Annunciato l’ingresso nel comitato direttivo di Blue Dot Network, meccanismo per promuovere standard elevati negli investimenti. Tradotto: per contrastare l’espansionismo cinese. Presto dovrebbe entrare anche l’Italia

Stati Uniti, Giappone, Australia, Regno Unito e Spagna hanno dato il benvenuto alla Svizzera nel comitato direttivo di Blue Dot Network, meccanismo di certificazioni lanciato nel 2019 (e rilanciato recentemente dall’amministrazione Biden) per promuovere standard elevati in termini finanziari, ambientali e sociali negli investimenti pubblico-privati nelle infrastrutture nel mondo, in particolare nei Paesi in via di sviluppo. Ovvero, anche per fronteggiare l’espansionismo cinese con progetti come la Belt and Road Initiative (la cosiddetta Via della Seta).

Blue Dot Network “rappresenta il futuro per uno sviluppo infrastrutturale sostenibile e inclusivo”, ribadiscono i partner in una nota diffusa per l’ingresso svizzero. “Tutti traiamo benefici dall’applicazione di standard riconosciuti per sviluppare strade, ponti, reti elettriche, reti di comunicazione e altre infrastrutture”, si legge ancora. L’adesione di un Paese come la Svizzera, uno dei principali centri finanziari al mondo e tradizionalmente neutrale, non può passare inosservata.

A fine luglio, come si legge nella dichiarazione congiunta firmata da Joe Biden, presidente degli Stati Uniti, e Giorgia Meloni, presidente del Consiglio italiano, diffusa al termine del loro incontro alla Casa Bianca, Washington aveva accolto con favore l’intenzione di Roma di entrare nel comitato direttivo di Blue Dot Network. Per il passo decisivo si aspetta probabilmente l’ufficialità del mancato rinnovo del memorandum d’intesa sulla Via della Seta siglato da Italia e Cina nel 2019 ai tempi del governo gialloverde di Giuseppe Conte. Il governo americano ha rinnovato l’invito all’esecutivo italiano ad aderire al meccanismo in occasione della visita a Roma di Jose Fernandez, sottosegretario di Stato con deleghe alla crescita economica, all’energia e all’ambiente, a inizio ottobre.

Roma, intanto, si è unita alla Minerals Security Partnership, un’iniziativa lanciata a giugno dell’anno scorso dall’amministrazione statunitense per promuovere l’estrazione etica e rafforzare le partnership tra Paesi “amici” lungo le catene di approvvigionamento del settore. È di metà settembre la nota con cui il dipartimento di Stato americano ha dato il benvenuto a tre nuovi Paesi nell’iniziativa: oltre all’Italia, anche Norvegia e India. Quest’ultima, come l’Italia, ha recentemente aderito a un’altra iniziativa a guida statunitense presentata a margine del G20 di Nuova Delhi, in India: il Corridoio economico India-Medioriente-Europa. L’adesione italiana alla Minerals Security Partnership era stata “accolta con favore” dagli Stati Uniti, come si legge nella dichiarazione congiunta di Biden e Meloni.

Nelle scorse settimane Elaine Dezenski, senior director e responsabile del Center on Economic and Financial Power della Foundation for Defense of Democracies di Washington, aveva evidenziato a Formiche.net i “chiari vantaggi nel lavorare con altre democrazie e dovremmo sostenere maggiori investimenti in iniziative come Blue Dot Network, che si allineano ai principi democratici, alla trasparenza, alla lotta alla corruzione e ai diritti umani. L’Italia potrà portare avanti questa causa quando assumerà la presidenza del G7 nel 2024”, aveva aggiunto.

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