Va ad Adolfo Urso la delega alle politiche spaziali e aerospaziali. La decisione è stata annunciata da Giorgia Meloni al Consiglio dei ministri. Il momento per il settore è delicato, con l’attesa per la ministeriale Esa a fine novembre e la gestione dei fondi per il Pnrr. Con la guerra in Ucraina che mette alla prova le capacità tecnologiche europee

Sarà Adolfo Urso ad affiancare il presidente del Consiglio Giorgia Meloni nella direzione della politica aerospaziale del nostro Paese. La scelta è ricaduta sull’attuale ministro delle Imprese e del Made in Italy nel corso del Consiglio dei ministri. Segue la possibilità aperta con la modifica della legge di riferimento per la governance spaziale che ha consentito al primo ministro di affidare la delega spaziale a un ministro, e non solo a un sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Modifica che ha permesso al precedente delegato, il ministro per l’Innovazione tecnologica Vittorio Colao, di assumere la carica. Come scritto nei giorni scorsi su Formiche.net, Urso avrà davanti sfide nazionali, europee e globali.

Il profilo

Nato a Padova nel 1957, Adolfo Urso è stato nominato dal nuovo esecutivo ministro per lo Sviluppo economico, ribattezzato “per le Imprese e il Made in Italy”. Presidente uscente del Copasir, ha fatto politica sin da ragazzo. All’inizio con il Msi, è uno dei principali fautori della svolta di Fiuggi e della nascita di Alleanza Nazionale. Già deputato del Pdl e Futuro e Libertà, nel 2015 si unisce a Fratelli d’Italia. Deputato dal 1994 è stato viceministro delle Attività produttive e dello Sviluppo economico nei governi Berlusconi, in entrambi i casi con delega al commercio estero, che ora torna dalla Farnesina al suo dicastero.

Il precedente

Nel corso della precedente legislatura, tra l’altro, il ministro Urso aveva presieduto il Copasir, occupandosi a luglio scorso anche della relazione sul dominio spaziale “quale nuova frontiera della competizione geopolitica”. La ricerca aveva evidenziato quanto lo spazio fosse indispensabile per la sicurezza delle nazioni, dei cittadini, dei territori, oltre a giocare un ruolo importante anche per l’economia; una dimensione da cui dipende sempre di più la vita quotidiana delle nostre società. Per questo motivo l’Italia, uno dei pochi Paesi a poter vantare una filiera spaziale completa, deve prepararsi a una sfida impegnativa, che esige una riflessione sulle proprie attività spaziali.

La Corsa allo spazio 2.0

Il documento riconosceva anche la presenza di una vera e propria “corsa allo spazio” che vede coinvolte le principali potenze terrestri, in una competizione tecnologica, strategica e ideologica che ricorda quella della Guerra fredda. “La corsa non si è di fatto mai fermata – recita il testo – ma negli ultimi anni ha avuto un’accelerazione, nell’ambito della quale USA, Russia e Cina si contendono il primato”. Naturalmente ci sono forti elementi di discontinuità, come la nascita della Space economy, che ha rivoluzionato completamente lo scenario, con l’ingresso oltre l’atmosfera dei privati come SpaceX, BlueOrigin e Virgin Galactic.

La solida posizione industriale

Il documento, inoltre, era anche servito per fotografare la solida posizione del Paese nel settore aerospaziale, a partire dalla dimensione tecnologica e industriale del Paese: “uno dei pochi ad avere una filiera completa”. L’Italia, infatti, è al settimo posto mondiale per quota di spesa pubblica destinata allo spazio in relazione al Pil, e la seconda, dopo la Francia e prima degli Usa, per quota di spesa governativa destinata alla ricerca e all’esplorazione spaziale. Di fronte a questi ottimi risultati, però, si registra anche la crescita di competizione internazionale, dovuta in particolare ai privati, che rischia di degradare il ruolo di leadership che talune nostre aziende vantano, con rischi di marginalizzazione per gli operatori nazionali e perdita dei vantaggi competitivi sui mercati istituzionali.

I fondi del Pnrr

Dossier importante sul tavolo del nuovo delegato è quello dei fondi messi a disposizione dal Pnrr per lo spazio, 2,3 miliardi di euro. Un’occasione preziosa per far avanzare l’intera filiera spaziale italiana. A questi si aggiungono i quattro miliardi, a cui si aggiungeranno gli ulteriori fondi provenienti dall’Esa, che dovranno consentire un rilancio effettivo dell’ambizione strategica italiana sullo Spazio, nell’intento di raggiungere alcuni obiettivi decisivi: rafforzare la capacità e la competitività della filiera industriale italiana, stimolare l’innovazione e la ricerca scientifica e creare nuovi modelli di collaborazione pubblico-privato, sfruttando a pieno i potenziali ritorni economici e sociali.

Verso la ministeriale

La delega, inoltre, arriva in un momento molto delicato per lo spazio italiano ed europeo in generale. Tra poco più di due settimane, infatti, si terrà a Parigi la ministeriale dell’Esa, il vertice dei capi dei dicasteri europei con delega agli affari spaziali. Al summit si discuterà del rifinanziamento dell’agenzia europea per il prossimo triennio, e si dovranno approvare nuovi programmi e aggiornare quelli pregressi. Il tutto sulla base di una proposta, strategica e programmatica, che il direttore generale dell’ESA sta negoziando con i capi delle agenzie spaziali nazionali. Nel 2019, nel corso dell’ultima ministeriale, il nostro Paese contribuì al budget Esa con 2,2 miliardi di euro, una cifra record e quasi quanto la Francia, tradizionalmente il primo contributore. Il prossimo governo dovrà, dunque, decidere in poche settimane se confermare o meno questo impegno.

Il nuovo assetto dello spazio italiano

A maggio, tra l’altro, è stato adottato il provvedimento di modifica del decreto legislativo del 4 giugno 2003, n. 128, nel quale si definivano finalità, attività, organi, principi e criteri di organizzazione e funzionamento dell’Asi. Con la misura sono stati assegnati alla presidenza del Consiglio dei ministri i poteri di indirizzo, coordinamento, programmazione e vigilanza dell’Agenzia spaziale italiana (Asi). Una riforma attesa da tempo e che viene ora definita nei dettagli. L’indirizzo di vertice, infatti, viene ora assegnato direttamente al capo del governo, lasciando, quindi, al ministero dell’Università e della ricerca (Mur) solo i poteri di indirizzo strategico limitatamente all’attività di ricerca scientifica. Altra novità è che, d’ora in poi, i criteri di valutazione dei risultati dei programmi di ricerca dell’Asi saranno realizzati sulla base di criteri di valutazione definiti dall’Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca (Anvur) e non più dal Mur.

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