai propri cittadini. Erano i giorni dell’invasione dell’Ucraina e dell’inizio di una guerra che ha trascinato l’Europa nel pozzo della peggiore crisi energetica dalla fine del secondo conflitto mondiale. Ora, trenta settimane dopo il Cremlino, il cui debito sovrano è oggi tecnicamente in default a causa dei mancati pagamenti ai creditori in dollari per effetto delle sanzioni dell’Occidente, ha deciso di testare la fiducia dei russi verso le finanze delle Federazione. E quindi anche verso il governo di Vladimir Putin.

Come? Semplicemente con una nuova emissione di titoli pubblici, in rubli, riservati esclusivamente al mercato domestico, vale a dire all’ex Urss. Bisogna sempre ricordare che agli occhi delle agenzie di rating internazionali il debito russo non è più sostenibile e vale poco più della spazzatura. Tutto però abbastanza virtuale perché, come raccontato settimane addietro da Formiche.net, gas e petrolio, per giunta a prezzi triplicati, garantiscono ancora entrate al Cremlino, che quindi può sostenere parte della sua spesa pubblica. Soldi che però non sono sufficienti a garantire la sostenibilità reale e nel lungo termine del debito.

Di qui la necessità di tornare a testare, con una specie di progetto pilota, l’umore degli investitori e dei risparmiatori russi. L’annuncio è arrivato dal viceministro delle Finanze Timur Maksimov, che intervenendo a un forum finanziario a Mosca ha anticipato l’emissione di obbligazioni sovrane in rubli al fine di raccogliere fondi e saggiare l’appetito del mercato. “La nostra tattica per il prossimo futuro sarà quella di sondare il mercato con un volume di bond molto limitato. Parliamo probabilmente di 10-20 miliardi di rubli (164-328 milioni di dollari), non di più”, ha detto Maksimov. “Mireremo a una durata della scadenza che non sovraccarichi il nostro programma di rimborso”.

Maksimov ha affermato che le nuove obbligazioni offriranno un rendimento fisso, piuttosto che cedole a tasso variabile. Ora, il test servirà anche a capire, ha spiegato l’esponente del governo russo, quale può essere l’apporto delle emissioni di debito nel sostegno alla spesa pubblica e all’esposizione sovrana stessa. In questo senso, il governo della Federazione, potrebbe essere disposta a cambiare alcune regole di bilancio interne, qualora ci fosse un eccessivo sbilanciamento tra la quota di entrate garantita dalle esportazioni di petrolio e gas e quella riconducibile dalle emissioni di titoli.

Qualora la seconda fosse irrisoria al cospetto della prima, per Mosca sarebbe un problema perché tra transizione e price cap (che presto o tardi arriverà), lo stock di entrate da vendita di energia è destinato a ridursi, almeno sul fronte occidentale. Lo stesso Putin, infatti, pare abbia ordinato al governo di presentare un piano di revisione delle suddette regole, al fine di adattarle meglio alla nuova situazione finanziaria della Russia. Un segnale.

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