Il governatore Fabio Panetta, alla sua prima uscita pubblica, ammette che il rallentamento dell’inflazione potrebbe spingere Francoforte ad azionare anzitempo il freno sul costo del denaro. Il che sarebbe un ottimo programma per il governo. Ma attenzione alla crescita

C’è una buona notizia per Giorgia Meloni e Giancarlo Giorgetti. Se la curva dell’inflazione dovesse continuare a scendere, come in effetti sta accadendo, la politica monetaria della Banca centrale europea potrebbe tornare ad ammorbidirsi, con ovvi benefici sul debito italiano. Fabio Panetta, dallo scorso primo novembre governatore di Bankitalia, ha tenuto la sua prima uscita pubblica e lo ha fatto dal palco della Fiera di Roma, in occasione di un convegno per celebrare i 60 anni di Iccrea, uno dei maggiori bancari cooperativi del Paese. Per questo il suo intervento, durato una mezzoretta abbondante, ha abbracciato le due questioni del momento: crescita e inflazione.

Due premesse. Primo, nel 2022 lo Stato italiano ha speso per interessi sul debito oltre 83 miliardi e quasi certamente il conto del 2023 sarà superiore essendo aumentato sia il debito stesso, sia i tassi. Ed è purtroppo pressoché certo che nel 2024 lo Stato spenderà per interessi ben oltre 100 miliardi. A meno che, ed ecco la seconda premessa, Christine Lagarde non tolga il piede dall’acceleratore, cominciando a ridurre il costo del denaro, oggi fermo al 4,50%, dopo dieci rialzi consecutivi. Ma sentire le ultime sortite del governatore della Bce, siamo ancora lontani dalla svolta. Lo stesso Giorgetti, non è certo un mistero, ha più volte ribadito come la sua più grande preoccupazione sia quella di ridurre il costo del debito, senza vivere con l’ansia di piazzare sul mercato più titoli possibili a un costo sostenibile.

E qui è entrato in gioco Panetta. Sì, “i tassi di interesse attuali della Bce appaiono a livelli sufficienti a riportare l’inflazione ai livelli obiettivo”, ma “se la moderazione del caro vita dovesse accelerare, la fase di mantenimento della linea monetaria restrittiva potrebbe essere più breve, mentre bisogna evitare danni inutili all’economia”. Il messaggio è chiaro, se l’inflazione scende (in Italia è ai minimi dal 2021, dato di oggi e anche in eurozona c’è una frenata), la Bce non potrà non tenerne conto. Secondo Panetta l’inflazione media nell’area euro “è in forte calo: in base alle proiezioni diffuse dalla Bce in settembre e ai dati divenuti successivamente disponibili, l’attuale livello dei tassi sarebbe sufficiente a riportare l’inflazione in linea con l’obiettivo del 2 per cento nel medio termine”.

Certo, nell’attesa che a Francoforte decidano sul da farsi, non si può però restare con le mani in mano. Ognuno deve fare i suoi compiti, anche l’Italia. Panetta è consapevole del fatto che la prossima settimana l’Europa si giocherà il tutto per tutto sulla riforma del Patto di stabilità, dal quale dipende la futura gestione del debito da parte italiana (la Germania vuole a tutti i costi un target del disavanzo dell’1% annuo). Nel dubbio, meglio cominciare con qualche sforbiciata.

“L’Italia deve ridurre il fardello del debito pubblico: dobbiamo liberarcene perché è un peso che opprime l’economia da troppi anni, ma va fatto evitando gli errori del passato e quindi facendo leva non solo sul risanamento dei conti, ma anche sulla crescita economica. Va soprattutto ridotto il debito pubblico in rapporto al prodotto. Un debito elevato sottrae risorse alle politiche anticicliche, agli interventi sociali e alle misure in favore dello sviluppo accresce il costo dei finanziamenti per le imprese private, riducendone la competitività e l’incentivo a investire; rende la nostra economia e in ultima istanza l`intero paese vulnerabili ai movimenti erratici dei mercati finanziari”, ha spiegato il governatore.

Sullo sfondo rimane la recessione, con tutti i suoi mali. “Dopo la ripresa registrata all’indomani della pandemia, l’economia italiana è in una fase di ristagno, come del resto quella europea. Secondo le previsioni disponibili, l’attività produttiva dovrebbe accelerare nei prossimi mesi; nel 2024 la crescita rimarrebbe inferiore all’1 per cento. La priorità è ora scongiurare il rischio di tornare agli insoddisfacenti tassi di crescita degli ultimi due decenni, facendo leva sui segni di vitalità economica emersi sinora”.

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