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A Zaporizhia, i russi potrebbero replicare il disastro della diga di Kakhovka

Secondo il gruppo di giornalismo investigativo Bellingcat, i Russi avrebbero costruito una diga artificiale sul fiume Tokmak. Lo scopo sarebbe quello di causare allagamenti artificiali per influenzare le operazioni militari. Secondo un trend già definito

Poche settimane fa, la rottura della diga di Nova Kakhovka aveva portato una devastante inondazione nell’area di Kherson, causando ingenti danni umani, economici ed ambientali. Grazie all’uso delle immagini registrate dall’alto non è stato difficile individuare le Forze Armate della Federazione Russa come le responsabili dell’atto. Delle registrazioni di un drone da ricognizione ucraino mostrerebbero infatti, come già riportato su queste colonne, un veicolo civile contenenti barili probabilmente pieni di esplosivo sarebbe stato piazzato esattamente nel punto di cedimento della struttura della diga.

Ma l’episodio di Nova Kakhovka potrebbe non essere un caso isolato. Il portale investigativo Bellingcat, noto per le sue analisi open-source, lancia l’allarme. Secondo le immagini satellitari i Russi avrebbero costruito una diga nei pressi della cittadina di Tokmak, all’interno dell’Oblast di Zaporizhia. La diga, in funzione già da inizio maggio, al momento viene utilizzata con funzioni logistiche (le stesse immagini satellitari mostrano camion che la utilizzano per varcare il fiume Tokmak da cui prende il nome la cittadina), ma non mancano gli indizi che fanno sospettare un suo possibile impiego militare.

La diga sembrerebbe integrarsi fluidamente con la struttura difensiva russa costruita attorno a Tokmak, a sua volta fulcro di un più scaglionato sistema di difesa  che si estende in tutta la regione. La distruzione volontaria della diga avrebbe un impatto notevole sia sul piano tattico che sul piano operativo, rendendo così più efficace, almeno in linea teorica, la difesa russa.

Nel primo caso, la forza cinetica dell’acqua verrebbe utilizzata alla stregua di un ordigno per infliggere danni alle forze nemiche presenti nell’area. Nel secondo caso invece i probabili allagamenti conseguenti la rottura della diga impedirebbero il transito in determinate porzioni di territorio, reindirizzando le forze ucraine verso dei ‘corridoi’ ben fortificati e più facilmente difendibili, o prevenendo la realizzazione di manovre di accerchiamento ai danni dei difensori.

Entrambe le parti hanno fatto ricorso a questi stratagemmi durante la guerra: l’Ucraina ha ammesso di averlo fatto a Demydiv, a nord di Kiev, all’inizio della guerra, ma si sospetta anche che le forze di Kyiv abbiano fatto saltare le paratoie della diga di Oskil nell’aprile 2022 per inficiare gli sforzi russi. Russi che avrebbero in seguito distrutto completamente la stessa diga nel pieno della controffensiva ucraina di pochi mesi dopo. E anche l’episodio di Nova Kakhovka avrebbe seguito le stesse logiche.

Ma all’efficacia militare si accompagnano i “danni collaterali”, che toccano la popolazione, l’ambiente e l’economia. Il numero di vittime conteggiate da entrambe le fazioni si avvicina a 70, mentre il ministro dell’Ambiente Ucraino Ruslan Strilets ha stimato che i danni causati dalla catastrofe ammontino a più di un miliardo e mezzo di dollari. A questo si aggiunge il deteriorarsi delle condizioni igienico-sanitarie (e il proliferare di malattie come l’Epatite A o il colera), e il danno ambientale causato dall’erosione del terreno interessato dall’alluvione. Uno scenario apocalittico, che potrebbe ripetersi anche a Tokmak.

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