La tragedia sul Lago Maggiore e le dichiarazioni dell’ex premier Renzi hanno riacceso interrogativi sul lavoro dell’intelligence italiana. Con la riforma del 2007 si parla di “informazione per la sicurezza”, cioè di raccolta informativa. Anche tramite operazioni sotto copertura (da pochi mesi) ma mai con attività “di contrasto” (affidate alle forze speciali)

La tragedia sul Lago Maggiore – in cui hanno perso la vita due funzionari dell’Aise (Claudio Alonzi e Tiziana Barnobi, di rispettivamente 62 e 53 anni), uno ufficialmente in pensione del Mossad (un cinquantatreenne che, come spiegato dal quotidiano israeliano Haaretz, usava il falso nome di Shimoni Erez) e una cittadina russa (Anna Bozhkova, 52) – e le dichiarazioni del senatore Matteo Renzi, ex presidente del Consiglio, sulle presunte intercettazioni di politici e giornalisti da parte dei servizi segreti italiani hanno riacceso l’interesse verso la risposta a una domanda: che cosa fa l’intelligence italiana? O meglio, cosa non può fare?

LA QUESTIONE INTERCETTAZIONI

Al senatore Renzi ha replicato il sottosegretario Alfredo Mantovano spiegando di non aver “mai autorizzato, quale Autorità delegata per la sicurezza della Repubblica, alcuna forma di intercettazione a carico di esponenti politici o di giornalisti”. Infatti, come spiegato su Formiche.net ieri, attività equiparabili a dossieraggi sono fuori dal perimetro della legge dell’intelligence. Al punto che, scrivevamo, se Renzi, ex presidente del Consiglio e dunque vertice politico dell’intelligence, avesse visto o fatto simili attività non previste dalla legge dovrebbe andare in Procura e chiedere di testimoniare al Copasir, ovvero interloquire con l’Autorità delegata.

LA RIFORMA DEL 2007

Con la riforma del 2007, pensata per strutturare un sistema di pesi e contrappesi dopo anni difficili nei servizi italiani, è nato il Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica. Si noti bene: “per”, non “e”. Tradotto: raccolta di informazioni. Ciò esclude la cosiddetta intelligence di contrasto, ovvero l’utilizzo della forza. Basti pensare a casi di liberazione degli ostaggi: servono operativi dell’intelligence (Aise) sul campo a scopo informativo ma sono poi le forze speciali (il più delle volte i Gis dei Carabinieri o i Comsubin della Marina militare) a realizzare l’operazione.

I COMPITI DELL’AISE

L’Aise (Agenzia informazioni e sicurezza esterna) è stata istituita per “ricercare ed elaborare nei settori di competenza tutte le informazioni utili alla difesa dell’indipendenza, dell’integrità e della sicurezza della Repubblica, anche in attuazione di accordi internazionali, dalle minacce provenienti dall’estero”. Inoltre, all’Aise spettano “le attività in materia di controproliferazione concernenti i materiali strategici, nonché le attività di informazione per la sicurezza, che si svolgono al di fuori del territorio nazionale, a protezione degli interessi politici, militari, economici, scientifici e industriali dell’Italia”. Infine, l’Aise ha il compito di “individuare e contrastare al di fuori del territorio nazionale le attività di spionaggio dirette contro l’Italia e le attività volte a danneggiare gli interessi nazionali”.

LE OPERAZIONI SOTTO COPERTURA

Soltanto recentemente, a settembre dell’anno scorso, il legislatore ha previsto la possibilità di operazioni sotto copertura: l’Aise, infatti, può “impiegare proprio personale”, ma sempre ed esclusivamente al fine di “attività di ricerca informativa e operazioni all’estero”. Il tutto, inoltre, deve essere previsto da un regolamento per disciplinare “il procedimento di autorizzazione all’impiego, del presidente del Consiglio dei ministri o dell’Autorità delegata, ove istituita, nonché le relative modalità, condizioni e procedure, anche con riferimento alla specialità dei profili economici attinenti all’impiego del personale”. Inoltre, l’emendamento prevede che ogni sei mesi il presidente del Consiglio informi il Copasir di queste attività e operazioni condotte dall’Aise.

LE ATTIVITÀ DELL’AISI

All’Aisi (Agenzia informazioni e sicurezza interna) “è affidato il compito di ricercare ed elaborare nei settori di competenza tutte le informazioni utili a difendere, anche in attuazione di accordi internazionali, la sicurezza interna della Repubblica e le istituzioni democratiche poste dalla Costituzione a suo fondamento da ogni minaccia, da ogni attività eversiva e da ogni forma di aggressione criminale o terroristica”. Inoltre, a questa agenzia spettano “le attività di informazione per la sicurezza, che si svolgono all’interno del territorio nazionale, a protezione degli interessi politici, militari, economici, scientifici e industriali dell’Italia”. Infine, è compito dell’Aisi “individuare e contrastare all’interno del territorio nazionale le attività di spionaggio dirette contro l’Italia e le attività volte a danneggiare gli interessi nazionali”.

QUANDO AISE E AISI LAVORANO ASSIEME

La legge prevede che l’Aise possa svolgere operazioni sul territorio nazionale “soltanto in collaborazione” con l’Aisi. Lo stesso vale per l’Aisi nel caso di operazioni all’estero. In entrambe le situazione è il direttore generale del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza a dover provvedere “ad assicurare le necessarie forme di coordinamento e raccordo informativo, anche al fine di evitare sovrapposizioni funzionali o territoriali”.

CHI FA CONTROPROLIFERAZIONE?

Come racconta anche all’output informativo della “Relazione sulla politica dell’informazione per la sicurezza” redatta annualmente dal comparto, è l’Aise a occuparsi in maniera esclusiva di controproliferazione. Il Glossario intelligence la definisce come “attività volta a prevenire, rilevare e contrastare la realizzazione di armi di distruzione di massa (ordigni nucleari, armi chimiche, biologiche e radiologiche e correlati vettori). Include le iniziative tese ad individuare il traffico dei materiali connessi e di quelli cd. ‘dual use’, nonché di tecnologie e know-how”.

LA “PISTA RUSSA” SUL LAGO MAGGIORE

Arriviamo così a quanto accaduto sul Lago Maggiore e all’interrogativo che alimenta il complottismo: che ci facevano su quell’imbarcazione otto funzionari dell’intelligence italiana e 13 di quella israeliana, oltre al proprietario (considerato fidato dai servizi per la logistica) di quella “casa galleggiante” immatricolata in Slovenia e alla moglie (la cui conoscenza del russo potrebbe essere stata utile per qualche traduzione)? Quell’area è molto frequentata da miliardari russi, anche della cerchia putiniana, ed ebrei ortodossi che spesso ospitano feste di alto livello. Ma è anche comoda per le banche della Svizzera, snodo dei capitali russi anche dopo le sanzioni occidentali contro la Russia. Come ha sottolineato il Corriere della Sera, una squadra così numerosa “nasce dall’esigenza di sviluppare molteplici azioni: sopralluoghi, pedinamenti, installazione di cimici, incursioni. E manovre di spionaggio industriale: gli israeliani avrebbero interessi nel monitorare i contatti tra le ditte italiane e iraniane impegnate a trattare i componenti civili dei droni usati proprio nella guerra”.

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