Provvedimenti straordinari e veloci. La parola chiave è: semplificazione. Domani il Consiglio dei ministri affronterà il tema dell’alluvione in Emilia-Romagna. Il capogruppo di FdI: “Occorre definire, nel tempo più breve possibile, il programma di interventi atti a ridare speranza alle famiglie e a fare ripartire le attività lavorative. È ipotizzabile una legge ad hoc per la ricostruzione”

Fango e distruzione. La Romagna si piega al cospetto dell’alluvione, ma è già pronta a ripartire. Come la stessa premier Giorgia Meloni ha potuto saggiare nel corso della sua visita nelle zone più colpite. Al di là della “commozione”, il presidente del Consiglio ha testimoniato la volontà del governo di dare “risposte immediate”, ha detto. Quello che la gente di lì, i romagnoli – gente pragmatica e che ha il rimboccarsi le maniche nel proprio dna – si aspetta. Domani è in programma un Consiglio dei ministri che avrà proprio l’emergenza alluvione come primo punto all’ordine del giorno: “C’è la volontà di attingere a tutti gli strumenti possibili per finanziare la ricostruzione dell’Emilia-Romagna”. A dirlo, nella sua intervista a Formiche.net, è il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Tommaso Foti, membro della Commissione Ambiente.

Foti, il premier Meloni ha promesso risposte immediate per fronteggiare l’emergenza alluvioni. Come si muoverà il governo in questo senso?

Il presidente Meloni ha anticipato il rientro in Italia per seguire da vicino l’evoluzione delle conseguenze dell’alluvione in Emilia-Romagna, recandosi in alcuni dei luoghi colpiti. Nessuna passerella e nessun palcoscenico: ha voluto e potuto così rendersi conto in prima persona dei danni che sono stati causati e dell’incessante attività dei volontari. Una cosa è certa: questa volta, a differenza del passato, lo Stato c è. Oltre alla protezione civile, ci sono le donne e gli uomini della polizia, dei carabinieri, della finanza, dell’esercito, della polizia municipale che stanno svolgendo un lavoro eccezionale. Come anticipato dal presidente Meloni, i primi provvedimenti serviranno ad affrontare l’emergenza, a stanziare le risorse che servono per fronteggiarla, ad esentare le aziende e i cittadini dal pagamento delle imposte e dal rispetto degli adempimenti tributari e contributivi, si interverrà sulle rate in scadenza dei mutui. Dopodiché, si dovrà pensare agli indennizzi e alle risorse necessarie alla ricostruzione e alla realizzazione delle infrastrutture che impediscano o limitino il verificarsi di future inondazioni. Occorre pensare anche da subito a semplificare le procedure, e soprattutto, eliminare la parcellizzazione delle competenze dei vari organismi interessati alla difesa del suolo. Infine, si dovranno accertare eventuali responsabilità in ordine a quanto accaduto, senza caccia alle streghe.

Il Consiglio dei ministri fissato per domani prevede un primo decreto alluvionati. Al di là dello stop a tasse e scadenze e delle risorse straordinarie, quali sono i contenuti salienti?

Certamente c’è la volontà di attingere a tutti gli strumenti possibili per finanziare la ricostruzione dell’Emilia: uno di questi è il fondo di solidarietà Ue la cui richiesta, come confermato dal ministro Musumeci, è in fase avanzata. Anche le prime idrovore dall’Europa sono in arrivo. Il decreto che domani verrà sbloccato in Consiglio dei ministri stanzierà adeguate risorse economiche destinate all’acquisto di beni e servizi con somma urgenza, evitando procedure farraginose. Ciò detto, non è ancora chiaro il quadro completo degli interventi eseguiti in Emilia-Romagna contro il dissesto idrogeologico: senza spirito polemico si deve però accertare, ad esempio, perché in Romagna la realizzazione di casse di espansione ha avuto poco seguito

Si parla di danni miliardari. Come affrontare ora la fase di ricostruzione?

Ci sono danni ingenti al tessuto produttivo, al comparto turistico, al patrimonio artistico e culturale, oltre che a quello abitativo, sia pubblico, sia privato. Ci sono infatti in questo momento migliaia di persone senza casa: il governo sta facendo tutto il possibile, assieme al nostro Sistema nazionale di Protezione civile, per alleviare i disagi conseguenti. Occorre definire quindi, nel tempo più breve possibile, il programma di interventi atti a ridare speranza alle famiglie e a fare ripartire le attività lavorative. È ipotizzabile una legge ad hoc per la ricostruzione. Bisognerà, in particolare, confrontarsi con la Regione per quanto riguarda la realizzazione delle infrastrutture: è possibile che dopo 40 anni siamo ancora a parlare della costruzione della diga di Vetto, senza una decisione al riguardo? E così pure: ma perché quando i fiumi erano in secca non si è eseguita la pulizia degli stessi? Non dico che avremmo risolto tout court il problema, ma avremmo evitato un impatto così drammatico.

L’agricoltura è uno dei comparti più colpiti. Ci saranno misure ad hoc?

Per quanto riguarda il settore agroalimentare dell’Emilia-Romagna, il ministro Lollobrigida ha annunciato lo stanziamento di 100 milioni di euro per affrontare le situazioni più urgenti. Chiaramente non saranno sufficienti, ecco perché auspichiamo che l’Europa intervenga con il fondo di solidarietà che già in occasione del terremoto in Emilia-Romagna venne erogato per oltre 500 milioni di euro. Il governo è impegnato inoltre a fare in modo che sia possibile raccogliere legname ripulendo l’alveo dei fiumi senza rischiare più sanzioni di vario tipo. I danni potranno essere calcolati a campi liberati da acqua e fango. Sappiamo infatti che gli effetti dell’acqua possono far perdere il raccolto di quest’anno, ma anche causare danni per i prossimi tre o quattro anni.

La Regione è in pressing su Roma per avere una struttura commissariale che coordini il tutto. È ragionevole ipotizzare questa soluzione?

È una valutazione che compete al Consiglio dei ministri. L’Emilia Romagna è una regione esposta alle calamità naturali. Non è la prima volta. Sicuramente questa alluvione è la più drammatica che si sia mai verificata. Da Ispra ci dicono da anni che il territorio italiano vede 6milioni e 800 mila cittadini che abitano in 1 milione e mezzo di case a rischio esondazione. Tra le Regioni più soggette a esondazioni e frane c’è proprio l’Emilia- Romagna. Al di là dei cambiamenti climatici, bisogna cambiare l’approccio in materia di difesa del suolo e di interventi idraulici.

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