L’invasione dell’Ucraina ha distolto una parte dell’attenzione statunitense dall’Indo Pacifico, quadrante dove si gioca la supremazia globale in questo secolo con la Cina. Washington si è nuovamente confermata garante della sicurezza del Vecchio Continente, ma in cambio vuole un maggiore impegno dei Paesi europei nel contenimento del “rivale sistemico”. E ha deciso che è il momento di chiederlo

L’amministrazione statunitense di Joe Biden sta facendo pressioni sugli alleati europei perché adottino una linea più dura nei confronti della Cina e si conformino agli obiettivi di politica estera americana sul rivale strategico. Il contenimento cinese, già iniziato durante la seconda presidenza Obama e poi esploso con Trump, è stato messo fin da subito in cima agli obiettivi di Biden, ma l’invasione russa dell’Ucraina ha sparigliato le carte. La guerra ha costretto Washington a occuparsi di un quadrante che pensava di poter tralasciare (in qualche misura), fornendo a Kiev l’assistenza militare che i Paesi europei non erano in grado di dare.

Sono passati quasi dieci mesi dall’invasione e gli Stati Uniti possono contare sull’avere salvato l’Ucraina da morte certa come ulteriore leva per spingere Francia, Germania, Italia e gli altri a fare di più contro Pechino. Secondo il Financial Times, Washington avrebbe chiesto ai partner Nato di cominciare a indurire il “frasario” pubblico nei confronti della Repubblica Popolare, oltre a iniziare a lavorare a misure concrete di contenimento.

I trenta membri della Nato hanno siglato a giugno a Madrid il nuovo Concetto Strategico, in cui si afferma che l’Alleanza si prepara ad affrontare le “sfide sistemiche” poste dalla Repubblica Popolare Cinese. Di questo si continuerà a parlare in questi giorni a Bucarest, nel vertice che riunisce i ministri degli esteri dell’Alleanza Atlantica. Dal vertice uscirà un documento che dovrà definire l’approccio concreto da adottare per proteggere i propri “interessi, valori e sicurezza”.

Il fatto è che i Paesi europei sembrano molto più preoccupati dell’espansionismo russo che non di quello cinese (per ragioni anche geografiche) e percepiscono come più urgente la sfida del rendere stabile e continuativo il supporto all’Ucraina.

Certo, l’Unione Europea, l’organismo sovranazionale, ha adottato una postura piuttosto difensiva nei confronti di Pechino, per esempio congelando il Comprehensive Agreement on Investment, o approvando sanzioni contro funzionari governativi per il trattamento riservato alla minoranza musulmana degli Uiguri. Ma i singoli Paesi, Francia e Germania in primis, non sembrano particolarmente inclini ad adottare la linea dura statunitense.

Tuttavia un allineamento dovrà avvenire per forza, anche perché in questo momento geopolitico non sembrano esistere le condizioni perché i Paesi europei occidentali possano ritagliarsi terze vie tra Usa e Cina. Abbandonare l’alleato transatlantico significherebbe non solo rimanere esposti alla competizione del gigante cinese, ma anche ai contraccolpi delle misure statunitensi (vedi Inflation Reduction Act e polemiche sui sussidi, ad esempio), restando schiacciati tra due superpotenze.

Ulteriore punto è che gli apparati americani stanno facendo capire molto esplicitamente agli alleati che il supporto all’Ucraina non rimarrà per sempre a questo livello di intensità, perché il quadrante strategico per Washington è l’Indo Pacifico. È lì che si giocherà la partita per la supremazia globale in questo secolo, non nello spazio europeo postsovietico. Nel caso ci fosse bisogno di ulteriori conferme, questo concetto è stato nuovamente espresso nella National Security Strategy della presidenza Biden, pubblicata lo scorso mese.

Washington non si aspetta un apporto militare significativo dagli europei, ma sicuramente si aspetta che questi si adoperino per diminuire la dipendenza dai mercati e dalle tecnologie cinesi, proteggano le infrastrutture critiche dagli attacchi russi e, nel caso scoppi una guerra con Pechino, si mostrino compatti nella reazione economica e finanziaria. Per quanto dura, la realtà dei fatti impone agli europei di fare delle scelte e agire di conseguenza.

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