Il dialogo strategico tra la presidente del Parlamento Ue e la premier può essere funzionale per entrambe: la prima per avere i voti di FdI e succedere così a Ursula Von der Leyen; la seconda per rafforzare la sua rete di alleanze e mettere a frutto quello di buono è stato seminato. Mavrommatis: “Metsola a Roma come tappa di avvicinamento alla Commissione”

La visita a Roma di Roberta Metsola venerdì prossimo, al di là delle ufficialità di rito, si inserisce nel solco scavato ormai da un anno in cui trovano spazio tutti i ragionamenti sulla futura infrastruttura politica europea. Come emerso dal vertice dei popolari ad Atene dello scorso dicembre, il Ppe mentre al congresso di Dublino del 2014 era “al governo” in 17 Paesi Ue su 28, nel 2021 solo in 7. Alla luce del nuovo governo italiano e delle prossime elezioni non solo europee ma anche politiche (Grecia e Spagna, dopo Cipro) ecco che prende forma l’idea di dialogare con le forze conservatrici, Giorgia Meloni in primis, e provare a tessere un’alleanza per far tornare il Ppe centrale e dire addio alle larghe intese a Bruxelles (anche perché non c’è solo il ponte con Roma, ma anche con i repubblicani francesi di Ciotti).

Verso le urne

Da un lato, dunque, la fase di preparazione alle elezioni europee che verosimilmente potranno accelerare la coagulazione del polo conservatore italiano sempre che i numeri di oggi saranno uguali tra un anno, e dall’altro il parallelo lavoro di mediazione tra i popolari dei singoli paesi facenti capo a Manfred Weber.

“All’incirca a un anno dalle elezioni Europee del prossimo 8 maggio i gruppi politici si muovono per avere il meglio possibile sulle poltrone tanto nell’europarlamento quanto al Consiglio europeo”, dice a Formiche.net Manolis Mavrommatis, giornalista greco ed europarlamentare del Ppe dal 2005 al 2009 oltre che consigliere speciale nel gabinetto della ex Commissaria Georgieva. Aggiunge che è presto comunque per sapere quali saranno i più forti perché questo dipende dai governi nazionali e dalle loro tendenze. “Fino ad ora il Ppe ha diretto l’orchestra della maggioranza con privilegi enormi sulle scelte, dai vari direttori nelle Commissioni, fino al Consiglio”.

La prospettiva a questo punto è duplice: “Da un lato presidenti e primi ministri stanno cercando, a fari spenti, di conquistare l’eredità della Merkel e della forza tedesca per comandare e dare la linea sulle direttive. Macron ha dimostrato debolezza nel faccia a faccia con Scholz, mentre nello stesso giorno a Berlino sono andate male alla Spd le elezioni locali. Comunque i gruppi nei vari paesi lavorano per conquistare posti e direttive, di oggi e di domani”. Il riferimento è ai nuovi vertici di Bce, Nato, Parlamento europeo, Fmi e Onu (gli ultimi due guidati da due volti europei).

Metsola-Meloni

Per cui con la visita della presidente del parlamento Ue a Roma, Roberta Metsola, “sicuramente verrà presentata anche la propria provvisoria candidatura alla presidenza della Commissione europea, come fatto in passato con Silvio Berlusconi e Kyriakos Mitsotakis nella sua candidatura alla presidenza del Parlamento, lo ripeterà anche questa volta con Meloni, Tajani ed il nuovo presidente Cipriota Christodulidis”. La presidente maltese, specifica Mavrommatis, “darà battaglia già da ora avendo opzioni favorevoli da parte di Manfred Weber, presidente Ppe e anche del segretario generale dello stesso gruppo Simon Bussutil, anch’egli maltese, nonché di quasi tutti i Paesi nordici, essendo sposata con un cittadino Finlandese”.

Osserva inoltre che tutte le candidature sono state indicate dopo le riunioni del Consiglio dei 27. Cosa significa? “Che il tutto si giocherà in una vasta scacchiera, dove sarà assai difficile non farsi intrappolare dalle alleanze. Roberta Metsola per ora ha dimostrato che ci sa fare. Sul piano diplomatico però le cose saranno molto più difficili, anche per un confronto con gli altri candidati i quali passo per passo sono capaci di capovolgere la situazione. Giorgia Meloni avrà bisogno di un consigliere di esperienza e secondo noi Antonio Tajani questo gioco lo sa fare molto bene”.

Per cui l’asse Metsola-Meloni può funzionare ed essere funzionale per entrambe: la prima per avere i voti di FdI (che nel 2024 potranno essere parecchi) e succedere così a Ursula Von der Leyen; la seconda per rafforzare la sua rete di alleanze e mettere a frutto quello di buono è stato seminato in questi mesi come ha certificato anche il New York Times (“Meloni è stata capace di ridurre i danni causati dalle schegge vaganti della sua maggioranza”).

@FDepalo

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