Il ministero dell’Economia annuncia l’accordo con gli americani di Kkr per l’acquisto del 20% di Netco, su cui entro fine settembre arriverà l’offerta vincolante del fondo. A Palazzo Chigi spetterà un ruolo decisivo e strategico per la costruzione della rete nazionale a banda larga. Il mercato ci crede e spinge il titolo, ma rimane il rebus Cdp

Giorgia Meloni e Adolfo Urso lo avevano detto più volte: il governo italiano avrebbe presto o tardi avuto il ruolo di play maker nella realizzazione della rete a banda larga nazionale. E così sarà. Il Tesoro ha messo infatti ufficialmente un piede nella partita per la cessione dell’infrastruttura di rete di Telecom al fondo americano Kkr, di cui si attende, entro fine settembre, un’offerta vincolante che possa soddisfare l’azionista di riferimento dell’ex monopolista, Vivendi (23,7%). I francesi, infatti, chiedono non meno di 30 miliardi per liberare Netco, la società che comprende la rete primaria, quella secondaria (Fibercop, di cui il fondo americano è azionista al 27%) e i cavi di Sparkle, ma finora sul piatto sono finiti non più di 21 miliardi.

In queste ore il ministero dell’Economia, che attraverso Cassa depositi e prestiti presenzia nel capitale di Tim con una quota di poco inferiore del 10%, ha infatti fatto sapere di aver raggiunto un accordo con il fondo statunitense Kkr,  che come detto sta trattando in esclusiva l’acquisto della rete infrastrutturale di Tim, per acquistare una quota fino al 20% di Netco. Con questa decisione, che ha innescato il rally del titolo in Borsa (negli ultimi cinque giorni il titolo Tim ha guadagnato quasi l’11%) in sostanza il governo punta ad acquistare almeno una parte della rete di Tim, dopo che negli scorsi mesi aveva provato senza successo ad acquistarla tutta attraverso Cassa depositi e prestiti, con la sponda di Macquarie.

Un tandem che però non era riuscito a migliorare l’offerta (circa 19,3 miliardi), rispetto a quella degli americani. In più, il governo si assicurerà in questo modo il controllo e la supervisione sulle future scelte strategiche, anche e non solo considerato che la rete di Tim per Palazzo Chigi ha da sempre una certa rilevanza, perché comprende gran parte dell’insieme di strutture che in Italia permettono di parlare al telefono e di usare la connessione internet.

Come ha precisato il Tesoro, i termini dell’offerta per la rete dal punto di vista dei rapporti tra le parti prevedono “un ruolo decisivo del governo nella definizione delle scelte strategiche”. Un passaggio questo considerato obbligato dall’esecutivo, visto che la rete è asset strategico ed è vincolata al golden power. I prossimi step saranno relativi all’adozione di un Dpcm per completare l’iter procedurale, con il decreto che potrebbe arrivare dopo la pausa estiva, quindi verso il 28 agosto.

Il passo era atteso dai mercati che, sulla scia delle indiscrezioni di stampa sull’avanzamento delle trattative, avevano premiato il titolo che ha chiuso a Piazza Affari segnando +2,75%. Per la formalizzazione dell’offerta vincolante c’è tempo fino al 30 settembre: c’è da capire se e come saliranno a bordo anche F2i e Cdp, che però non godrebbe di diritti di governance per ragioni Antitrust, visto che è azionista di Tim e di Open Fiber al 60%, per una quota complessiva che si vocifera intorno al 30-35%.

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