Sicurezza e diversificazione dell’approvvigionamento energetico: “L’Italia è stata capace di raccogliere attorno a sé consenso e alleanze. Roma e Berlino legate dalla capacità produttiva. Il Patto di stabilità? Mi auguro che alcuni commissari non abbiano più un approccio obsoleto”. Conversazione con l’europarlamentare della Lega

Consenso e alleanze. Sono queste le due tracce che secondo Anna Cinzia Bonfrisco, europarlamentare della Lega, il governo Meloni ha messo dinanzi alla propria strategia europea per affrontare non solo emergenze come l’immigrazione o la guerra in Ucraina, ma la delicata tela politica di relazioni e accelerazioni su alcune iniziative. Per Bonfrisco, alla vigilia di un delicato Consiglio europeo, va attenzionata l’immigrazione come minaccia ibrida, senza dimenticare l’importanza del legame industriale tra Roma e Berlino.

Giorgia Meloni ha la forza per imporre al Consiglio europeo una presa in carico diversa del dossier migranti?

Direi di sì, per via delle politiche comuni che vanno attuate sull’emergenza immigrazione. In questo modo l’Europa finalmente arriverebbe vicina a una soluzione praticabile. Ma ce l’ha soprattutto perché l’azione del governo italiano è stata capace, come anche su altri temi sensibili, di dimostrare la sua rinnovata capacità di alleanze: lo abbiamo già visto su iniziative come la sicurezza e la diversificazione dell’approvvigionamento energetico dove l’Italia è stata capace di raccogliere attorno a sé consenso e alleanze.

Oggi in Senato il premier ha detto che sulle rotte del Mediterraneo centrale potrebbe essere utile replicare il modello di accordo fatto tra Ue e Turchia sulla Siria. Che ne pensa?

Penso che sia un scelta strategica, così come scelte strategiche questo governo intende fare su altre materie come la crescita stabile e duratura, l’unica garanzia di riduzione del debito pubblico. Intendo dire che con questo approccio i risultati arriveranno. Lo dimostra il tema energetico. Siamo consapevoli che la sfida più importante per il sistema Paese è l’indipendenza e l’autonomia energetica, ecco perché riteniamo assolutamente cruciale che a livello europeo si lavori assieme con gli altri Stati membri ad una riforma dell’assetto del mercato dell’energia elettrica. Si tratta di tematiche epocali che, come tali, vanno affrontati ripartendo le responsabilità e garantendo ai Paesi che vivono oggi sulla frontiera dell’Europa, a est come a sud, il massimo sostegno.

La Tunisia, senza il prestito ponte del Fondo monetario internazionale, andrebbe incontro al default. Cosa osta al finanziamento?

Siamo in presenza dei frutti di una vecchia politica, tutta sbagliata, portata avanti in quei paesi che ha alimentato le famose rivoluzione dei gelsomini: da quel momento tutti quei Paesi sono stati gettati in uno stato di profondissima crisi crisi economica e quindi anche democratica. Occorre riequilibrare il tutto.

Il colloquio di Meloni con il cancelliere Scholz indica una linea di collaborazione formale o anche sostanziale con Berlino?

Da sempre sono convinta che essere la prima e la seconda manifattura d’Europa porta Germania ed Italia a responsabilità maggiori. Se noi siamo ancora il cuore pulsante dello sviluppo industriale dell’Europa, dovremmo anche avere un comune denominatore con la Germania legato proprio alla capacità produttiva. Chi mette a rischio la capacità produttiva dell’intera Europa, ma soprattutto dei due motori dell’Europa, ovvero noi e la Germania, fa un danno a tutti e ci condanna a non avere un futuro nel mercato globale.

Cosa comporta, per le strategie future dell’Ue, il fatto che il premier inglese e il presidente francese nel loro recente incontro abbiano ragionato di scafisti e di sistemi criminali che gestiscono le partenze?

Significa che la strategia del governo italiano tarata sull’incriminazione degli scafisti intercetta trasversalmente altre sensibilità ed è un’ulteriore dimostrazione della capacità del governo in politica estera. Osservo che questa sintonia con molti partner europei è fondamentale per affrontare quella che noi chiamiamo immigrazione, ma che altrove viene già contemplata come una delle minacce ibride alla stabilità dei Paesi. Preciso che le minacce ibride, menzionate dal rapporto Nato pubblicato oggi, sono già inserite all’interno del sistema di difesa e sicurezza. Per cui una maggiore attenzione ai temi di difesa e sicurezza è dovuta, non solo a causa della folle invasione della Russia in Ucraina che minaccia l’Europa, ma anche alle altre minacce rivolte verso l’Europa. Il vecchio continente è il continente democratico più importante del mondo: non dimentichiamolo.

Giorgia Meloni ha detto in Senato che, dopo aver interrotto la dipendenza energetica dalla Russia, ora non va commesso lo stesso errore con una possibile dipendenza dall’elettrico cinese. Come impedirlo?

Credo che dovremmo tornare ad analizzare i fenomeni dal punto di vista non solo politico ma anche tecnico: è questo il tema sul quale si misura una comunità scientifica che mi pare non abbia poi tutta questa adesione circa la produzione di batterie, che peraltro hanno un impatto inquinante forse maggiore di altre. Questo passaggio, peraltro, ci aiuta anche a ricordare che esserci liberati dalla dipendenza energetica investendo moltissimo nelle risorse del Pnrr, è uno schema che va allargato dalla salute ad una nuova difesa moderna delle istituzioni democratiche. Per cui sul patto di stabilità mi auguro che alcuni commissari non abbiano più un approccio obsoleto: ovvero il debito pubblico non può essere l’unica bussola del comune progetto europeo. È importante assicurare che la riduzione del debito non vada a discapito dei necessari investimenti.

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