“Con la mossa pro-Cina ha perso la posizione di proconsole europea nel Mediterraneo. Non è stata comunque una sorpresa, gli indizi c’erano già nel rapporto tra von der Leyen e Borrell. È un brutto evento, ma assorbibile. È un motivo in più per non fidarsi di Parigi, che così si allontana dalla tecnologia di superiorità”. Conversazione con il professore di economia e geopolitica

Non è una novità la mossa pro-Cina compiuta da Emmanuel Macron in visita da Xi Jinping, dice a Formiche.net Carlo Pelanda, economista, accademico e uno degli analisti più attenti delle relazioni internazionali, perché gli indizi c’erano da tempo. Piuttosto si tratta di un brutto evento, anche se ampiamente assorbibile, perché incorniciato in una scenografia esagerata, come la foto con le bandiere. La prima conseguenza? Parigi isolata, tanto nel G7 quanto nella Nato, un po’ come accade alla Turchia di Erdogan e l’Italia che può rafforzare il bilaterale con gli Usa, oltre che con Inghilterra e Grecia.

L’Ue terzo polo, come propone Macron, tra Usa e Cina è uno slogan oppure è la strada per il futuro europeo? Già qualche anno fa, con quella sua analisi sulla morte cerebrale della Nato, aveva espresso la sua opinione sul Vecchio Continente.

Si è trattato di una strategia studiata da molti mesi: le dichiarazioni di Macron sono strutturali, sistemiche e non contingenti. Così ha mantenuto il suo obiettivo della sovranità europea nonostante l’impossibilità di questa autonomia strategica: da mesi tutti i pensatoi francesi governativi sono stati interpellati per capire come riuscire a mantenere il concetto di autonomia strategica nel momento in cui l’Unione europea è di fatto assorbita dagli Stati Uniti. I colleghi che lavorano nei diversi think tank segnalano che la Francia ha scelto una posizione pro cinese in quanto molto corteggiata da Pechino.

Una sorpresa?

Niente affatto. Semmai solo per l’intensità delle dichiarazioni, come la scenografia della bandiera francese vicino a quella cinese, questo ha impressionato, ma in sostanza tutti si aspettavano un qualcosa del genere da parte di Macron. Gli indizi più aperti, ovvero intercettabili della stampa, si vedevano già nel conflitto anche formale tra von der Leyen e Borrell, con la polemica sulla richiesta fatta all’ufficio legale dell’Unione europea circa la possibile violazione delle competenze.

Macron può essere scellerato ma non stupido, per cui nel momento in cui la Francia ha visto che non sarebbe stata seguita dalla Germania, che non si è opposta a questo strappo francese, allora ha deciso di premere sull’acceleratore.

Con quali conseguenze?

Nei luoghi più rilevanti dell’alleanza delle democrazie è una decisione di cui si discute da tempo. Così come verso la Turchia, anche verso la Francia adesso si proverà a non esagerare nel contrasto alle divergenze, per tentare di riassorbire le cose. Ma non a caso, la Francia è isolata sicuramente nel G7 e nella Nato. Bisognerà valutare adesso la posizione della Germania, nel senso che se era prevedibile un colpo di testa della Francia, che non ha voluto rinunciare all’idea di condurre un’autonomia strategica dell’Unione europea di tipo franco centrica, è chiaro che Berlino non seguirà pubblicamente Parigi. Piuttosto farà finta di nulla, come da prassi di Scholz, e rinvierà le sue riflessioni. Comunque la Germania non accetterà mai di staccarsi apertamente dagli Stati Uniti e neanche l’Italia ovviamente lo farà. Fondamentalmente, per semplificare, tutti hanno deciso di non fare rumore e, non da oggi, è partita una sorta di diplomazia riservata sia per contenere la divergenza francese sia per isolarla da quelli che sono i dossier più critici.

Come quelli che impattano sul Mediterraneo alla voce difesa e sicurezza?

La Francia non ha dimostrato di voler collaborare fino in fondo con l’Italia per il presidio di sicurezza nel Mediterraneo, quindi l’Italia proseguirà con i propri mezzi e probabilmente ci sarà un rafforzamento del suo rapporto bilaterale con gli Stati Uniti, eventualmente anche col Regno Unito e con la Grecia. Stiamo parlando di uno scenario ancora sfumato, comunque l’Italia già era consapevole del fatto di non poter contare sull’appoggio francese: adesso ha anche i motivi per rendere la cosa un pizzico più esplicita.

Ovvero?

Nel Mediterraneo con la mossa pro Cina la Francia ha perso la posizione di proconsole dell’Unione europea che era stata definita nel protocollo riservato del Trattato bilaterale Francia-Germania del 1963. Certamente in caso di future esercitazioni Nato nel Mediterraneo verranno invitate le navi francesi, ma ritengo che non verranno più dati alla Francia gli accessi ai nuovi sistemi comuni di superiorità, perché c’è il rischio che li passi ai cinesi. Osservo che è stata troppo forte la divergenza francese sul piano pubblico: di solito gli analisti governativi fanno una correlazione, ritenendo che se è così forte allora vuol dire che vi sarà qualche conseguenza sul piano operativo. Ma al momento non conosciamo il merito dell’accordo bilaterale tra Francia e Cina, per cui la convinzione di tutte le alleanze è che non possiamo fidarci della Francia. Si tratta di un brutto evento per l’alleanza delle democrazie, ma è però assorbibile. Anche la Turchia resta nella Nato pur essendone divergente per taluni aspetti.

Dentro e fuori l’Ue (Taiwan e Ucraina) quali potranno essere gli effetti?

Il problema può presentarsi dentro gli equilibri Ue in veste di frammentazione, per cui bisognerà valutare come questa mossa verrà riassorbita. Non vedo interruzioni di collaborazioni esistenti, ma vedo solo un allontanamento della Francia da ciò che è legato a tecnologie di superiorità, anche se si tratta di uno scenario già in atto. Macron si era già accorto di essersi trovato isolato e ha guardato ad altri player che a loro volta si trovano nell’angolo, come Russia e Cina, scegliendo la seconda. Non è una mossa irrazionale, ma acuta dal suo punto di vista, anche se guidata dall’isteria di non accordarsi con gli Usa. E’chiaro che se la Cina aumenterà il sostegno alla Russia, riceverà sanzioni secondarie. Inoltre su Taiwan la Cina non ha speranza di poterla conquistare pacificamente a meno che non riesca a far vincere il partito filo cinese nelle elezioni del gennaio 2024. Sono tutte partite aperte, ma l’Ue deve andare avanti nell’affrontare i dossier veramente importanti. Piuttosto, è rilevante l’editoriale del Wall Street Journal, in cui si suggerisce di lasciar da parte l’Unione Europea e concentrarsi sull’Indopacifico in chiave anti Pechino.

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