Banca mondiale e Fondo monetario lanciano l’allarme: con la pandemia l’esposizione dei Paesi in via di sviluppo è aumentata ancora, soprattutto verso la Cina. Ma Pechino oltre a indebitare, potrebbe aiutare chi non riesce far fronte ai rimborsi. E invece…

Si fa presto a concedere prestiti, finanziamenti, insomma a fare del debito. Se però poi, al momento di passare a riscuotere si fa poco o nulla per agevolare chi i soldi li deve ridare, allora la musica cambia. La Banca mondiale è tornata a occuparsi degli immani debiti contratti dai Paesi in via di sviluppo, con la Cina e altre economie avanzate. La pandemia ha gonfiato a dismisura lo stock dei prestiti erogati alle economie più fragile e ancora una volta la fucina dei finanziamenti sono le grandi banche cinesi.

Secondo i dati preliminari rilasciati dalla Banca mondiale a giugno, il monte-debito estero dei Paesi a basso e medio reddito è aumentato in media del 6,9% nel 2021, toccando al cifra di 9.300 miliardi di dollari e superando per questo la crescita del 5,3% registrata l’anno precedente. Tutto questo, ha spiegato il presidente della Banca mondiale, David Malpass, “dimostra che la dimensione del debito è cresciuta in modo significativo. Oggi l’importo dovuto alla Cina è circa il 66% del totale dei creditori bilaterali ufficiali”.

Fin qui un film già visto, con la sola differenza che il macigno si è fatto ancora più pesante. Ma c’è un risvolto. E cioè che il Paese che è anche il primo creditore, ovvero la Cina, ha fatto poco o nulla per aiutare le economie in via di sviluppo a rientrare del debito. La stessa Banca mondiale ha affermato, in raccordo con il Fondo monetario internazionale, che il 25% delle economie emergenti  è in difficoltà o quasi in difficoltà a causa del debito. Ma soprattutto come vi sia “una certa frustrazione nei confronti della Cina, ora il più grande creditore bilaterale ufficiale del mondo, per non aver aiutato, nel rientro del debito, nazioni indebitate come Sri Lanka, Zambia, Ciad”.

Tutto questo mentre la Cina ha svelato le misure per rilanciare il settore immobiliare. Dopo il boom nel 1998, l’aumento del debito ha causato una stretta sul credito dal 2020, che si è aggiunto alla crisi pandemica. Molti gruppi immobiliari stanno lottando per sopravvivere, come il gigante Evergrande, strangolato lo scorso anno da un maxi debito di 300 miliardi di dollari. Il settore immobiliare cinese è un settore chiave: pesa, con quello delle costruzioni, circa un quarto del Pil della Cina, seconda economia mondiale.

Per questo la Banca Popolare Cinese (Pboc) e la China Banking and Insurance Regulatory Commission hanno delineato 16 misure di sostegno al settore, alcune sono volte ad affrontare le crisi di liquidità degli sviluppatori immobiliari, altre riguardano la proroga del rimborso dei prestiti e l’allentamento delle regole sugli acconti per chi vuole acquistare casa. E già venerdì le due istituzioni avevano emesso un avviso che consente alle banche commerciali di rilasciare lettere di garanzia a società immobiliari per il deposito a garanzia dei fondi immobiliari pre-vendita.

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