Per Dmitri Alperovitch, quella di Carlson a Putin non può essere definita un’intervista. Il giornalista americano è sembrato a tratti stupito di come il presidente russo l’abbia totalmente marginalizzato, usando lo show per rilanciare le sue visioni del mondo revisioniste e le sue ambizioni

Vladimir Putin non ha offerto niente di eccezionale a Tucker Carlson e ai milioni di spettatori e analisti che aspettavano l’intervista uscita qualche ora fa. Fatta eccezione dell’insolita ammissione sulle sorti del giornalista Evan Gershkovich, arrestato in Russia e il cui rilascio è stato messo sul piatto in cambio della liberazione dello 007 sicario Vadim Krasikov (passaggio che Gabriele Carrer ha evidenziato qui), il presidente russo ha parlato a lungo della sua ricostruzione revisionista della storia, del presente e delle ragioni che lo avrebbero portato ad attaccare l’Ucraina, usando una propaganda lenta, stanza, quanto ormai arcinota. “Stiamo lottando contro i nazisti”, dice il presidente, Carlson – noto esponente della destra radicale americana che ha da sempre strizzato l’occhio all’uomo forte, in questo caso russo – non gli fa notare che Volodymyr Zelensky, presidente ucraino, è d’origine ebraica, nato nel 1978 e suo padre è nato nel 1947.

Cosa ne pensa dell’intervista? “Non sono sicuro di definirla un’intervista, quanto piuttosto un’opportunità per Putin di presentare la sua visione del mondo e promuovere la sua agenda”, risponde Dmitri Alperovitch, presidente del Silverado Policy Accelerator, centro di analisi ed elaborazione delle scelte politiche statunitensi. In effetti, su Formiche.net più che un’intervista l’avevamo definita simile a un’operazione di infowar, una piattaforma propagandistica che Putin ha sfruttato. E però, nonostante il giornalista americano è sembrato quasi ininfluente, “utile idiota” scrive Gideon Rachman (a tratti ne è sembrato stupito, quasi non avesse calcolato di diventare un tool di Putin) ha avuto un ampio hype mediatico, e Carlson – ex giornalista di riferimento nel mondo trumpiano – ha un buon seguito negli Stati Uniti. L’intervista può avere un peso? “No, non credo che avrà alcun effetto sulle elezioni del 2024 e nemmeno sulla guerra o su qualsiasi altra cosa”, chiosa Alperovitch.

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