Il presidente azero Ilham Aliev ha accusato la Francia di “preparare il terreno per una nuova guerra” nel Caucaso “armando” l’Armenia. Di fatto, assieme ai Balcani, l’area in questione è una delle più a rischio. Il governo azero intanto accoglie la sentenza della Corte che ha riconfermato la sovranità e l’integrità territoriale dell’Azerbaigian, respingendo la richiesta armena che la metteva in discussione

Quando un mese fa, nelle prime ore dell’attacco di Hamas contro Israele, ci si domandava quale potesse essere un altro fronte di conflitto, due erano i maggiori candidati: Kosovo/Serbia e Azerbaigian/Armenia. Quest’ultimo è quello che sta registrando in queste ore delle accelerazioni, con da un lato l’accusa azera alla Francia di armare l’Armenia e, dall’altro, il tentativo russo di rafforzare la mini-Nato dell’ex Urss con un sistema anti-missile S-300.

Baku vs Parigi

Usa parole forti il presidente azero Ilham Aliyev quando accusato la Francia di “preparare il terreno per una nuova guerra” nel Caucaso “armando” l’Armenia. Parigi, osserva, “destabilizza la regione, incoraggia le forze revansciste in Armenia”. Dalla Francia replicano che l’Eliseo, con i partner europei e statunitensi, sta lavorando per una pace giusta e duratura nel Caucaso meridionale, basata sui principi del rispetto della sovranità e dei confini.

Al contempo l’Azerbaigian invita l’Armenia a proseguire sulla strada dei negoziati con un meeting ad hoc, al fine di concludere il trattato di pace al confine di Stato. Secondo il ministero degli Esteri azerbaigiano la responsabilità per il proseguimento del processo di pace, compresa la scelta di una sede reciprocamente accettabile, o la decisione di incontrarsi al confine di Stato, appartiene ai due Paesi. “Incoraggiamo la parte armena a evitare nuovi inutili ritardi e speriamo che risponda positivamente a questo richiamo, in modo che i negoziati riprendano presto”.

Incontrando il segretario di Stato per gli Affari europei del Regno Unito, Leo Docherty, a Baku Aliyev ha dichiarato che non ci sono ostacoli per firmare trattato di pace: “Il nostro Paese sostiene un’agenda di pace regionale, l’Azerbaigian è pronto a condurre un dialogo con l’Armenia per firmare un trattato di pace e normalizzare le relazioni tra i due Paesi”.

Garabagh

Il governo azero intanto accoglie la sentenza della Corte Corte internazionale di giustizia del 17 novembre scorso che ha riconfermato la sovranità e l’integrità territoriale dell’Azerbaigian sul Garabagh, respingendo la richiesta armena che metteva in discussione la sovranità. Secondo Baku le misure indicate dalla Corte riconoscono la politica già dichiarata del governo dell’Azerbaigian nei confronti degli armeni residenti in Garabagh.

“Ciò include il nostro impegno a garantire la sicurezza e l’incolumità di tutti i residenti, indipendentemente dall’origine nazionale o etnica – spiegano dal governo azero -. L’Azerbaigian non ha mai costretto i residenti armeni a lasciare il Garabagh e, nonostante la richiesta dell’Azerbaigian di restare, è stata loro la decisione di trasferirsi in Armenia e in altri paesi. L’Azerbaigian si impegna a sostenere i diritti umani dei residenti armeni del Garabagh sulla base dell’uguaglianza con gli altri cittadini dell’Azerbaigian, in linea con la sua Costituzione e i pertinenti obblighi internazionali. L’Azerbaigian si aspetta che l’Armenia e tutte le altre parti cessino di interferire nelle legittime misure investigative”. Secondo la legislazione dell’Azerbaigian, il territorio si chiama zona economica del Garabagh. Il processo di pace tra Azerbaigian e Armenia è in agenda, con sullo sfondo le dinamiche legate al Tap. 

Qui Csto

Ma gli altri players non restano a guardare e provano ad accelerare alla voce Csto. In primis Mosca si rammarica della decisione dell’Armenia di non partecipare al vertice dell’Organizzazione del Trattato di sicurezza collettiva (Csto) di Minsk; in secondo luogo Mosca punta ad installare un sistema anti-missile per la mini-Nato dell’ex Urss e annuncia un’iniziativa che sa tanto di avanzata strategica. Il presidente russo Vladimir Putin ha dichiarato: “Abbiamo già fornito al Tagikistan due divisioni dei nostri sistemi di difesa aerea S-300: ovvero otto lanciatori. In generale, siamo pronti a lavorare, pronti a continuare e completare questo lavoro sulla Csto nel suo insieme”. L’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva, composta da Russia, Armenia, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan, Uzbekistan, è nata nel 1992 ma è sostanzialmente rimasta ferma fino allo scorso anno.

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