Nel 2022 Sberbank, principale istituto dell’ex Urss, ha visto evaporare l’80% dei profitti. E anche Vtb non se la passa tanto bene. Con un mercato degli idrocarburi ridimensionato, ora tocca alle banche finanziare la guerra. E il conto è salato

Combattere una guerra costa. Se poi una delle principali fonti di reddito, il petrolio, viene venduto alla metà del prezzo di mercato o non viene commercializzata affatto, il problema c’è. E per la Russia è enorme. Priva del mercato europeo, senza più oro nero o metano da esportare in Occidente e con le sole Cina e India rimaste a comprare idrocarburi dall’ex Urss (più la Turchia e qualche altro Paese non certo grande come i primi due) e con uno sforzo bellico cominciato oltre un anno fa, per Mosca non è rimasto altro appiglio che le sue banche.

Le quali, meglio premetterlo, sono oggi pressoché tagliate fuori dai circuiti finanziari internazionali, dunque senza più commissioni da incamerare e con gli asset, quelli all’estero almeno, congelati. Risultato, è stato necessario mettere mano alle riserve, con un notevole impatto sui profitti. Per questo, dai bilanci del 2022 appena pubblicati, arrivano brutte notizie per Vladimir Putin. Il principale istituto russo, Sberbank, ha per esempio registrato un calo di quasi l’80% dell’utile netto del 2022. Con tanto di sconforto dei vertici della banca, che hanno parlato senza mezzi termini di “anno più difficile”.

Tre settimane fa gli Stati Uniti hanno deciso di andare di nuovo all’attacco delle banche russe. Come? Allargando lo spettro e sanzionando tutti quegli istituti rei di flirtare ancora con quelli dell’ex Urss. In altre parole, qualunque transazione con e verso una banca russa, è sufficiente a giustificare una sanzione, magari la stessa esclusione dal circuito Swift, dell’istituto in odore di affari con Mosca. L’obiettivo è intuibile, tagliare definitivamente le gambe alla finanza russa, facendo terra bruciata anche intorno ai suoi alleati.

Tornando alle banche della Federazione, l’utile annuale di Sberbank è stato di 270,5 miliardi di rubli, in calo del 78,3% rispetto al 2021. Anche altri istituti di credito, come Vtb, seconda banca russa, non se la passano granché bene. Pur non rivelando ancora i suoi conti (da quando è iniziata la guerra il Cremlino ha cercato di imboscare quanti più bilanci possibile), l’istituto che ha acquistato Otkritie Bank, ha comunque accusato perdite consistenti nel 2022. “Sfortunatamente la nostra banca è stata sottoposta a sanzioni” si è difeso l’amministratore delegato, Andrei Kostin, lamentando l’incapacità di Vtb di difendersi dalle fluttuazioni valutarie quando il rublo è crollato a marzo.

Tutto questo mentre il Pakistan sta acquistando greggio russo a 50 dollari al barile, 10 dollari in meno rispetto al tetto imposto dai paesi del G7 per l’invasione dell’Ucraina da parte di Mosca. Un prezzo ben al di sotto degli 82,78 dollari al barile fissati dal mercato.

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