Nel 2025 il deficit commerciale della Germania con la Cina ha raggiunto la cifra record di 89 miliardi per cui qualcuno si sarebbe aspettato un altro atteggiamento da parte del cancelliere, anche alla luce della crisi della Mercedes che impatta sulla recessione. Le industrie tedesche sono preoccupate perché la Cina non sfida più solo le auto teutoniche, ma ora anche altri segmenti industriali che sono il pilastro del Paese (e dei tessuti industriali connessi di altri Paesi, come ad esempio l’Italia)
Anche Berlino ha tanta (troppa?) voglia di Pechino. Dopo la visita del primo ministro inglese Keir Starmer, è la volta del cancelliere tedesco Friedrich Merz volare da Xi Jinping accompagnato da 30 dirigenti e dirigenti aziendali, tra cui nove Ceo di società quotate al Dax. Il motivo è finanziario, dal momento che hanno urgente bisogno di sostegno politico, perché il mercato, un tempo in forte espansione, si sta trasformando progressivamente in un bacino sempre più problematico per le aziende tedesche. Nel mezzo il delicato dossier dell’automotive, che in Germania ha subito un duro colpo, come è noto, dall’avvento dell’elettrico, settore in cui la Cina detiene il monopolio di quei materiali critici essenziali per realizzare le batterie.
La visita, le promesse, il non-detto
Il cancelliere tedesco ha più volte ammesso di vedere una “grande opportunità” per gli esportatori industriali, mentre Xi Jinping ha chiesto una “cooperazione strategica rafforzata”. Merz è stato ricevuto con gli onori militari prima dei colloqui con il primo ministro Li Qiang e il presidente Xi Jinping e ha affermato che il crescente deficit commerciale della Germania con la Cina “non è salutare”. La replica di Xi si ritrova in un grande auspicio: spera di portare i legami tra Cina e Germania a “nuovi livelli”. Non è mancato un momento di confronto sulla guerra in Ucraina, nel quarto anniversario. Il cancelliere vorrebbe veicolare alla sua controparte cinese l’importanza di un cessate il fuoco anche se Xi si è limitato a replicare con un generico “la diplomazia è la chiave della questione”. Il nodo, evidentemente, è nei rapporti tra Cina e Russia.
Ma accanto a ciò spicca l’elemento industriale: Merz ha visitato il polo tecnologico cinese di Hangzhou, accompagnato da rappresentanti dei giganti Volkswagen, Bmw e Mercedes. Non un cenno al fatto che la Cina detiene una posizione di ultracontrollo sulle terre rare, gestendo circa due terzi della produzione globale e il 90% della capacità di raffinazione.
La crisi economica tedesca e i nuovi rischi
Facile il riferimento alla postura cinese che ha invaso il mercato europeo tramite beni a basso costo, con la conseguenza di un grave squilibrio commerciale. Sul punto va ricordato che nel 2025 il deficit commerciale della Germania con la Cina ha raggiunto la cifra record di 89 miliardi di euro e che la Cina, di fatto, è il principale concorrente della Germania alla voce meccanica, chimica e auto. Per cui qualcuno si sarebbe aspettato un altro atteggiamento da parte del cancelliere, anche alla luce dei numeri dello scorso anno che in Germania non sono stati clementi con un’economia sostanzialmente bloccata in recessione, con la crisi della Mercedes che impatta sulla recessione, colpendo in parallelo anche molti fornitori. Per questa ragione le industrie tedesche sono alquanto preoccupate perché la Cina non sfida più solo le auto teutoniche, ma ora anche altri segmenti industriali che sono il pilastro del paese (e dei tessuti industriali connessi di altri paesi, come ad esempio l’Italia).
Scenari
La Cina ha corteggiato i leader occidentali nel contesto delle tensioni commerciali di Trump e al momento sembra aver fatto una buona breccia in Francia, Regno Unito e Germania (mentre Rubio da Monaco ha chiesto di evitare le sponde con Pechino). Ma un dato su tutti racconta come è cambiato lo scenario in pochissimi anni: le esportazioni tedesche di veicoli verso la Cina sono crollate di due terzi dal 2022, secondo i dati dell’agenzia statistica europea Eurostat. Nel 2025 è stato toccato il livello più basso in un decennio, con le esportazioni di beni verso la Cina diminuite del 9,3%, attestandosi a 81,8 miliardi di euro. Una debacle.
















