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Cosa farà il G7 per la stabilizzazione del Mar Rosso

C’è da attendersi che il G7, nel corso di prossime riunioni, oltre a consolidare la sorveglianza navale, assuma impegni per garantire la cooperazione con i Paesi della regione nel campo della maritime security e della libertà di passaggio attraverso Bab el Mandeb. L’analisi dell’ammiraglio Fabio Caffio

“Ribadiamo il nostro impegno a mantenere la libertà di navigazione e sorvolo così come altri diritti, libertà e usi del mare che siano legittimi a livello internazionale”. Questa la solenne dichiarazione contenuta nel paragrafo dedicato alla sicurezza marittima del comunicato della riunione dei ministri degli Esteri del precedente G7 a guida italiana tenutasi a Lucca nel 2017.

Con analogo spirito, il nostro ministro Antonio Tajani, in qualità di presidente della Riunione dei ministri degli Esteri del G7 di Canada, Francia, Germania,Italia, Giappone, Regno Unito e Stati Uniti d’America e Alto Rappresentante dell’Unione europea, alla Conferenza sulla Sicurezza di Monaco (17 febbraio 2024), ha parlato della crisi in Mar Rosso sottolineando che questi attacchi violano il diritto internazionale, mettono a repentaglio vite innocenti e minacciano i diritti e le libertà di navigazione. Il ministro Tajani ha anche ribadito il sostegno ai Paesi che esercitano il diritto di difendere le proprie navi dagli attacchi, e ha manifestato apprezzamento per “l’imminente lancio dell’operazione marittima dell’Ue Aspides e i continui sforzi dell’operazione Prosperity Guardian, guidata dagli Stati Uniti, insieme al sostegno del Regno Unito, per proteggere queste rotte di navigazione cruciali, poiché la sicurezza marittima e i diritti e le libertà di navigazione sono fondamentali per garantire la libera circolazione di beni essenziali verso destinazioni e popolazioni in tutto il mondo”.

A distanza di qualche giorno il G7, nella Riunione straordinaria dei ministri dei Trasporti sulla crisi del Mar Rosso, ha ripreso gli stessi concetti. In una dichiarazione i ministri hanno in particolare affermato che “il numero di navi che transitano attraverso lo stretto di Bab el Mandeb è diminuito drasticamente… con molte navi che ora evitano il transito nel Mar Rosso e le compagnie di navigazione che stanno ora dirottando le loro navi per navigare intorno al Capo di Buona Speranza. Queste deviazioni mettono a dura prova i marittimi e gli equipaggi e aumentano i tempi di transito oceanico e i costi delle operazioni di spedizione, con conseguenti notevoli interruzioni delle catene di approvvigionamento globali e dei processi di produzione”.

Nessun dubbio che la situazione del Mar Rosso sia già all’attenzione del G7. Affrontare la crisi richiede le capacità navali messe tempestivamente in campo da Stati Uniti e Gran Bretagna da un lato, e da Francia, Germania ed Italia in ambito Ue dall’altro. Le operazioni militari “Prosperity Guardians” e “Eunavfor Aspides”, per quanto tra loro strettamente coordinate, riflettono differenti visioni dei due schieramenti, anche per via dei vincoli stabiliti dalla Politica di difesa e sicurezza comune (Psdc) della Ue. Unitario è tuttavia lo spirito che le anima volto a garantire il commercio libero e sicuro nella via di comunicazione marittima internazionale del Mar Rosso, lungo la direttrice Mediterraneo-Suez-Bab el Mandeb-Mar Arabico.

Se così è, c’è da attendersi che il G7, nel corso di prossime riunioni, oltre a consolidare la sorveglianza navale, assuma impegni per garantire la cooperazione con i Paesi della regione – in primis Egitto ed Arabia Saudita, ma anche Eritrea, Gibuti e Istituzioni governative dello Yemen – nel campo della maritime security e della libertà di passaggio attraverso Bab el Mandeb.

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