Il Quaderno di Med-Or indaga l’impatto del climate change sulla stabilità geopolitica, con uno sguardo strategico sul Mediterraneo. Ecco cosa si è detto alla presentazione di “Cambiamenti climatici e sicurezza: una sfida globale”
Il cambiamento climatico è oggi riconosciuto come un moltiplicatore di minacce: alluvioni, incendi, siccità, innalzamento del livello dei mari e ondate di calore estreme non sono più eventi isolati, ma elementi che mettono in crisi sistemi economici, infrastrutture e assetti geopolitici. La crisi climatica impone una risposta strategica, coordinata e multidimensionale.
A partire da questa consapevolezza si è svolta il 31 marzo 2025 la presentazione di “Cambiamenti climatici e sicurezza: una sfida globale”, il nuovo Quaderno della Med-Or Italian Foundation. Il volume propone un’analisi approfondita delle conseguenze dei cambiamenti climatici in ambito economico, politico e strategico, con un focus particolare sulla regione del Mediterraneo. L’evento, moderato da Enrico Casini, direttore della comunicazione Med-Or, ha visto la partecipazione di esperti e rappresentanti istituzionali, tra cui Giampaolo Cutillo, direttore centrale per le questioni globali presso la direzione generale per la Mondializzazione e gli Affari Globali, Maeci, Carlo Doglioni, professore di Geodinamica all’Università Sapienza di Roma e vicepresidente dell’Accademia Nazionale dei Lincei, Sandro Carniel, dirigente di Ricerca, Cnr – Istituto di Scienze Polari, Raffaella Luglini, chief sustainability officer, Leonardo, Giulia Genuardi, managing director, Enel Foundation e Cecilia Gatti, executive director institutional affairs, Snam.
Un nuovo approccio alla sicurezza globale
Durante l’incontro è emerso con chiarezza come i cosiddetti “gradienti” – variazioni di temperatura, umidità, pressione e composizione atmosferica – siano oggi all’origine di trasformazioni profonde nei modelli sociali ed economici. Questi fenomeni naturali non si limitano a produrre eventi climatici estremi, ma influenzano direttamente il modo in cui viviamo, ci spostiamo e consumiamo risorse. A ciò si aggiunge il “gradiente demografico”: l’Africa, caratterizzata da una rapida crescita della popolazione ma da risorse limitate, si confronta con un’Europa demograficamente stagnante e più ricca. Il cambiamento climatico, dunque, si configura non solo come questione ambientale, ma come acceleratore di diseguaglianze, tensioni e migrazioni.
L’aspetto scientifico resta cruciale: la concentrazione di CO₂ ha raggiunto livelli record — i più alti degli ultimi 800.000 anni — influenzando direttamente l’innalzamento delle temperature e l’intensificazione degli eventi estremi. Particolarmente preoccupante è la situazione nell’Artico: lo scioglimento della calotta glaciale della Groenlandia potrebbe far innalzare l’Oceano Atlantico fino a sei metri, con conseguenze devastanti per le coste mediterranee e l’intero equilibrio del bacino.
In questo scenario si inserisce anche la crescente connessione tra Mediterraneo e Artico. Lo scioglimento dei ghiacci modifica i cicli dell’acqua, ostacola le comunicazioni subacquee — fondamentali per le operazioni di sicurezza marittima — e apre nuove rotte come il Passaggio a Nord-Ovest. Una dinamica che ridefinisce la geografia dei traffici globali e apre questioni cruciali su governance, risorse, sovranità ed equilibrio strategico.
Il ruolo dell’impresa tra adattamento e innovazione
La crescente esposizione ai rischi climatici ha indotto il settore produttivo italiano a ripensare strutturalmente le proprie strategie, in particolare nei comparti a maggiore valore sistemico come la sicurezza e l’energia. Le imprese stanno progressivamente adottando un approccio integrato alla resilienza, che unisce prevenzione, capacità adattiva e innovazione tecnologica.
Leonardo, attore di riferimento nel campo della difesa e dell’aerospazio, ha orientato i propri processi industriali verso un modello evoluto di adattamento, fondato sull’impiego di tecnologie digitali avanzate, sull’intelligenza artificiale e sulla centralità del controllo dei dati. L’obiettivo è garantire continuità operativa e robustezza dei sistemi anche in condizioni di crescente incertezza ambientale e infrastrutturale.
Enel Foundation, punto di osservazione privilegiato nel settore dell’energia, ha sottolineato la necessità di un rafforzamento strutturale della resilienza infrastrutturale nazionale, alla luce dell’aumento esponenziale di eventi meteorologici estremi. Di fronte a fenomeni come allagamenti e precipitazioni intense, la risposta non può essere emergenziale, ma deve basarsi su una pianificazione anticipatoria, capace di integrare innovazione tecnologica, gestione predittiva e sostenibilità territoriale.
Snam ha posto l’accento su una doppia direttrice strategica: da un lato la continuità della sicurezza degli approvvigionamenti energetici, dall’altro il contributo alla decarbonizzazione. In questa cornice, l’azienda ha investito sulla diversificazione delle rotte di transito e sul rafforzamento delle interconnessioni infrastrutturali con la sponda sud del Mediterraneo, promuovendo lo sviluppo dell’idrogeno verde come vettore strategico per la transizione. Il riferimento al Piano Mattei indica una visione che integra sicurezza energetica e cooperazione regionale, ancorata a un pragmatismo di lungo periodo.
Diplomazia climatica e agenda condivisa
Il cambiamento climatico è oggi una questione eminentemente politica. Le strategie di transizione non possono prescindere dal benessere delle collettività e richiedono un approccio olistico. In questo quadro, la diplomazia climatica italiana si è evoluta in risposta a eventi globali come la pandemia e la guerra in Ucraina, facendo della sicurezza energetica un pilastro della politica estera.
L’Italia ha saputo reagire con rapidità, grazie alla propria posizione geografica strategica, alla flessibilità del sistema industriale e a una rete consolidata di relazioni internazionali. L’ambizione ora è chiara: diventare un hub energetico per il Mediterraneo, promuovendo un approccio pragmatico che tenga insieme competitività economica e obiettivi climatici.
In conclusione, il Quaderno di Med-Or rappresenta uno strumento prezioso per comprendere la complessità della crisi climatica e per orientare risposte condivise. Fondato sull’interazione tra istituzioni, ricerca e impresa — cifra distintiva dell’approccio promosso dalla Fondazione guidata da Marco Minniti — questo lavoro dimostra che solo strategie multilivello e orientate al futuro potranno garantire stabilità e sicurezza nel tempo che ci attende.