A seguito degli esiti dello studio di fattibilità sulla creazione di una costellazione satellitare nazionale per le comunicazioni strategiche, il ministro Urso ha confermato la volontà di procedere alla seconda fase, che coinvolgerà le imprese nazionali del settore. Stretta nel dibattito tra Starlink e Iris 2, l’Italia potrebbe anche fare da sé. Tuttavia non si possono tralasciare alcune considerazioni importanti per le eventuali implicazioni politiche e strategiche
Una costellazione satellitare nazionale per rendere l’Italia indipendente sul fronte delle comunicazioni strategiche da e verso lo Spazio. Questa la prospettiva illustrata dal ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, a margine di un incontro presso la sede del ministero di via Veneto.
L’intervento di Urso
Dopo molte polemiche e speculazione sull’argomento, il ministro ha spiegato che l’Italia sta valutando questa strada per soddisfare le proprie esigenze istituzionali nell’ambito delle telecomunicazioni per la difesa e la sicurezza. “Lo scorso anno abbiamo dato mandato all’Agenzia spaziale italiana di realizzare un primo studio di fattibilità sui tempi, le modalità e i costi, studio di fattibilità che ci è stato consegnato ed è incoraggiante”, ha raccontato Urso. “Per questo, nell’ultima riunione del Comitato interministeriale per lo spazio abbiamo deciso di passare alla seconda fase dando incarico all’Asi di confrontarsi nel merito con il sistema delle imprese spaziali italiane per capire se la nostra industria sia in condizioni di realizzare questa costellazione satellitare”.
I sistemi Starlink-Iris 2
L’annuncio arriva, tra l’altro, a poca distanza dall’approvazione da parte della Camera del disegno di legge in materia di economia dello spazio, che prevede di istituire “una riserva di capacità trasmissiva nazionale” per le comunicazioni strategiche. Recentemente, il tema delle comunicazioni strategiche è stato al centro di un acceso dibattito, tra chi sostiene la necessità di appoggiarsi ai servizi offerti dall’azienda Starlink di Elon Musk e chi invece spinge per un rilancio del programma europeo Iris 2. Adesso, pare che l’Italia stia concretamente valutando una terza via, nazionale e sovrana, per dotarsi di un sistema capace di proteggere le comunicazioni critiche di istituzioni e Forze armate.
I due servizi a confronto
Le differenze tra Starlink e Iris 2 si giocano principalmente sul piano tecnico e architetturale. Starlink si basa su una costellazione di satelliti in Orbita terrestre bassa (Leo), situati a circa 550 chilometri dalla Terra, che consente ai sistemi di ridurre notevolmente la latenza, che è uno dei principali limiti delle comunicazioni satellitari tradizionali. La bassa altitudine permette infatti tempi di risposta più rapidi, simili a quelli delle connessioni via fibra ottica, e consente anche una maggiore velocità di trasmissione dei dati.
Iris 2 è la costellazione europea, che prevede di lanciare i primi satelliti entro il 2030, si basa su satelliti geostazionari in Orbita bassa e media. Sebbene questi ultimi abbiano il vantaggio di coprire vaste aree con un numero relativamente ridotto di unità, la loro distanza dalla superficie terrestre comporta un aumento significativo della latenza. Questo è un aspetto fondamentale, in quanto la comunicazione con questi satelliti implica un ritardo maggiore, rendendo meno performanti le applicazioni che richiedono alta velocità e bassa latenza. Offrono però una stabilità nelle prestazioni che li rende ideali per certe applicazioni, come la trasmissione televisiva e la gestione di comunicazioni mobili.
Dal punto di vista della capacità di copertura, i satelliti di Starlink, pur richiedendo una costellazione più numerosa per garantire una copertura continua e globale, offrono un vantaggio in termini di capacità di rete, essendo in grado di rimanere più vicini agli utenti e offrire connessioni più rapide e con minor interferenza. Al contrario, i satelliti geostazionari, pur con una capacità di copertura più ampia, sono meno agili in termini di capacità di gestione del traffico dati in tempo reale.
Sul piano numerico, le differenze tra Starlink e Iris 2 sono altrettanto evidenti. Il primo ha già lanciato più di 7mila satelliti in Orbita bassa, e programma di arrivare a una costellazione di circa 12mila satelliti entro i prossimi anni. Iris 2 prevede di completare la rete di circa trecento apparecchi dopo cinque anni dall’entrata in servizio, quindi nel 2035. Nonostante il numero inferiore di apparecchi, il sistema è progettato per garantire prestazioni affidabili su ampie aree, puntando sulla stabilità della connessione piuttosto che sulla densità.
Una sfida alla portata dell’Italia? Sì, ma…
Sia Starlink sia Iris 2 presentano i loro pro e i loro contro, sia sotto il profilo economico sia sotto quello specificamente tecnico. Tuttavia, trattandosi di tutelare le comunicazioni strategiche di istituzioni, governo, servizi di Intelligence e Forze armate, una soluzione nazionale potrebbe configurarsi come una scelta lungimirante per l’Italia in un momento storico in cui la guerra in Ucraina ha dimostrato la rilevanza critica delle tecnologie satellitari per la sicurezza e la sovranità nazionale.
L’Italia, terzo Paese nella storia a mandare un satellite in orbita, avrebbe le capacità industriali per realizzare tale costellazione? Già negli anni 90 e Duemila, Alenia Spazio (oggi Thales Alenia Space) produceva i satelliti Globalstar, tutt’oggi orbitanti e utilizzati da attori come Apple per i propri servizi di telecomunicazione. In ambito spaziale, l’Italia può vantare un know how non facilmente eguagliabile, tuttavia ci sono una serie di fattori da prendere in considerazione riguardo la possibile creazione di una costellazione nazionale.
Innanzitutto, bisognerebbe capire l’entità degli sforzi economici richiesti tra progettazione, sviluppo, messa in orbita e gestione operativa del sistema. Pur volendosi attestare su stime ottimistiche, si parlerebbe di un investimento da almeno 4-5 miliardi di euro, non esattamente un aspetto secondario per le finanze nazionali. Dopodiché, le tempistiche. Anche mettendo a sistema l’intera filiera spaziale nazionale, un disegno di questa ambizione richiederebbe tempi non trascurabili per diventare operativo, difficilmente inferiori ai 10-15 anni. Nessuna di queste considerazioni invalida l’effettiva possibilità per l’Italia di dotarsi di una sua costellazione. È chiaro che un investimento di questo tipo avrebbe delle chiare implicazioni a livello politico e strategico. Gli studi di fattibilità sinora condotti sembrerebbero inserirsi in questo solco, con il governo intento a valutare ogni possibile alternativa senza per questo chiudere nei confronti degli altri interlocutori. La fase di confronto tra aziende e istituzioni annunciata da Urso, una volta conclusa, fornirà sicuramente un quadro più chiaro circa fondi e tempistiche richieste. Il governo sarà insomma chiamato a una scelta strategica di costi-benefici, che andrà ben oltre la semplice costellazione.