In un documento di nove pagine, il Comandante in Capo delle forze armate ucraine analizza la tipologia di conflitto attualmente in corso in Ucraina. Delineando quali siano le questioni-chiave in un simile contesto, fornendo al resto del mondo una preziosa lezione

Non solo una dottrina militare, ma anche un assessment della situazione al fronte, un manifesto politico e una dichiarazione programmatica. È un po’ di tutto questo “Modern Positional Warfare and How to Win It”, il documento diffuso dallo Stato Maggiore ucraino e vergato proprio dal comandante in capo delle forze armate di Kyiv, Valerii Zaluzhnyi, il quale delinea come si sia arrivati a combattere una guerra di posizione, quali siano le dinamiche che la regolano e quali invece possano essere le soluzioni da adottare per superare questa impasse.

Nell’apertura del suo elaborato Zaluzhnyi prende una forte posizione politica. Egli accusa Mosca di aver causato, con la sua invasione su larga scala del territorio ucraino, “la più grande crisi di sicurezza globale dalla fine della seconda guerra mondiale”, poiché anziché un conflitto localizzato esso è “un confronto armato tra regimi politici democratici e autoritari” che potrebbe estendersi (ed in parte lo sta già facendo) ad “altre regioni del pianeta con modelli geopolitici simili”, dal Medio Oriente alla penisola di Corea, arrivando fino al Mar Cinese Meridionale. Il Comandante in Capo delle forze armate ucraine denuncia l’incapacità delle organizzazioni internazionali (chiamando in causa le Nazioni Unite e l’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa) di tutelare l’integrità territoriale del suo paese, compito di cui invece si sono fatte carico le forze armate di Kyiv, vedendo nell’utilizzo della forza militare l’unico modo possibile per ripristinare la sovranità nazionale sui suoi territori.

Zaluzhnyi sottolinea come il popolo ucraino, dimostrando “la sua volontà di dare la propria anima e il proprio corpo per la libertà, non con le parole ma con i fatti”, sia stato capace “non solo di fermare l’avanzata” di un nemico “molto più potente, con moltissime armi a disposizione e una capacità di mobilitazione decisamente più alta”, ma anche di lanciare un efficace operazione controffensiva (il riferimento, esplicitato dallo stesso comandante ucraino, è a quanto avvenuto tra l’estate e l’autunno dello scorso anno) e di tenere a bada il nemico su molti fronti. Senza però esimersi dal rimarcare la fondamentale importanza del supporto militare dei partner occidentali, il quale in questo momento sta venendo messo in dubbio come mai prima d’ora.

Soffermandosi poi sul piano strettamente militare, dove vengono analizzate le cause del passaggio ad una guerra di posizione, il generale ucraino elenca cinque dimensioni fondamentali che più di tutte hanno contribuito a questa trasformazione del conflitto.

La prima è il parziale controllo dello spazio aereo: malgrado i numeri garantiscano alle forze armate russe un certo grado di air superiority, le difese contraeree ucraine (che dall’inizio del conflitto hanno inflitto perdite pesantissime alle forze aeree nemiche) limitano sia la libertà di movimento che l’efficacia dell’aviazione nemica. La quale però non è scomparsa dai cieli, e si è anzi adattata alla situazione, riuscendo comunque a rappresentare uno dei principali ostacoli all’avanzata delel forze ucraine.

La seconda è la presenza di enormi campi minati (che in alcuni punti si estendono lungo una profondità di 15-20 km) su entrambe le parti del fronte, assieme alla scarsità di equipaggiamento adatto al creare delle brecce al loro interno. I tentativi di creare varchi in questa tipologia di ostacolo sono spesso neutralizzati dall’artiglieria, sotto la cui copertura i genieri vanno poi a tappare le falle venutesi a creare. Artiglieria che rappresenta la terza dimensione fondamentale indicata da Zaluzhny, che si sofferma sulla specifica dinamica del “fuoco di controbatteria”, ovvero sull’impiego del fuoco d’artiglieria per eliminare i cannoni avversari: l’efficacia di questo tipo di approccio, prioritario nella tipologia di guerra d’attrito in corso, viene però inficiata da numerose tattiche, che vanno dalla dispersione delle bocche di fuoco all’impiego di strumentazione di guerra elettronica.

La quarta dimensione è quella della mobilitazione delle riserve, un fronte su cui entrambe le parti si trovano in difficoltà, anche se per motivi diversi. Mentre la Russia dispone di un ampio bacino di popolazione a cui attingere, ma ha problemi di natura politico-motivazionale (crescente insofferenza verso il conflitto con rischi per la stabilità del regime, soprattutto con l’avvicinarsi della tornata elettorale), l’Ucraina ha molte meno risorse umane a cui attingere, a cui si devono sommare problemi logistici (mancanza di spazi sicuri per l’addestramento) e morali (difficoltà al fronte e durata della guerra che scoraggiano eventuali volontari).

Infine, l’ultima dimensione è quella dell’electronic warfare, dove le forze armate russe godevano di una certa superiorità all’inizio del conflitto, superiorità che però con il tempo è stata erosa dalle forze ucraine (soprattutto grazie al sostegno estero). L’impiego estensivo di questa strumentazione limita trasversalmente la capacità di condurre operazioni complesse, favorendo quindi approccio più cauti e difensivi.

Quali sono dunque le soluzioni per evitare una “guerra di trincea come nel 1914-1918”?

Zaluzhny fornisce dei suggerimenti da applicare ai campi da lui evidenziati in precedenza: dall’uso concentrato di Unmanned Aerial Vehicle in singole operazioni d’attacco, assieme all’impiego apposito di droni per “cacciare” i droni nemici, per guadagnare la superiorità aerea; migliorare le capacità di deception per l’artiglieria, così come quelle di reconnaissance; ricorrere a soluzioni meno convenzionali per aprire delle brecce nei campi minati, come l’uso di cannoni ad acqua o lo scavare tunnel sotto i campi minati da riempire di esplosivo per creare un passaggio sicuro; migliorare l’attrattività delle forze armate ucraine e combattere la renitenza alla leva; espandere ulteriormente le capacità di electronic warfare.

In chiusura, il Comandante in capo ucraino introduce due dimensioni più generali, quella della logistica e quella del Command and Control. Mentre per la seconda sono sufficienti poche righe per evidenziarne l’importanza trasversale, la prima occupa uno spazio decisamente maggiore. Questo spazio viene dedicato ancora una volta a sottolineare l’importanza dell’aiuto occidentale (senza il quale l’Ucraina difficilmente potrebbe portare avanti la sua lotta) nella guerra d’attrito, ma anche la necessità di creare un sistema industriale-militare autonomo.

Pubblicando questo documento, il Comandante in Capo delle forze armate ucraine è stato un po’ un politico, un po’ un militare, un po’ un teorico. Ma quel che è certo è che è proprio grazie a documenti come questo che le forze armate ucraine (e non solo) riusciranno ad adattarsi alle necessità della guerra futura.

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